Una fabbrica in provincia di Padova applica un modello ‘rivoluzionario’ (ma ci sono Paesi dove questa ‘rivoluzione’ è ormai storia consolidata): l’azienda fissa le necessità produttive, gli operari, ogni due mesi, comunicano la loro disponibilità di orario e un software incrocia le esigenze, creando turni e dando fiato alla vita privata. Risultato? Tutti più felici e produttivi.
Luca Bettio, delle Rsu, racconta: “Ci abbiamo guadagnato tutti. Abbiamo abolito lo straordinario, strumento in mano ai capetti, e l’abbiamo sostituito con un premio per la flessibilità. Così ognuno può bilanciare la sua vita familiare con quella della fabbrica, e in tempi di asili che chiudono e di anziani da accudire non è poco”.
Le implicazioni per le neo e meno-neo mamme sono evidenti. Resta proprio da dire: ci voleva tanto? L’articolo su Repubblica.it
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April 22nd, 2010 at 12:20 pm
…da mesi sostengo colloqui per tornare al lavoro, a parte le facce quando dici di avere un bimbo, ad un datore di lavoro ho spiegato io cos’è il part-time verticale… io sto a 20 Km da Roma ma non penso in centro sia diverso, come al solito il nord fa un po’ invidia tra telelavoro e nidi aziendali. Ah a proposito Graziella, qui per il telelavoro devi avere pure il lusso dell’ ADSL: c’è chi viaggia ancora col modem 56K… speriamo di compiere altri piccoli passi presto!
April 14th, 2010 at 10:37 am
Hai proprio ragione, non ci vuole tanto per cambiare radicalmente l’approccio al mondo del lavoro.
Anche il telelavoro, che da noi sembra ancora una “roba strana”, in molti paesi è una realtà consolidata e vincente per entrambe le parti!.
Comunque, ogni piccolo passo ci avvicina ad un grande risultato…