Il pianto del bambino è sempre uno dei temi principali di discussione quando si tratta di educazione "alternativa" o di attachment parenting. Il presupposto da cui si parte, in questi casi, è infatti piuttosto semplice eppure terribilmente controverso. Se il bambino piange è per un motivo preciso e non semplicemente per "dar fastidio" o per mettere alla prova il suo potere nei confronti dei genitori o altre amenità di questo genere.
Da ciò discendono un paio di altri principi guida altrettanto semplici e altrettanto controversi: 1. il pianto è un messaggio che deve essere interpretato  2. al pianto deve corrispondere sempre una risposta adeguata che tenti di rimuoverne la causa che può non essere di natura prettamente materiale (fame, cacca, febbre..) ma anche di natura affettiva (coccole, senso di solitudine, voglia di contatto fisico).
Vi sembra banale? Tutt’altro. Lasciamo perdere l’ormai consumata discussione tra assertori e detrattori dei vari para-metodi Estivill (faccio fatica anche a definirlo metodo…). L’idea che il pianto di un neonato o di un bimbo molto piccolo possa in realtà anche essere una sorta di "capriccio" senza altro fondamento se non quello di irritare i genitori ricompare periodicamente anche dove non te l’aspetteresti.
Prendiamo ad esempio Debra Holtzman "nota a livello internazionale come esperta di salute e sicurezza infantile e autrice pluripremiata". Il suo best-seller si chiama (e vabbè, il titolo è un programma) The Safe Baby: A Do-it-yourself Guide to Home Safety – Il bimbo sicuro: guida fai da te alla sicurezza domestica.
La Holtzman parte bene e avvisa i genitori che il pianto del bambino va considerato un messaggio che qualcosa non va e non un mero capriccio. Fin qui tutto ok. Poi ci dice che, una volta accertato che il bimbillo non piange perché ha fame, ha il pannolino sporco, sta male,  allora è il momento di applicare dieci regole d’oro. Non le cito tutte, perché sono un po’ noiosette e anche parecchio inutili, però alcune meritano una riflessione.
Regola numero 1: fare un giro in macchina o intorno all’isolato con il passeggino (e se sono le tre del mattino?)
2. Accendere l’aspirapolvere (vedi sopra)
5: stringere il bimbo tra le braccia e canticchiare dolcemente (ci volevano quattro regole prima di pensare di prendere in braccio il piangente).
7. Dargli un ciuccio (e vabbè se dopo sette regole ancora piange allora mettiamogli un tappo… attenzione stiamo per cedere…)
10. Ultima spiaggia: arrendersi (questo lo dico io non la Holtzman) ovvero mettere il bambino nella sua culla e lasciare la stanza. Entrare ogni dieci minuti per assicurarsi che il pupo stia bene.
Certo, se non si è soffocato piangendo, probabilmente dopo un po’ vostro figlio si stuferà di gridare, oppure perderà la voce, o gli mancherà il fiato… comunque smetterà di piangere.
Grazie Debra, ci mancavi…