A volte ci parliamo addosso. Noi mamme, intendo. Ci parliamo addosso e ci dimentichiamo che ci sono anche i papà. Non siamo abituate a pensare che forse anche loro vorrebbero parlarsi un po’ addosso e lamentarsi e magari sfogarsi con i loro "simili". Se questo succede, si scoprono cose interessanti. "Dalla parte dei papà", infatti, è il titolo del convegno/incontro a cui ho partecipato ieri in un’aula dell’ospedale romano sant’Eugenio. In platea c’erano una quarantina di padri di bimbi di ogni età (o non ancora nati) le cui mogli/compagne seguono o hanno seguito i corsi pre-parto e sostegno al puerperio che si svolgono da diversi anni in quella struttura, sovrintesi dalla psicologa Maria Gabriella De Simone.
L’incontro, per la prima parte, era riservato ai padri e la mia presenza era dovuta a motivi di organizzazione e di sostegno dell’evento. Vedere tutti quegli uomini insieme e sentirli discutere tra loro degli argomenti che fanno parte del glossario più tradizionalmente femminile mi ha fatto un certo effetto. Ancora di più mi hanno impressionata alcuni punti che ora elenco in modo un po’ sbrigativo e disordinato e che penso mi serviranno come spunto per approfondimenti futuri.
1- il rancore
Durante la prima parte i padri sono stati stimolati a parlare del ruolo della madre, della sua figura di "ape regina" un po’ tiranna un po’ vittima, secondo lo stereotipo della maternità mediterranea vecchio stampo. E’ stato come stappare una pentola a pressione. Almeno quattro o cinque padri hanno lasciato uscire sfoghi di autentico rancore nei confronti delle loro compagne, accusandole di essere accentratrici e tiranne nel ruolo materno e di non lasciare alcuno spazio alla figura paterna, salvo poi lamentarsi della sua assenza.
2- la delega
a strascico di questa discussione, si sono espressi quelli che hanno definito il rapporto sulla base di una "delega" del padre alla madre a causa dello sbilanciamento nella quantità di tempo trascorsa con i figli. "devo lavorare, quindi delego a lei". NOn tutti mostravano di vivere questa "delega" con un senso di fiducia.
3- il "problema figli"
durante una buona oretta di discussione aperta e di confronto a tratti acceso, nessuno ha mai messo in discussione l’idea di fondo che i figli costituiscono comunque un problema a volte addirittura un motivo di allontanamento della coppia.
4- i felici e gli infelici
uno dei padri presenti, anzi un futuro padre visto che la moglie deve partorire nelle prossime settimane, si è già definito "futuro infelice padre": direi un inizio promettente.
A questo punto, hanno iniziato a parlare anche uomini fino a quel momento silenziosi e il dibattito ha preso una piega un po’ meno "pesante". ERano i padri felici, quelli che hanno inserito nel discorso anche parole d’amore, di emozione nei confronti dei bambini e di complice comprensione e condivisione con le compagne. Meno male, ho tirato un sospiro di sollievo.
5- i nonni
Deleteri, tragici, drammatici, invadenti. Sono questi gli aggettivi più carini con cui sono stati etichettati i nostri genitori, salvo qualche rara eccezione, guarda caso riportata dai "felici". Anche qui c’è di che aprire una riflessione.
6- forti e decisi o sensibili e dubbiosi?
tutti concordi nel riconoscere una certa difficoltà nel capire che cosa ci si aspetta da loro. Grandi discussioni su cosa noi (femmine) vogliamo: un compagno deciso e un po’ autoritario, uno che si defila al momento opportuno, uno che coccola o uno che si fa coccolare. Alla fine sembravano tutti d’accordo nel sentirsi vittime di modelli stereotipati a cui difficilmente si riesce ad aderire.
7- gravidanza, parto, allattamento: il terzo incomodo.
quaranta voci unite a far capire che desiderano essere partecipi a tutte e tre queste fasi. meno chiaro per molti di loro in che modo questa partecipazione possa trovare espressione.
nota: a questo punto, al dibattito sono state ammesse anche le donne. NOn si è arrivati allo scontro che temevo, ma anche qui la serata ha riservato delle sorprese, prima fra tutte le voci di chi proprio non ne vuole sapere di ammettere che avere un uomo accanto che partecipa e condivide fasi come la gravidanza o la nascita di un figlio può essere utile, eccome.
8- le paure
i padri hanno paura. a volte anche più di noi. e quindi, come noi e più di noi, sono soggetti alle influenze esterne quando si tratta di prendere decisioni che riguardano i figli. La differenza è che fanno più fatica ad ammetterlo e che, spesso, si sentono comunque in secondo piano quando si tratta, ad esempio, di scelte che riguardano l’alimentazione, il sonno, la risposta alle esigenze primarie del bambino.
9- sesso e affini
poco. troppo poco. tutti d’accordo. dal momento in cui si ha in mano la diagnosi della gravidanza in poi, gli uomini denunciano un graduale abbandono delle attività sessuali. quando gli si chiede che cosa fanno per aiutare la loro compagna a riscoprire il contatto fisico e a superare le paure e i pudori che la gravidanza e il puerperio spesso comportano le risposte sono vaghe e insoddisfacenti…
10- parlare fa bene
alla fine, buffet e scambio di battute. facce sorridenti e anche un po’ sorprese. Sono tutti contenti di essersi incontrati e confrontatati. E questo è probabilmente il dato più positivo dell’incontro. Esserci stati è già un passo decisivo.
March 26th, 2011 at 3:16 am
Dalla parte dei papa.. He-he-he
May 11th, 2006 at 4:00 pm
la premessa è:
il legame mamma bambino è qualcosa di incredibilmente bello che a noi uomini e solo dato percepire, premesso questo l’amore che provo per mio figlio è straordianrio non ha limiti nel tempo e nello spazio, quindi penso di essere un discreto papà che si accontenta dell’amore che ricevo dal mio piccolo diavoletto (attila) …
May 11th, 2006 at 2:14 pm
interessante questa visione “da talpa”…interessante la predominanza tra i padri del rancore…il rancore è un sentimento che cresce all’ombra, di nascosto, dietro una facciata…ma di cosa hanno paura questi uomini? perchè non si esprimono con le loro compagne? o forse non conviene loro? DOpo anni passati con una figlia e un tale rancoroso (che per questo suo sentimento di offesa, di non chiara provenienza, si sentiva in dovere di combinarmene di tutti i colori, oltre che lasciarmi da sola a portare a casa l’unico stipendio e non fare assolutamente nulla in casa-lui leggeva il giornale e si lamentava per la sua condizione di disoccupato, tutto il giorno), io credo che ci sia molto da lavorare nell’educazione delle nuove generazioni di uomini…per fare loro capire che, se vogliono, valgono come le donne e possono partecipare da pari in tutti gli aspetti della costruzione di una famiglia (tranne che per gli aspetti più ovvimanete “biologici”), ma che questo costa certo molta fatica e impegno, non è gratis…e che se devono passare il tempo a provare rancore per le loro compagne, anzichè rigrnaziare la loro buona stella di averne una e di avere dei figli, allora, restino single e vadano piuttosto ad un bel corso di cucina…conviene a tutti!!!
saluti
May 11th, 2006 at 2:00 pm
ho 43 anni e sono papà di Alessandro da due anni e mezzo. Alessandro è il mio primo (forse unico?) figlio e con la mia moglie abbiamo deciso di averlo in modo consapevole e convinto. La mia esperienza fino ad ora è assolutamente splendida, nonstante le difficoltà legate al lavoro, molto pressante, mio e di mia moglie. Tuttavia, io credo che non serva molto per far andare bene le cose: un po’ di buon senso e le voglia di condividere.
Ecco, io credo che alla base debba esserci continuamente la voglia di “costruire” giorno per giorno, di impegnarsi a dialogare, a confrontrarsi, a discutere. Io ho una gran paura di una vita in cui si diano “per scontate” tante cose: a costo di passare per “rompiballe” preferisco capire, condividere, in una parola “stare insieme”.
Se nonn si parte con questo approccio, tutto il resto diventa difficle.
May 11th, 2006 at 1:16 pm
A Roberto e a tutti quelli che la pensano così: guarda che ci sono anche casi opposti, di madri (come me) che se la devono vedere tutta da sole, i cui padri erano assenti prima e dopo la separazione e il divorzio…
Giusto per mettere le cose in una prospettiva più realistica
May 11th, 2006 at 12:43 pm
è dura!
http://trafficantedecannelloni.blogspot.com/
May 11th, 2006 at 12:17 pm
un modo di discutere dei figli molto interessante, fissando l’attenzione su punti di vista spesso tralasciati, in parte, anche per scelta maschile
May 11th, 2006 at 11:52 am
E che dire quando, in caso di separazione, la maggior parte dei padri viene estromessa dalla vita dei figli?
Roberto
May 11th, 2006 at 11:36 am
Credo che i padri oggi siano più presenti nella vita dei figli e nell’organizzazione quotidiana, forse perchè quelli della generazione passata non lo erano e la mancanza di dialogo all’intrerno della famiglia è pesanto troppo e non vogliamo che questo si ripeta. I nostri padri non avevano alcun ruolo se non quello del lavoro e quindi di mantenere la famiglia. Col fatto che le donne oggi hanno un peso economico nella nostra società le cose sono diverse. Entrambi i genitori lavorano quindi tutto è cambiato rispetto agli anni passati; di conseguenza anche il ruolo del padre (fortunatamente) ma questo anche perchè siamo per prime noi donne a renderli partecipi.
May 11th, 2006 at 11:29 am
Beh, modestamente penso di cavarmela abbastanza bene come papi.
E poi quando sento il mio bimbo che chiama “papi’, papi’” e mi corre incontro quando torno a casa, e’ troppo bello, queste si’ che so’ soddisfazioni.
May 11th, 2006 at 10:35 am
Una delle princpali difficolta’ sta nel dimostrare ad una mamma (che per definizione e’ iper-protettiva, intransigente, meticolosa ed ancor piu’ metodica per tutto quanto riguarda i figli) di essere alla sua altezza nell’accudire i bambini. Se non si riesce in questo, l’esclusione e’ automatica, quasi naturale.
Per fortuna non tutte le mamme/mogli sono cosi’. Sono padre di 3 bei maschietti e, fra me e mia moglie le differenze in tal senso sono quasi inesistenti, c’e’ solo una approssimativa divisione dei compiti per esigenze lavorative, quindi di banale organizzazione della vita quotidiana.
Piu’ impegno per tutti!!!! Ciao
May 11th, 2006 at 10:24 am
Interessante l’argomento, se avessi saputo avrei partecipato. Anche io sento spesso la necessità di confrontarmi con altri padri, ma spesso è difficile in quanto nei normali contesti è difficile che un padre entri in confidenza con un altro e dica le proprie impressioni, gioie, paure, critiche. Da parte mia da padre da poco separato e con 2 bimbe di 6 ed 1 anno posso solo dire che la nuova vita ‘indipendente’ ha fatto in modo che venisse alla luce una nuova dimensione di padre, che mi piace e piace alle mie bimbe molto di più. Mi ritrovo nei due giorni la settimana ed i week-end alternati, a gestire le due piccole donne, con molta gioia ed anche molta fatica. Sono felice della mia nuova dimensione, mi chiedo solo se è indispensabile separarsi per viverla. Ho le mie colpe, ma quante ne ha la mia ex-moglie…..forse molte di più. Ciao
May 11th, 2006 at 10:08 am
Beati quelli che i figli li possono avere, e confrontarsi con questi “problemi”…..