Ci sono dei temi di cui non mi piace parlare. Non perché non siano importanti, anzi, piuttosto perché li ritengo troppo complessi, troppo pieni di implicazioni, troppo aperti ad equivoci, per essere ridotti allo spazio di un post. Uno di questi temi è l’aborto.
Decido di parlarne perché in questi giorni è di nuovo “esplosa” (termine caro ai miei ex colleghi giornalisti) la polemica anche grazie al documento redatto dai direttori delle cliniche ostetriche e ginecologiche delle università di Roma sulla rianimazione dei feti estremamente prematuri.
Tralasciando la questione aborto si/aborto no che non voglio assolutamente affrontare in questa sede, mi concentro sul documento. Leggendolo mi sono posta alcune questioni che, tra l’altro, ultimamente mi è capitato spesso di pormi per tutt’altri motivi.
Mi sembra più che ovvio che un medico punti alla salvaguardia della vita, qualsiasi vita. Mi sembra anche legittimo che un medico possa decidere quando e se praticare un aborto che, comunque la si veda, non è esattamente un’ode alla vita. Ancora. Mi sembra totalmente corretto da parte della chiesa e dei cattolici praticanti rifiutare l’aborto, sia come pazienti sia come medici. Lo trovo compatibile con una coerenza di pensiero e azione che sinceramente valuto positiva. Ma allora mi pongo un altro ordine di questioni. Invece di mettere l’accento sulla necessità di rianimare un feto strappato al ventre materno pochi istanti prima (cosa che peraltro la legge già prevede nei casi in cui il medico valuti buone le possibilità di sopravvivenza) non sarebbe meglio che gli stessi medici si facessero portatori di una cultura della maternità e di un’informazione sana e completa prima che la madre decida di sottoporsi ad un aborto in gravidanza avanzata?
Mi spiego meglio. Vorrei conoscere qual è, per quegli stessi ginecologi, il numero di pazienti che ogni anno si sottopongono, per esempio, all’amniocentesi. Probabilmente altissimo. Probabilmente non diverso da quello di tutti gli altri medici che non hanno firmato nessuna presa di posizione simile. Sono quelle pazienti tutte assolutamente informate su che cosa significa sottoporsi a quel tipo di diagnosi prenatale? Sono tutte assolutamente preparate ad affrontare un qualche tipo di diagnosi infausta? Mi permetto di dubitare perché a tutte le donne che conosco è stata proposta l’amniocentesi come normale esame di routine, senza che nessuno si sia mai preso la briga di informarle esattamente sui rischi reali dell’esame in quanto tale (il tasso di abortività è sempre piuttosto elevato e non conosco centro o laboratorio che abbia fornito alla donna le proprie statistiche) e di prepararle all’eventualità di una diagnosi non felice.
Ancora. Quegli stessi medici potrebbero forse impegnarsi ad aumentare il livello di informazione delle donne e degli uomini di questo paese su quali sono i difetti diagnosticabili prima della nascita realmente incompatibili con la vita e quali, invece, non siano poi così imponenti. Potrebbero forse impegnarsi per diffondere maggiori informazioni riguardanti la sindrome di Down che, parliamoci chiaro, è il vero e forse unico spettro con cui le futuri madri di oggi fanno i conti (tutte le altre anomalie rilevabili con l’amniocentesi sono più rare e meno conosciute) ed è anche una sindrome su cui c’è un’informazione poco aggiornata, poco approfondita, poca, insomma.
Invece di diffondere l’orrore raccontando di feti strappati all’utero materno, in grado di respirare e di sopravvivere (ma in quali condizioni?) anche contro il parere della madre che ha appena deciso non senza traumi di interrompere la gestazione… non si potrebbe cercare di diffondere una cultura che permetta anche di accettare che un bambino non nasca perfetto?
Qualche settimana fa, a lezione, una genetista ci mostrava delle immagini di feti abortiti per illustrarci le varie anomalie dovute a difetti genetici e si lasciò sfuggire un commento che in qualche modo mi turbò profondamente. Disse che il numero di bambini con la sindrome di Down nati in Italia si stava riducendo – “grazie al cielo” – proprio grazie alla diffusione della diagnosi prenatale. Quel grazie al cielo mi fece venire un po’ i brividi, soprattutto se corredato dalle immagini che mi scorrevano davanti. In nessun modo intendo negare che ogni coppia di genitori abbia il diritto di valutare se si sente o meno in grado di crescere un bambino con qualche tipo di malattia congenita. Ma siamo proprio sicuri che sia impossibile ridurre il livello di terrore che questo tipo di prospettiva genera? Mi permetto di dubitare. Forse se i medici cattolici, se i pazienti cattolici, se tutti quelli che inneggiano alla vita ad ogni costo si impegnassero a rendere questa società un posto migliore anche per le persone che hanno meno capacità o che hanno dei difetti fin dalla nascita, il numero degli aborti in gravidanza avanzata diminuirebbe da sé. Senza proclami terroristici, senza nuove criminalizzazioni, senza troppe polemiche a mio parere totalmente sterili.
April 17th, 2009 at 8:44 pm
L’argomento cade a fagiolo.
Di recente mi sono successi due episodi che mi hanno fatto molto riflettere in merito.
PRIMO: dei conoscenti dei miei genitori hanno avuto un bimbo Down. Loro lo sapevano anche prima del parto, aveva fatto i vari esami di diagnosi prenatale (genitori verso i 40 anni). Parlandone con i miei, mio papà era molto stupito del fatto che, nonostante i genitori sapessero della malattia, non avessero scelto l’aborto.
Io ho detto: “Beh, cosa c’è di strano? Noi non li abbiamo nemmeno fatti gli esami di diagnosi prenatale!”… mio papà è rimasto SCONVOLTO! “Come???? Perchè non li avete fatti????” E io tranquilla gli ho detto che, sano o malato, avremmo voluto lo stesso nostro figlio. Mio papà è rimasto in silenzio e non sapeva cosa dire. Gli ho indicato mio figlio che dormiva, il suo adorato nipotino, e gli ho detto: “Perchè, se fosse malato gli vorresti meno bene?”. Silenzio.
SECONDO: un’altra conoscente tempo fa era incinta (ora ha partorito, tutto bene) e in gravidanza si era presa il Citomegalovirus. Ovviamente ha passato mesi di angoscia perchè non era possibile sapere se il feto ne avesse risentito o meno. Non so questa conoscente come la pensasse in merito all’aborto o meno, comunque incontrai sua madre che mi espresse tutta la preoccupazione della famiglia…”I medici hanno detto che c’è il 50% di probabilità che il feto riporti dei danni… 50%… come si fa a decidere se abortire o meno con una percentuale simile? Rischierebbe così di ammazzare il suo bambino!”
In pratica, un feto sano aveva lo status di figlio, di essere umano, e quindi in caso di aborto sarebbe stato “omicidio”. Se fosse stato malato allora no, non sarebbe stato “omicido”.
Non voglio discutere se sia giusto o meno abortire in caso di problemi al feto. Penso che la scelta sia comunque dolorosissima e straziante. Mi permetto solo di dissentire sull’appellativo “aborto terapeutico”. Mi sembra ridicolo.
Concordo pienamente con Ecomamma sulla disinformazione, sulla leggerezza con cui si prescrivono e si fanno le diagnosi prenatali senza pensare alle conseguenze. Anche alle conseguenze di falsi positivi (è successo a un amico, non hanno abortito e hanno fatto tutta la gravidanza in angoscia. Il bimbo sta benssimo).
Non so come sia di preciso la procedura per accedere al cosiddetto aborto terapeutico, ma se non erro per abortire – ad esempio – un feto affetto da sindrome di Down si certifica che la madre avrebbe un “grave danno psichico” conseguente a questa nascita. Ma va? Ti nasce un figlio malato e pensano che una madre sia il ritratto della felicità? Mi chiedo (ma temo già la risposta) se le famiglie vengano adeguatamente informate sull’effettiva portata delle malattie, se gli venga offerto aiuto e sostegno. Mio marito ha lavorato in un’associazione di assistenza a disabili quindi abbiamo presente tutti i problemi grandi e piccoli che bisogna affrontare: di certo questi problemi di vita quotidiana fanno paura, e se tutti (noi, lo stato, la chiesa e chi vi pare) facessimo in modo di accogliere nella società anche chi non è sano e bello, forse questi problemi farebbero meno paura.
A proposito, mi fa inorridire il fatto che una rivista di puericultura si chiami “Bimbi sani e belli”. E chi ha un bimbo malato, che fa?
April 13th, 2009 at 6:17 pm
Concordo pienamente sul fatto che ancora una volta si discuta di poca informazione! Perchè ahimè, è vero. E’ colpa di chi la dovrebbe dare, che spesso nicchia o comunque elargisce info molto incomplete e scarne…ma forse anche di chi dovrebbe ricerverla che dovrebbe pretenderla invece che piegarsi a queste situazioni “poco chiare”. E continuo a sostenere che solo con una buona informazione sui fatti e le possibilità una persona possa essere in grado di decidere ! E questo tipo di decisioni sono talmente delicate e comunque molto difficili che ritengo ingiusto metterle in discussione entrando nel pensiero personale di una donna e di un uomo. Sia in un senso che nell’altro. E comunque non solo le amniocentesi sono motivo di aborto …anche le morfologiche!E dunque l’argomento è molto complesso…
April 12th, 2009 at 7:58 pm
mi aveva quasi “prescritto” l’esame.
Non sono cattolica e comunque non ho nulla contro chi prende una diversa decisione perché ognuno sa cosa sia pronto ad affrontare o meno, ma mi domando perché imperversi questo pensiero unico sul tema, quasi fosse scontato che si tratti di una patologia insostenibile. Su uno dei siti in cui mi sono informata la sindorme di down veniva descirtta come un elenco di ritardi fisico e mentali con la chiosa “gli individui affetti da tale sindrome necessitano di assistenza continua in ogni campo e per tutta la vita”. Chi conosce la sindrome sa quanto sia falso.
Quando ho detto al ginecologo che non l’avrei fatta ha avuto una reazione molto perplessa.
April 12th, 2009 at 7:52 pm
La penso esattamente come te. Sono incinta, alla 11 settimana, e alla prima visita il ginecologo mi ha detto che siccome ho 32 anni prima di ricorrere all’amniocentesi mi consigliava la traslucenza nucale, del tutto priva di rischi. Io non gli avevo chiesto nulla e comunque io e il mio compagno avevamo già deciso che non avremmo fatto l’amniocentesi perché troppo rischiosa. Ma in fin dei conti non l’avremmo fatta anche perché nessuno dei due avrebbe il coraggio di decidere di interrompere la gravidanza in caso di diagnosi di sindrome di down. Allora abbiamo cominciato ad informarci PER CONTO NOSTRO di cosa sia nello specifico questo tipo di diagnosi prenatale, dell’aspettativa di vita e di qualità della vita per la sindrome di down. La stessa notte ho incrociato per caso un servizio delle Iene su dei ragazzi down (uno dei ragazzi, intervistato, disse “non è una malattia…. è ‘na razza, come essere cinesi!”), e un blog di due genitori di una bambina con sindrome di down. Mi sono commossa, anche al ricordo del mio compagno di scuola affetto da sindrome di down e che ricordo vivere un’infanzia felice come la nostra, della delicatezza e della normalità con cui le nostre insegnanti avevano trattato la situazione. Allora ho capito che io quella diagnosi non la volevo, e mi è venuto da riflettere sulla facilità con cui il ginecologo
March 1st, 2008 at 1:06 pm
Desiderare la vita solo perchè si pensa sia meglio della morte o della non vita è un atto irresponsabile. Spesso scegliere l’aborto perchè mancano i presupposti per garantire ad un bambino un’esistenza degna (per limiti suoi o dei suoi genitori) è invece un atto molto responsabile. Far nascere una persona (pechè di questo si tratta) è spesso più un atto di egoismo che di bontà e buon senso. Basta pensare a tutte le donne che dicono: “Ho voglia di un figlio!” e lo fanno pensando ad un benessere personale. Mi chiedo quante donne si domandino cosa significhi davvero dare la vita valutando cosa possa comportare la nascita non per loro in quanto madri ma per i figli in quanto esseri umani! E’ la mia opinione. Ognuno ha la sua. Ciò che proprio non deve mancare e non si deve nemmeno mettere in dubbio è che le donne possano SCEGLIERE di abortire o meno!!
March 1st, 2008 at 12:43 am
Ecomamma,
era un pezzetto che non venivo a leggerti. Pur essendo contraria all’aborto personalmente, anch’io tendo (magari non sempre ci riesco) a non entrare in questo tipo di temi sul mio blog, perche’ gia’ e’ difficile parlare a quattrocchi di cose cosi’, figuriamoci mettere qualcosa nero su bianco che va al di la’ della propria esperienza personale..
Sono molto grata per il tuo post. Sei stata molto brava a indirizzare l’attenzione sulla disinformazione di base. E sul fatto che certe cose vengano prese per oro colato. Tipo la questione dell’amniocentesi e il minimizzare i relativi rischi che secondo me superano di gran lunga i vantaggi.
E poi la sindrome Down. Non dimentichero’ mai una conversazione con una mia vicina di casa, mamma di una mia amica che a quel tempo era alla prima gravidanza. Un’altra vicina che aveva piu’ o meno la nostra eta’ (sui venticinque anni) aveva avuto una bambina con la sindrome Down un paio di anni prima. Una delle piu’ belle bambine che io abbia mai visto. Di una dolcezza infinita. E la mamma dell’altra amica che mi diceva che la figlia aveva fatto l’amniocentesi perche’ non voleva certo avere una figlia “come quella dell’Annalisa”, o “in quel modo li’”. Ho provato una rabbia e uno stupore che non riesco a descrivere. E mi rendo conto di quanto si sia creato “il mostro” di ogni deviazione dal “normale” e non riusciamo piu’ a gestire la vita come ci e’ data in sorte. Vale piu’ la mia comodita’ che saper crescere tramite la differenza e/o la difficolta’.
Non so se ha molto senso quello che ho scritto.. l’ho fatto di getto e non era mia intenzione dilungarmi cosi’. Volevo solo ringraziarti per un post assolutamente ben fatto.
Grazie.
February 22nd, 2008 at 12:35 pm
Io ho fatto villocentesi, a 35 anni compiuti, all’11° settimana di gravidanza e l’ho scelta proprio in previsione di un risultato infausto. Perché un’isterosuzione è cosa ben diversa da un parto abortivo e perché un feto di 11/12 settimane non è uguale a un feto di 20 settimane e oltre.
L’ho fatta da un professionista che mi ha illustrato, dati alla mano, il rischio abortivo che correvo.
Chi le informa le donne se non le altre donne? E i medici di cui si fidano?
February 19th, 2008 at 6:46 am
Molti anni fa stavo in un pronto soccorso al policlinico e arrivo un agiovane ragazza, malata di mente che viveva per strada. i medici dissero che veniva spesso per abortire. beh, come si faceva a farle nascere un figlio ? Una doppia violenza. Poi molto spesso ho letto che l’aborto viene usato come metodo contraccettivo. anche questo è assurdo. però, proprio perchè non c’è una corretta informazione e assistenza se si ha un figlio disabile, le donne hanno il diritto di decidere di non portare avanti una gravidanza. in fondo, anche nelle tribù, hanno sempre escogitato dei metodi per abortire. Sulla prevenzione sono molto d’accordo. sempre. anche in un recente articolo ho cercato di evidenziarla in ambito scolastico e sanitario. ma occorre valorizzarla, saper rendicontare la convenienza perchè amministratori e politici sposano i progetti che danno visibilità. allora bisogna saper comunicare la prevenzione.
February 13th, 2008 at 4:33 pm
Bel post, con il coraggio di andare controcorrente. Spero che non ti dispiaccia se l’ho citato nel mio blog. Ciao
February 12th, 2008 at 9:56 am
un bellissimo post, delicato e illuminante.
sono argomenti difficilissimi, è vero, difficile anche pensare al da farsi (io per esempio ho rifiutato di fare il tri test, e il ginecologo mi ha detto che stavo nascondendo la testa sotto la sabbia…)
solo una cosa, credo che sull’aborto gli uomini non si debbano esprimere.
una donna ha il diritto di scegliere l’aborto, e gli uomini che dicono “io sono contrariO all’aborto” mi fanno orrore.
February 8th, 2008 at 12:59 pm
Anch’io ho scritto un post su questo argomento, che mi tocca da vicino siccome ho trentacinque anni e sono incinta alla 25a settimana. Gli interrogativi che poni me li sono posti quindi anch’io, sulla mia pelle e su quella di mio figlio. Ho fatto la traslucenza nucale. Era buona e quindi ho scelto di non fare la villocentesi, già prenotata, a quel punto troppo rischiosa per l’elevato tasso di abortività su cui sono stata correttamente informata. Ho aspettato il risultato dell’ultrascreen per disdire l’amniocentesi precoce (17 settimane), a cui avevo diritto “di routine” avendo più di trentacinque anni, non senza una certa meraviglia da parte del personale medico. Ho aspettato la morfologica, che è andata bene, per scongiurare un’amiocentesi tardiva (22 settimane), appena in tempo per decidere un eventuale aborto tardivo.
Un aborto che avrei fatto perché, a modo mio, certo, amo il figlio che ho in grembo. Ho accettato il rischio che nasca con un’anomalia genetica o con qualche altro tipo di problema contro tutte le statistiche, ma non sarei stata in grado di accettare di metterlo consapevolmente al mondo con un problema che ritengo incompatibile con una vita dignitosa se “grazie al cielo” lo avessi saputo in tempo.
Ecco le tappe della mia piccola odissea:
http://momatwork.splinder.com/post/14520415/Dubbi%2C+incertezze...
http://momatwork.splinder.com/post/14620181/Nulla+di+fatto
http://momatwork.splinder.com/post/14738875/Una+notizia+buona+ed+una+catti
http://momatwork.splinder.com/post/15057268/Altro+giro%2C+altra+corsa
http://momatwork.splinder.com/post/15072716/Domande+%28senza+risposta%29
http://momatwork.splinder.com/post/15829249/Ma+quando+comincia+la+vita%3F
February 7th, 2008 at 1:14 pm
Io ho fatto la traslucenza nucale e il risultato mi sarebbe arrivato ad una settimana di distanza dal test. Se non fosse andato bene mi avevano proposto l’amniocentesi. La traslucenza é di rito qui in Danimarca se la madre ha compiuto i 35 anni, ed era il mio caso. Quella settimana di attesa é stata strana, piena di ansia, di paura perché credo che nessuno possa in ogni caso sentirsi pronto alla nascita di un figlio con handicap. Ma se succede la si affronta. La translucenza non é l’amniocentesi, quindi fino alla nascita di mia figlia ho avuto il dubbio che il risultato del test non fosse corretto.
Invece é stato corretto, mia figlia é sana.
Ora tutti mi chiedono quando faró un altro bambino. Anche se mi piacerebbe, non lo faró. Prima di tutto perché mia figlia é ancora piccola (15 mesi) e ha bisogno di molte attenzione. Secondo perché nel momento in cui riterrei mia figlia relativamente “grande”, sarei troppo vecchia. Nel senso che sarei oltre i 40 e crescere un bambino richiede molte energie. Ma sto andando fuori tema.
Per esperienza personale, posso dire di essere favorevole alla possibilitá di poter scegliere di abortire (io purtroppo l’ho scelto circa 13 anni fa).
Riguardo alla rianimazione di feti, sono contenta che si possa effettuare perché ho una nipotina che é nata prematura (non per scelta di aborto ma per complicazioni di gravidanza), era lunga 34 cm e pesava 714 grammi. Ora ha un anno e sta benissimo, per fortuna.
Ma concordo con te riguardo al fatto che ci vuole piú informazione e che ci vogliono piú strutture per chi ha figli con problemi.
February 7th, 2008 at 12:40 am
che tema difficile, ma lo presenti davvero in maniera intelligente e “illuminata”. Quando ho fatto la “translucenza nucale” ho avuto veramente poco tempo per chiedermi perché la stessi facendo (non è rischiosa – o almeno così si dice per le ecografice in generale / ma sarà vero? – la mia amica mi diceva ” così poi stai più tranquilla…”) e altrettanto pochissimo tempo per pensare come avrei preso i risultati se non conformi alle mie aspettative.
Alla fine è andata come speravo, ma mi chiedo cosa avrei fatto e come mi sarei sentita nel caso non fosse andata così. Grazie al tuo post in futuro (prima o poi cercherò un altro bimbo) avrò una spinta in più per ragionare fino in fondo scelte “diagnostiche” così impegnative.
grazie ecomamma!
February 5th, 2008 at 1:45 pm
Io sono contrario all’aborto, per quanto ritengo sia una possibilità he le donne debbano avere. Detto questo, ripeto, preferirei che la signora mi lasciasse il figlio, dispstissimo a non includerla mai più nella mia vita…
February 5th, 2008 at 10:26 am
… …. … secondo me bisogna partire ancora prima. Bisogna che sia chiaro, chiarissimo che quando si ha un figlio e i genitori superano una certa età, i rischi di malattie genetiche AUMENTANO. Secondo me sarebbe bene che tutti fossero consci di questa cosa … Se per varie ragioni (carriera in primis, spesso) vuoi rimandare il momento in cui diventerai genitore, devi sapere che così facendo aumenti il rischio di problemi. E devi fare una scelta consapevole.
Ho 36 anni e vorrei un altro figlio. Il medico mi ha detto “signora, sa che sono tenuto a consigliarle l’amniocentesi, quando sarà il momento”.
Sì lo so. Ma a monte so che per via della mia età ho un rischio aumentato. Lo accetto? no .. allora faccio a meno di fare un figlio. Prendo un cane, adotto un bambino, mi dedico al volontariato. Lo accetto? sì … allora accetto il rischio e – ora come ora – penso che non faremo neanche l’amniocentesi.
Sono comunque argomenti molto difficili su cui è difficile e sbagliato dare consigli … l’importante è che ciascuno ci pensi con la propria testa e anche con il cuore e si comporti di conseguenza.
February 4th, 2008 at 9:16 pm
Sei raramente illuminante. Lo dico davvero. Un abbraccio!