Feto_national_geog_2colChe la gravidanza sia diventata oggetto di attenzioni e cure spesso eccessive o quantomeno paragonabili a quelle rivolte a uno stato patologico è cosa di cui si è parlato e straparlato. Che molte di queste “attenzioni” e “cure” siano inutili o addirittura dannose è una questione di cui si discute da tempo sia in ambito medico sia psicologico e sociale (basta pensare a quanto costa una gravidanza ipermedicalizzata).
Tra tutti gli interventi diagnostici proposti nel corso della gestazione, quello più inflazionato è senza dubbio l’ecografia. Affascinante per madri e padri, poter gettare uno sguardo all’interno del sacco amniotico e fare diretta conoscenza con il nascituro, vederlo nel suo ambiente intrauterino, spiare le sue abitudini, i suoi movimenti. Utile per i medici, per le diagnosi precoci di diverse malformazioni, difetti di crescita, problemi di placenta e liquido amniotico. Se ne fanno tante, alcuni ne fanno tantissime, una al mese, a volte di più. E poi, la moda di aggiungere alle normali ecografie quelle in tre dimensioni, con tanto di videocassetta o dvd da portarsi a casa e riguardare con i nonni, anche quando quest’esame non è richiesto per motivi medici, ma solo per souvenir…
tanto non fa male…
E questo non è affatto scontato. L’ecografia non è un giocattolo per futuri genitori, non è un buco della serratura in cui buttare l’occhio di tanto in tanto per vedere che succede là dentro. E’ un esame clinico, è un’ondata di ultrasuoni orientata verso un esserino in formazione, i cui equilibri sono, soprattutto nei primi mesi, delicatissimi e molto influenzabili da tantissimi fattori.
E’ vero che tra tutti i sistemi diagnostici disponibili, quello ecografico è senza dubbio quello meno invasivo, assolutamente non doloroso per chi vi si sottopone, piuttoso economico e facilmente realizzabile anche in un semplice ambulatorio. Tutte cose vere se il paziente da visionare è un rene, un fegato, o un qualsiasi organo interno di un organismo adulto e perfettamente formato. Ma vale lo stesso principio per un centimetro e mezzo di celluline pluripotenti in migrazione, pronte a trasformarsi in tanti tessuti diversi a seconda della posizione che raggiungono, delle interazioni che formano con le celluline vicine?
La domanda se la sono posti in tanti e la semplice esistenza di un dubbio aveva portato molti medici e studiosi ad invitare alla cautela nel sottoporre le madri a un numero di ecografie non giustificato da situazioni patologiche o da sospetti fondati.
Adesso la risposta è arrivata e l’invito è diventato un’aperta raccomandazione. Le ecografie in gravidanza non sono affatto innocue. Sono pur sempre ultrasuoni che interagiscono e interferiscono con lo sviluppo dell’embrione e del feto. In particolare nel primo trimestre, le onde soniche possono influenzare la corretta migrazione delle cellule delle creste neurali e creare problemi allo sviluppo del sistema nervoso centrale e periferico. E non solo, ancora non è perfettamente noto quali siano le influenze degli ultrasuoni sull’organismo in formazione, ma è evidente che lo strumento ecografico non è uno specchio infallibile sulla salute del nascituro. I margini di errore sono piuttosto ampi e possono portare ad interpretazioni pesanti e a scelte infondate (pensiamo al caso dei genitori di Firenze che decisero di interrompere la gestazione di un feto perfettamente sano). Tre ecografie nel corso di una gravidanza fisiologica sono sufficienti a fornire un giusto controllo diagnostico al medico e un certo grado di sicurezza. Una nel primo trimestre, una cosiddetta morfologica per eseguire le misurazioni dello sviluppo fetale e una a gravidanza avanzata per valutare la funzionalità della placenta e la quantità di liquido amniotico. Se tutto va bene e non c’è motivo di preoccupazione non ci sarà bisogno di altri esami ecografici.
Ora le indicazioni ci sono e sono chiarissime. Adesso bisognerà vedere con quali tempi e modi i medici e i ginecologi italiani vi si adegueranno e se saranno in grado di far capire ai futuri genitori che avranno tutto il tempo e le opportunità di guardare negli occhi il loro bambino una volta che questo avrà felicemente abbandonato il suo guscio intrauterino.