Nelle scuole romane si “sperimenta”. Il dibattito tra i genitori è di quelli che infiammano. Tema: il menu etnico che ben una volta al mese sbarca sulle tavole dei pargoli della capitale.
Roba da rivoluzione culturale! Si parla di cose allucinanti: curcuma e zenzero! riso del Bangladesh! tortino di patate dalla Romania!
E adesso, viste le proporzioni assunte dalla questione, il governo capitolino ha deciso di rinviare a data da destinarsi il secondo rivoluzionario appuntamento gastronomico: proprio il pranzo romeno, con tutte le polemiche che possono essere generate dall’infelice concomitanza coi recenti fatti di cronaca.
A me, sinceramente, viene un po’ da ridere e un po’ da piangere.
Mi fa ridere che le mamme e i papà possano assumere espressioni sgomente di fronte alla parola curcuma o cumino. Mi viene da piangere a pensare che per loro sia davvero una cosa seria.
A dire la verità una delle cose che continua a lasciarmi molto perplessa del sistema scolastico è proprio la mensa.
Se andate a scorrere i menu vi accorgerete che sono di una noia mortale!
Gira e rigira i cibi sono quattro o cinque. Onnipresente pasta, la frittata con qualcosa, la carne di tacchino o vitello, e il merluzzo come pesce. Il tutto proposto nelle versioni più banali che la fantasia culinaria possa immaginare e con una scansione ripetitiva come quella di una catena di montaggio.
Capisco l’esigenza di accontentare i palati più difficili del mondo, capisco il dover andare incontro ai gusti di genitori diversissimi tra loro, capisco anche che ci sia bisogno di pianificazione e di “certezze”, ma che una volta al mese si possa concedere una variazione sul tema mi sembra non solo un’iniziativa lodevole, ma assolutamente necessaria!
A parte il discorso di etnico o mica etnico (che cosa si possa definire etnico mi sembra oggi di difficile comprensione), ma un po’ di educazione al gusto credo sia da considerarsi una materia obbligatoria, tanto più in un paese come il nostro in cui i sapori potrebbero essere infiniti, sia per disponibilità di materie prime, sia per differenziazione di tradizioni culinarie sia, infine, per la situazione economico-sociale che ci consente ampi spazi di manovra anche in cucina.
Inoltre, un paio di considerazioni. Chi ha deciso che ai bambini i sapori “saporiti” non possano essere graditi? Le spezie, per esempio, tanto poco considerate dalla cucina di tutti i giorni di casa nostra, possono diventare un jolly per esaltare i sapori senza dover ricorrere a troppo sale, per modificarli e adattarli al gusto, per solleticare le papille anche dei più piccoli.
Non dico di proporre fagioli al chili alle scuole materne (anche se mi chiedo se i bambini messicani li trovino interessanti), ma un pizzico di cumino non ha mai fatto male a nessuno! Il peggio che possa succedere è che un bambino salti un pranzo. Un pranzo in tutto un mese. Non sarà mica una tragedia. A cena mangerà spaghetti e fettina.
Il meglio che può succedere è che il palato e la mente dei pulcini italici inizino ad apprezzare anche la diversità, la novità, l’ignoto. Che inizino a scoprire l’infinita varietà delle sensazioni, dei colori, del tatto, degli odori e perché no del gusto.
Il meglio che può succedere è che inizino a diventare più curiosi e meno fifoni, anche in tema di alimentazione. E che magari diventino loro stessi uno stimolo per far conoscere anche ai grandi più restii le tante possibilità del sapore.
E basta con questa str.. che la cucina italiana è la migliore del mondo! In Italia si può mangiare benissimo o malissimo, come in tanti altri posti al mondo. Ma come si fa a dire cosa è meglio se non si hanno paragoni?
Speriamo che il Comune rivaluti la decisione di sospendere l’”esperimento” e che sulle mense scolastiche la varietà e la fantasia inizino a prendere il sopravvento sull’ottusaggine e la noia della certezza.
February 1st, 2008 at 7:48 pm
[...] di cumino non ha mai fatto male a nessuno!”, dice questa Ecomamma, in un post che condivido pienamente. Per i bambini credo possa far bene un piatto etnico che [...]
December 8th, 2007 at 10:40 am
Mia nipote va in prima elementare pubblica in una città di provincia del Nord e l’altro giorno è arrivata a casa tutta entusiasta dicendo che stava per partire in mensa il programma di cibi di tutto il mondo.
Ogni settimana un cibo da un paese diverso! Mi è sembrata un’idea meravigliosa e MOLTO avanti per una scuola italiana pubblica! E poi mi ha fatto sorridere dicendo che il primo cibo sarebbe stato quello americano: l’hamburger!!! Speriamo che i prossimi siano un po’ più “etnici”. Ma in generale l’idea mi sembra eccellente, Chiederò a mia cognata se qualche mamma “conservatrice” si è opposta!
November 20th, 2007 at 5:05 pm
Ne parlavo ieri con mia mamma, dopo aver sperimentato un pure’ di rapa svedese mi sono ripromessa di ricordarmi la ricetta per quando avro’ bimbi da svezzare perche’ pur nella semplicita’ e’ molto buono e saporito.
Lei ovviamente ha tirato fuori il discorso”svezzamento all’italiana: patata, carota, zucchina”. Ma in Irlanda, credetemi, lo svezzamento non e’ carota-patata-zuccina. Anzi, e’ uno svezzamento interessante con tante verdure, frutta, legumi, cereali di vario tipo, finger food. Okey le allergie, okey le intolleranze, okey non introdurre tutto insieme ma a me pare che questi bambini stiano mediamente meglio dei nostri e che siano molto meno frignoni in fatto di cibo (tralasciando quelli cibati a patatine e cioccolata).
A casa nostra il chili con carne, il cous cous con tanto cumino, lo zenzero, il pollo all’indiana con tanto curry, le tortillas, le zuppe di cipolle e in generale le ricette di altre nazionalita’ piacciono molto e fanno parte del menu’ settimanale esattamente come le piu’ conosciute ricette italiane. Sia il mio compagno che io abbiamo avuto la fortuna di genitori curiosi in fatto di gusto che ci hanno sempre fatto mangiare quel che c’era, soprattutto all’estero. Dove altri genitori chiedevano la fettina di prosciutto o il riso bollito noi abbiamo assaggiato goulash, soupe d’oignon, gazpacho e compagnia.
E forse questo ci ha aiutati ad essere un tantino piu’ aperti nei confronti delle culture diverse dalla nostra.
Ma poi… che cosa c’entra il rom con il romeno? E’ come dire il mafioso con l’italiano e francamente, abitando all’estero la cosa mi ha gia’ abbastanza stancata.
November 20th, 2007 at 8:32 am
dimenticavo! io sono di napoli e non credo che esperimenti del genere siano neanche lontanamente previsti nelle scuole partenopee! quindi giubilo all’idea che almeno a roma si inizi a parlare di menù “etnici”! però poi mi accorgo che a distanta di poche centinaia di chilometri io sto vivendo nel “medioevo”!peccato!
alina
November 20th, 2007 at 8:27 am
Beh!concordo pienamente con te! io fin dall’allattamento e poi nello svezzamento mi sono sempre sentita libera di mangiare e far mangiare tutto al piccolo vlad! d’altra parte non credo che un bambino indiano svezzato con crema di lenticchie sia diverso dai nostri bambini: è solo uan questione culturale! e quindi nei viaggi (e ogni tanto anche in casa) si assaggia tutto e ci si adegua alla cucina del posto!!
ma sulla questione mense ci sarebbe tanto da dire! anche sulla scelta dei prodotti e sulla qualità, figuriamoci la VARIETA’!
alina
November 16th, 2007 at 12:52 pm
Wow, che innovazione!
Noi abbiamo seguito uno svezzamento per assaggi, spaziando geograficamente dalla Grecia alla Slovacchia. Solo su una cosa non sono molto d’accordo: la cucina italiana non sarà la migliore al mondo (per me sono state delle graditissime soprprese la cucina belga, quella peruana e quella islandese… in quest’ultimo caso, però, ero spesata!), ma è più varia di altre e con una generosa strizzata d’occhio alla dieta mediterranea. Non solo spaghetti e fettina, insomma.
November 16th, 2007 at 9:45 am
mio marito sta sperimentando con me tutta una serie di sapori che gli erano sconosciuti…e dire che è siciliano, è lì i sapori certamente non mancano. Quello che gli è mancato (e che mancherà anche ai suoi piccoli nipoti) è l’educazione ai sapori nuovi perchè nella sua famiglia ai bambini non si fa assaggiare nulla che non sia insipido, ed il gusto devono formarselo da grandi. Però non tutti sono curiosi e golosi, quindi non tutti arrivano poi a mangiare il peperoncino di soverato o il tortino di sarde. Una delle prime volte che siamo usciti insieme l’ho trascinato in una rosticceria egiziana e gli ho imposto il kebab…da allora almeno una volta al mese si banchetta a kebab, falafel e hummus!
Elisabetta
November 14th, 2007 at 1:39 pm
Mi sembrerebbe doveroso che nelle scuole sia dato anche un minimo di educazione alimentare… imparare ad assaporare gusti diversi, imparare a mangiare un pò di tutto… dato che le mamme spesso viziano i figli.
Ed ora, per esempio, mi ritrovo con un marito che “i ceci no, gli spinaci no, i piselli no, i peperoni no, le melanzane no, il cavolo no, i broccoli no”…. non è colpa dell’educazione al gusto che non ha avuto?
November 14th, 2007 at 10:39 am
mia nipote quando aveva poco più di due anni volle a tutti i costi assaggiare la pasta e fagioli che mia sorella aveva preparato per sé e il marito, con tanto di peperoncino… le piacque un sacco, e da quel momento ha sempre voluto assaggiare tutto (e le piace molto la cucina del mio compagno, pugliese doc, che non lesina certo aglio, cipolla, peperoncino e spezie varie!)