Aee601d
Un altro degli aggeggi più di moda
negli ultimi anni è sotto accusa per essere probabile fonte di danni nei
confronti di chi si suppone dovrebbe proteggere: i bambini. Si tratta dei
trasmettitori che moltissimi genitori mettono di fianco al lettino del loro
bebé per sentire il loro pianto a distanza di parecchi metri. Anzi, l’ultima
generazione di questi trasmettitori è dotata anche di un piccolo monitor per
avere anche un costante contatto visivo con il piccolo. Un articolo uscito
qualche giorno fa sul quotidiano inglese The Indipendent avvisa dei possibili
rischi di questi trasmettitori. Le radiazioni emesse da questi apparecchietti
sono, infatti, simili a quelle utilizzate dai telefoni cordless che, insieme a
telefonini e Wi-fi sono tuttora nel mirino per quanto riguarda l’inquinamento
domestico da radiazioni. Il problema, per quanto riguarda i trasmettitori da
cameretta, è che, al contrario di telefonini e cordless, gli apparecchi vengono
messi a stretto contatto e per lunghi periodi di tempo di soggetti anche
piccolissimi, anche di pochi giorni. I bambini, a questo stadio, sono
particolarmente vulnerabili all’effetto delle radiazioni perché il loro sistema
neuronale è in pieno sviluppo e le radiazioni possono interferire anche
pesantemente con la corretta crescita e il differenziamento cellulare. Una
ricerca effettuata qualche tempo fa dall Health Protection Agency (la stessa
che lancia ora l’allarme sui baby-monitors) aveva dimostrato che un bimbo al di
sotto dell’anno d’età assorbiva una quantità di radiazioni emesse da un
telefono cellulare circa due volte superiore a quella di un adulto. Il
professor Henshaw dell’Università di Bristol fa notare che questo genere di
apparecchi sono stati messi in commercio senza particolari attenzioni o rilievi
sui loro possibili effetti collaterali. Si è calcolato che un monitor piazzato
nella cameretta di un bimbo lo esporra a una quantità di radiazioni a microonde
pulsanti superiore rispetto a quella che si avrebbe facendolo vivere
costantemente vicino a un telefono cellulare. Pare, inoltre, che sia piuttosto
elevato il numero di genitori che segnalano che i bambini non dormono bene e
piangono molto quando vengono utilizzati questi apparecchi. Per ora, il
suggerimento, per chi non potesse proprio fare a meno di utilizzare un monitor
di questo tipo è di non metterlo a una distanza inferiore di 3 metri, anche se
nelle istruzioni della maggior parte di questi aggeggi è specificato di non
metterli a una distanza superiore a 50-100 cm dal bambino per poter cogliere
bene i suoni provenienti dalla culla. Naturalmente, le aziende produttrici di
baby-monitors hanno già iniziato a far giungere le prime dichiarazioni in senso
opposto, sostenendo la totale infondatezza di queste preoccupazioni. A me viene
in mente un’altra soluzione, almeno per i sonni notturni dei bambini più
piccoli. Cosleeping. Quando piangono, si sentono subito :)