Ecomamma

Bimbi, genitori e l'arte di crescere "eco"


Ieri sera Tom Clancy mi ha spaventato la bambina piccola. Non lui in persona, ovviamente, ma il video promozionale di ‘Splinter Cell Conviction’, il gioco della Ubi Soft di Tom Clancy che gira in pubblicità sui video di Youtube.

Non è la prima volta che succede: siamo li che guardiamo – inseme perché le nanette non navigano da sole – un cartone animato (Pocoyo, nel caso) e prima del video una pubblicità a volume quasi doppio rispetto a quello del cartone ci si spara nelle orecchie, mentre sul video, invece della faccia buffa di Pocoyo, Eli e Pato (lo guardiamo in spagnolo) appare gente digitalizzata che spara al buio sotto la pioggia in uno scenario da day after.

Ieri sera la bimba piccola ha pianto e io, cuore di papà, ho pensato che è ora di finirla con i pubblicitari che replicano anche in rete le stese porcate (tipo alzare il volume dello spot) che usano in tv. Nessuno vuole demonizzare la Pubblicità, sia chiaro, ma di fronte a certe furbate vecchie è necessario difendersi.

Ecco qui un modo semplice semplice per bloccare gli ‘spot’ prima dei video in streaming su internet.

Come eliminare la dai pubblicità video in tre passi:

1. Scaricare Firefox (Firefox è comunque un browser altamente consigliato per molti altri motivi)
2. Andare sulla pagina di Ad Block plus del sito di add-on di Firefox
3. Cliccare ‘add to firefox’ per installare Ad Block Plus, seguire le istruzioni e riavviare il browser

Questo add-on elimina tutta la pubblicità sia testuale che video dalla vostra navigazione e fa un sacco di atre cose. Inoltre è totalmente configurabile (lo potete, ad esempio disailitare su una singola pagina, oppure aggiungere ad-server che non ci dovessero essere). In molti anni di uso non mi ha mai tradito.

Come mai mi era apparso Tom Clancy? Perché stavo navigano con un altro browser e l’avevo dimenticato.
Qui sotto il canale di Pocoyo prima e dopo la cura.


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Un bel po’ di tempo fa avevo parlato della quasi impossibilità di reperire sul mercato bambolotti che non fossero alimentati con il biberon e non avessero almeno un ciuccetto in dotazione. Le bambole allattate al seno erano confinate nella nicchia della produzione “alternativa” o equo-solidale.
Dalla Spagna, in particolare dalla provincia di Alicante nota per la produzione di giocattoli, arriva la prima svolta in questo settore. Si chiama Bebé Gloton, che tradotto in italiano potrebbe essere qualcosa tipo “piccolo golosone”, ed è il primo bambolotto industriale, genere Ciccio Bello per intenderci, che si alimenta di latte materno.

La bambola viene venduta in kit con una specie di top-maglietta che la proprietaria del giocattolo dovrebbe indossare per alimentare il proprio bimbo. All’altezza del seno ci sono due fiorellini o due stelline che, quando la bocca del bambolotto si avvicina, innescano il meccanismo che fa muovere le labbra al bimbetto mimando la suzione. Quando il bebè è sazio, la bimba gli farà fare un ruttino dandogli qualche pacchettina sulla schiena. Ecco il video di presentazione in cui si vede il bambolotto in azione.
La bambola è una bella novità, ma non del tutto… Pur essendo allattato, infatti, il piccoletto arriva in commercio provvisto di succhiotto!! E vabbè a quanto pare il ciuccetto è ancora un optional irrinunciabile per vendere le bambole.
In Spagna il bebè gloton sarà in vendita a partire da ottobre. Non so se sarà disponibile anche in Italia, ma la Rete è grande e le sue possibilità non infinite… ma quasi.


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Ci sono delle notizie che non sembrano di per sé molto importanti, ma che per qualche motivo mi aprono uno squarcio su qualcosa che era rimasto come sopito da qualche parte, in attesa di una scintilla per poterne parlare. Questa è una di quelle.
Si parla di Sindrome di Tourette, disturbo neurologico dalle caratteristiche estremamente variabili e non sembre facili da codificare, ma che sembrano essere generate da alterazioni della trasmissione nervosa attraverso il circuito della Dopamina, un po’ come capita nel Parkinsons (ma in senso sintomatologicamente opposto) e in altri disturbi neurodegenerativi.
Uno dei sintomi più macroscopici della Tourette sono i tic motori, che possono variare in una scala enorme: da piccolissimi movimenti involontari, a una serie di tic che rendono quasi impossibile lo svolgimento di normali azioni quotidiane e la vita di relazione.
Alla sindrome di Tourette, però, è anche associata una forte componente creativa, tanto che si ritiene che molti geni artistici del passato e del presente fossero affetti da questo tipo di disturbo (per esempio Mozart).
Fino a qualche tempo fa si riteneva che la sindrome fosse piuttosto rara. Invece, e questa è la notizia che ha dato il la a questo post, sembra che sia molto più diffusa di quanto si ritenesse.
Negli Stati Uniti si arriva a stimare che da 3 a sei giovani su mille ne siano affetti, in misure diverse. Questo allargamento della stima di morbilità è ovviamente dovuto all’allargarsi della definizione di sindrome di Tourette da un quadro clinico estremamente serio a una variabilità molto maggiore, in cui sono inclusi sintomi non sempre di facile riconoscimento o di sicura attribuzione. Ma perché vale la pena di sottolineare questo dato? Innanzitutto perché la sindrome di Tourette si manifesta nella maggior parte dei casi in giovanissima età. La diagnosi viene spesso fatta su ragazzini di età compresa fra i 6 e i 14 anni. Si può solo immaginare che cosa possa significare per questi giovanissimi e per le loro famiglie avere a che fare con questo tipo di diagnosi. Il problema non è tanto la malattia in sé. I gradi di sintomatologia sono infatti talmente ampi che nella maggioranza dei casi non si tratta di problemi invalidanti. Ma parliamo comunque di ragazzini in età scolare, con esigenze particolari alle quali dubito che la scuola (e non solo quella italiana) sia preparata a far fronte. I bambini con sindrome di Tourette hanno un cervello vivace e veloce. Talmente veloce che funziona in maniera intuitiva, per associazioni rapidissime. Non è adatto all’apprendimento graduale e logico-associativo tipico dell’educazione scolastica tradizionale. E’ anche un cervello estremamente creativo. Talmente creativo da trovare in particolare nella musica, ma anche nelle arti figurative, non solamente importanti sfoghi dal potere terapeutico, ma vere e proprie espressioni di talenti geniali, di capacità fuori dal comune. Vi invito a guardare su Youtube il filmato relativo al rientro sulle scene di Nick van Bloss, talentuoso pianista britannico, affetto da una forma particolarmente feroce di sindrome di Tourette che sembra placarsi esclusivamente nel momento in cui il giovane mette le mani sulla tastiera del pianoforte.
Al momento non vi sono terapie specifiche risolutive per la sindrome di Tourette, anche se vi sono una serie di medicinali utilizzati per mitigare gli effetti collaterali del disordine della Dopamina, ossia i movimenti involontari e i tic nervosi.
Entrare nel mondo delle patologie nervose è, comunque, mettere piede in un territorio sconnesso e variegato, quasi totalmente ignorato dall’opinione pubblica, dalle strutture sociali e, in parte, anche dalla ricerca medicoscientifica. Ma se diamo ascolto a queste cifre ci rendiamo conto che non stiamo parlando di numeri trascurabili, non stiamo nel pure ingiustamente abbandonato settore delle “malattie rare”. Se ci limitiamo a pensare ai giovanissimi e mettiamo assieme il numero di ragazzini a cui viene diagnosticata una forma di autismo, la sindrome di Tourette o la sindrome da deficit dell’attenzione il numero sale vertiginosamente. E’ una grossa percentuale di figli, di studenti, di compagni di scuola che possiede un cervello che funziona in modo un po’ differente dalla massa. Che apprende in modo diverso, che si relaziona in modo diverso, che crea in modo diverso. Conoscere queste modalità, imparare che non si tratta di elementi pericolosi da emarginare e isolare, ma che potrebbero invece costituire un’occasione per ripensare la didattica in generale, la scuola, le strutture sociali destinate ai ragazzi, sarebbe un punto di partenza importantissimo non solo per i giovani che soffrono di questi disturbi, ma anche per tutti gli altri.
Ecco alcune risorse per conoscere un po’ meglio la sindrome di Tourette:
What is tourette syndrome?
Associazione sindrome di tourette
Tourette.it


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C’era una volta un corso preparto in un grande ospedale romano, il sant’Eugenio, uno di quegli ospedali dove la differenza tra malasanità ed eccellenza la fanno le persone.
Il corso preparto funzionava bene, funzionava da anni. E solo grazie all’impegno, allo sforzo costante e alla personalità della responsabile, la psicologa Maria Gabriella de Simone, che questo servizio lo aveva creato dal niente e crescendolo con passione e dedizione. Malgrado le difficoltà logistiche, malgrado le resistenze di buona parte del personale medico e non medico, malgrado tante cose, ogni mese, tantissime future mamme trovavano in quel corso un sostegno psicologico, un aiuto tecnico di alto livello, tante informazioni vere, consigli utili sul serio, e soprattutto un’attenzione umana e un gruppo che si prolungava negli incontri di sostegno al puerperio e in moltissimi casi diventava una vera e propria comunità di aiuto reciproco.
Da quei corsi preparto e da quegli incontri sono nate tante cose: tanti bambini, innanzitutto. Tanti interventi di sostegno all’allattamento al seno che, nella maggioranza dei casi, hanno risolto problemi piccoli e grandi. Sono nate condivisioni di momenti difficili, di depressioni e ansie che nel gruppo trovavano uno sfogo fondamentale, un alleggerimento a volte introvabile all’esterno. Sono nate iniziative dedicate ai padri, elementi spesso totalmente trascurati nella dinamica familiare che circonda gli eventi di gravidanza, parto e puerperio. Sono nate conferenze con ampio risalto, sono nati libri e anche iniziative di solidarietà con mamme di aree geografiche meno fortunate. Ed è nata anche la mia bambina.
E’ per questo che ancora di più mi fa male apprendere che da oggi quel servizio, quel gruppo, non esistono più. Tagliati, come una spesa superflua, dall’oggi al domani. Per la responsabile del servizio, anni di lavoro e di impegno cancellati con un irrispettoso e ingiustificato colpo di spugna. Per le mamme e le future mamme una perdita che colpisce profondamente proprio perché questo genere di servizi costituisce una preziosa eccezione nella sanità pubblica, proprio perché ci avevamo creduto veramente e ci eravamo illuse che un grande ospedale come il sant’Eugenio e una prestigiosa Università come Tor Vergata, potessero considerare quest’offerta come un plus-valore, un motivo di vanto e di prestigio e non un costo superfluo, se non addirittura un fastidioso fardello.
Stupisce questa decisione ancor di più se si pensa che non c’è occasione in cui non si parli della carenza di attività di prevenzione sanitaria nel nostro sistema ospedaliero. Stupisce quando, passeggiando nei corridoi dei reparti maternità si vedono i cartelloni che pubblicizzano le dieci regole per avviare correttamente l’allattamento e poco più in là una puericultrice infila un ciuccio in bocca a un bimbo di poche ore. Stupisce quando ci si accorge di quanto sia agognato dai reparti di maternita l’importante riconoscimento di "Ospedale amico del bambino", traguardo lontanissimo per troppi grandi ospedali pubblici soprattutto del centro e del sud.
Mi domando se qualcuno si sia posto il problema di quanto possa far risparmiare alla sanità pubblica un allattamento al seno correttamente avviato, una depressione post-partum riconosciuta sul nascere e correttamente sostenuta, un problema di reflusso gastroesofageo aiutato semplicemente fornendo i giusti consigli alle mamme invece che attraverso costose analisi ecografiche e visite dal gastroenterolgo. E l’elenco potrebbe allungarsi.
Per noi mamme del gruppo del Sant’Eugenio non c’è bisogno di fare conti per renderci conto che la chiusura di questo servizio è una grande perdita e che sentiamo la necessità di fare tutto il possibile perché questa decisione venga revocata e alla responsabile del servizio venga restituito al più presto il suo incarico assistenziale all’interno del reparto.
Per noi che abbiamo partorito lì i nostri bambini, per le mamme in attesa che si vedono cancellare un servizio per il quale hanno già pagato il ticket, per i papà che avevano trovato qualcuno che finalmente li ascoltava e dava loro uno spazio per scambiarsi pensieri ed emozioni, per i bambini che ancora non sono nati. 


Mi piacerebbe avere il tempo di scrivere due righe su questo argomento, ma tutto quello che riesco a fare è copiare e incollare la comunicazione diffusa dal Mami su un pronunciamento del Garante per l’editoria riguardo alla "vendita" dei dati di mamme e neonati a scopi commerciali.
Si tratta di un caso su sappiamo bene quanti, ma è già qualcosa e può servire a noi mamme e papà per la prossima volta che ci ritroveremo nella cassetta della posta qualche rivista o qualche busta omaggio di cose mai richieste…
<<Il Garante per la protezione dei dati personali ha vietato ad una casa editrice di proseguire la ‘schedatura’ di decine di migliaia di nominativi di neo mamme e neonati raccolti e utilizzati in modo illecito a fini di profilazione e marketing. “A renderlo noto – afferma Linda Grilli, responsabile dello sportello ‘SOS Mamma’ di Lega Consumatori Acli Toscana – è stato la stessa Authority che in una nota ha precisato i termini della vicenda.” Il provvedimento è scaturito in seguito alla segnalazione di una coppia di genitori che lamentava di aver ricevuto, senza consenso, riviste omaggio in occasione della nascita dei figli. Secondo le affermazioni del Garante la casa editrice in questione – specializzata in tematiche relative alla gravidanza e alla prima infanzia – avrebbe promosso i propri prodotti avvalendosi anche di referenti esterni, scelti tra medici e infermieri di strutture ospedaliere pubbliche o private che avevano il compito di distribuire coupon con i quali venivano raccolti una serie di dati (nome e cognome della mamma e del bambino, professione, data di nascita, numero di telefono ecc.). Per svolgere questo compito il personale ospedaliero era remunerato con regali di valore proporzionale al numero di nominativi raccolti.
“Si tratta – prosegue Linda Grilli – dell’ennesimo vergognoso esempio di quanto la nostra associazione va denunciando da anni: in Italia si spendono cifre da capogiro e si ricorre ad ogni mezzo per convincere i genitori all’acquisto. Del resto entrare nei data-base delle aziende che producono prodotti per l’infanzia è semplicissimo: basta che la futura mamma sottoscriva la fidelity card di un negozio specializzato in puericultura o si abboni ad una rivista per future mamme, e si mette in moto un meccanismo pubblicitario perverso, fatto di invii di opuscoli, guide all’acquisto, campioni omaggio e quant’altro. Un meccanismo che, naturalmente, si intensifica ulteriormente dopo la nascita del bambino e che ha un solo obiettivo: quello di vendere il più possibile, anche se l’oggetto in fondo non serve o è superfluo.”
“Il problema – prosegue Linda Grilli – è che spesso questi prodotti sono inutili, se non addirittura dannosi per la salute di mamme e bambini. Un esempio su tutti sono i prodotti sostitutivi del latte materno: a cosa serve inviare pubblicità e buoni sconto di latte in polvere se la mamma sta allattando al seno? Oppure recapitare campioni omaggio di omogeneizzati etichettati a partire dal 4° mese, quando l’OMS raccomanda di allattare al seno i neonati, in modo esclusivo, almeno fino al sesto mese compiuto? Inoltre, basta guardare le pagine di queste riviste o sfogliare gli opuscoli inviati alla mamme – pieni zeppi di biberon e aggeggi per l’alimentazione artificiale del bambino – per accorgersi che l’importanza dell’allattamento materno è espressa solo a parole: nei fatti i produttori di alimenti per l’infanzia cercano solo di ritagliarsi nuove fette di mercato.”
Eppure gli strumenti per combattere il fenomeno esistono. Da tempo le associazioni di tutela dei consumatori ribadiscono la necessità e l’urgenza di far attuare pienamente il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno OMS/Unicef, adottato nel 1981, allo scopo di proteggere la salute dell’infanzia, sanzionando la scorretta commercializzazione ed ogni forma di promozione dei sostituti del latte materno. L’Italia – e le stesse ditte produttrici – hanno sottoscritto il Codice fin dal 1981, benché l’attuale normativa italiana è in molte sue parti più debole del Codice Internazionale e delle successive Risoluzioni. “Ci appelliamo – conclude Linda Grilli – al Ministro Livia Turco Turco: siamo certi della sua sensibilità riguardo al problema e confidiamo che possa al più presto colmare questa lacuna.”>>


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