fosse nasali, anatomiaNel momento in cui l’uso pediatrico di farmaci contro la tosse, i sintomi dell’influenza e del raffreddore viene assolutamente scoraggiato, qualcuno si preoccupa di offrire delle alternative. Dopo il miele contro la tosse, ecco l’acqua di mare contro il raffreddore!
Ancora una volta, un rimedio antico e casalingo viene rispolverato, messo sotto esame e, in questo caso, promosso.
Lo studio è stato pubblicato il primo gennaio scorso su Archives of Otolaryngology
e riportato anche dal New York Times (nella sezione Salute, consultabile gratuitamente dopo registrazione).
In breve: gruppo di 400 bambini tra i 6 e i 10 anni con sintomi di riniti, infiammazioni delle alte vie respiratorie, influenza. A un gruppo (289) viene somministrato tre volte al giorno un lavaggio nasale con acqua dell’Oceano Atlantico, trattata in modo da eliminarne eventuali tracce batteriche, ma senza alterare la composizione salina-minerale.
Agli altri bimbi vengono somministrati i più comuni medicinali contro la tosse e il raffreddore. Il test si è sviluppato nell’arco di tre mesi, seguendo il decorso patologico di tutti i bambini.
Risultato: i bambini trattati con soluzione salina isotonica (acqua di mare) dimostrano nell’arco del tempo una percentuale significativamente più bassa di recidive, di ricorso a farmaci per raffreddore e tosse, di febbre, di assenze scolastiche. Pur non volendo essere uno studio definitivo, per metodologia e campione, questo primo risultato è spiegato in termini scientifici: l’acqua pulisce le cavità nasali, primo territorio di aggressione da parte degli agenti patogeni respiratori, il sale e i minerali contenuti nella soluzione contribuiscono ad aiutare la mucosa a riformare le proprie barriere naturali, aiutando al mantenimento della salute delle alte vie respiratorie.
Semplice, efficace, innocuo.
Va detto che lo studio è stato finanziato da una società che produce soluzione salina, quindi non è certo una ricerca imparziale, ma è vero anche che un lavaggio nasale con soluzione isotonica non può certo causare danni a un bambino, come, invece, è ormai certo fanno i farmaci normalmente utilizzati in questi casi.
Ancora una volta… a male minore… minore rimedio. Inutile bombardare un bimbetto di lidocaina o potenti schifezze antiinfluenzali quando con un po’ d’acqua si ottiene più o meno lo stesso risultato.
Se poi il raffreddore torna… pazienza.
Come si fanno questi lavaggi nasali? Non è difficile. Esistono in commercio diversi aggeggi che permettono di lavare le cavità nasali. Sono sostanzialmente tutti derivati o versioni aggiornate delle antiche Neti Pot (teiere nasali) usate nei lavaggi eseguiti nelle pratiche yoga o ayurvediche. Ovviamente è anche possibile usare metodi molto più casalinghi e rudimentali come: aspirare l’acqua dal palmo della mano con una narice, tenendo l’altra chiusa, oppure utilizzare una siringa (senza ago!) per insufflare la soluzione in una narice . Tenendo la testa inclinata, la soluzione fluirà naturalmente attraverso l’apertura superiore delle cavità nasali e uscirà dalla narice opposta.
Alla fine, ci si soffia il naso. Certo, far fare tutto questo a un bambino potrebbe non essere facilissimo, ma sulla Rete ho trovato un sacco di testimonianze di persone che dicono che usando una Neti pot anche i bambini (magari non proprio quelli piccolissimi) imparano a farsi i lavaggi da soli e li trovano perfino gradevoli.
Non so. Proverò con mia figlia, che è il genere di bimbetta che solo sotto pesantissime minacce accetta di farsi mettere due misere goccine nelle narici e con smorfie inenarrabili di dolore…