Ecomamma

Bimbi, genitori e l'arte di crescere "eco"


“Niente pillola del giorno dopo”
Metà dei medici la rifiutano

Sulle 8mila che in tre anni si sono rivolte al servizio di “Vita di donna”, la metà non ha ottenuto la ricetta per il contraccettivo d’emergenza. Molti dicono “no” appellandosi alla clausola di coscienza senza fornire una soluzione alternativa a chi ne ha bisogno. Eppure per l’Oms è un farmaco che non dovrebbe avere restrizioni

da Repubblica Salute


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Insomma, non solo facciamo meno figli. Ma pare ne faremo sempre meno. Un po’ per scelta, con le solite giustificazioni, un po’ per ragioni ‘tecniche’. Perché come direbbero Totò e Peppino: in questi anni c’è stata una grande moria degli spermatozoi.


Ecco l’articolo su Repubblica.it

Dal congresso del Suni l’allarme per quella che viene definita un’emergenza nazionale nascosta: nelle coppie infertili, la causa è nell’uomo il 55% delle volte. Colpa dell’inquinamento, dello stress, di comportamenti sessuali a rischio e di patologie come il varicocele


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L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms (Iarc) ha classificato il 4-MEI, un sottoprodotto del colorante ‘caramello’ E150d, tra le 249 sostanze potenzialmente cancerogene per l’uomo, cioè nel cosiddetto gruppo 2B.

Lo studio è uscito su Lancet Oncology e ne trovate un’ampia sintesi su Repubblica Salute. Ovviamente, al primo posto nel rischio sono i bambini dato che il colorante in questione è usato in molte bibite e caramelle.


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Ieri sera Tom Clancy mi ha spaventato la bambina piccola. Non lui in persona, ovviamente, ma il video promozionale di ‘Splinter Cell Conviction’, il gioco della Ubi Soft di Tom Clancy che gira in pubblicità sui video di Youtube.

Non è la prima volta che succede: siamo li che guardiamo – inseme perché le nanette non navigano da sole – un cartone animato (Pocoyo, nel caso) e prima del video una pubblicità a volume quasi doppio rispetto a quello del cartone ci si spara nelle orecchie, mentre sul video, invece della faccia buffa di Pocoyo, Eli e Pato (lo guardiamo in spagnolo) appare gente digitalizzata che spara al buio sotto la pioggia in uno scenario da day after.

Ieri sera la bimba piccola ha pianto e io, cuore di papà, ho pensato che è ora di finirla con i pubblicitari che replicano anche in rete le stese porcate (tipo alzare il volume dello spot) che usano in tv. Nessuno vuole demonizzare la Pubblicità, sia chiaro, ma di fronte a certe furbate vecchie è necessario difendersi.

Ecco qui un modo semplice semplice per bloccare gli ‘spot’ prima dei video in streaming su internet.

Come eliminare la dai pubblicità video in tre passi:

1. Scaricare Firefox (Firefox è comunque un browser altamente consigliato per molti altri motivi)
2. Andare sulla pagina di Ad Block plus del sito di add-on di Firefox
3. Cliccare ‘add to firefox’ per installare Ad Block Plus, seguire le istruzioni e riavviare il browser

Questo add-on elimina tutta la pubblicità sia testuale che video dalla vostra navigazione e fa un sacco di atre cose. Inoltre è totalmente configurabile (lo potete, ad esempio disailitare su una singola pagina, oppure aggiungere ad-server che non ci dovessero essere). In molti anni di uso non mi ha mai tradito.

Come mai mi era apparso Tom Clancy? Perché stavo navigano con un altro browser e l’avevo dimenticato.
Qui sotto il canale di Pocoyo prima e dopo la cura.


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Una fabbrica in provincia di Padova applica un modello ‘rivoluzionario’ (ma ci sono Paesi dove questa ‘rivoluzione’ è ormai storia consolidata): l’azienda fissa le necessità produttive, gli operari, ogni due mesi, comunicano la loro disponibilità di orario e un software incrocia le esigenze, creando turni e dando fiato alla vita privata. Risultato? Tutti più felici e produttivi.

Luca Bettio, delle Rsu, racconta: “Ci abbiamo guadagnato tutti. Abbiamo abolito lo straordinario, strumento in mano ai capetti, e l’abbiamo sostituito con un premio per la flessibilità. Così ognuno può bilanciare la sua vita familiare con quella della fabbrica, e in tempi di asili che chiudono e di anziani da accudire non è poco”.

Le implicazioni per le neo e meno-neo mamme sono evidenti. Resta proprio da dire: ci voleva tanto? L’articolo su Repubblica.it


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