Per molti versi ho l’impressione che mia figlia sia precoce. E non posso dire che questo mi faccia totalmente piacere. A meno di otto mesi ha iniziato a dire mamma e papa, a nove fa discorsetti con un buon numero di sillabe, si alza in piedi, dà sempre l’impressione di comprendere quello che le si dice, è attentissima e sa fare un sacco di cose che altri bimbi della sua età non fanno ancora.
Per i nonni tutto questo è motivo di orgoglio e in molti non fanno che ripetermi quanto sia precoce la mia bambina. Può essere che lo sia davvero, può essere di no. In queste cose è difficile dare delle valutazioni su quali siano i tempi reali dello sviluppo di un bambino cosi piccolo. Ma a me, in ogni caso, questa insistenza sulle meraviglie della precocità dà molto fastidio.
Sono stata una bambina precoce. Anzi, in un certo senso, sono stata quello che si definisce un enfant-prodige. A tre anni sapevo leggere piuttosto bene e sapevo scrivere alcune parole. A cinque anni andavo a scuola e mi annoiavo parecchio.
Proprio per questo motivo ricordo e conosco bene la pressione che si genera attorno a un bambino che dimostra delle capacità anticipatamente rispetto ai tempi "normali". E’ inevitabile che chi gli sta attorno tenda ad attribuirgli un’età superiore e lo tratti di conseguenza, aspettandosi comportamenti "precoci" in tutto. IL fatto che io sapessi leggere non cambiava la realtà dei miei tre anni, eppure tutti si stupivano se facevo un capriccio per un giocattolo, se piangevo, o se non capivo un divieto, se mi pasticciavo o se facevo qualsiasi altra cosa tipica di una bambina di tre anni.
NOn voglio che questo succeda a mia figlia e mi sforzo in continuazione di ricordare a me stessa e a chi mi sta attorno che ha solo nove mesi.
Non c’è nessuna gloria nel dimostrare di essere capaci di fare qualcosa prima degli altri. E’ semplicemente un fatto naturale. C’è chi mette i denti a quattro mesi e chi dice mamma a otto. Un giorno, un bambino saprà fare i conti a memoria e un altro scriverà versi in rima o disegnerà bellissimi paesaggi.
La verità è che sappiamo poco di quello che c’è dentro ognuno di noi e dei tempi e dei modi in cui sviluppiamo le nostre capacità. Ma un bambino resta sempre un bambino, per quanto "precoce" o "intelligente" possa sembrare e non va caricato di aspettative e responsabilità solo perché ci piace vederlo crescere in fretta o perché ci sembra di poterlo capire meglio se è più simile a noi adulti.