ObesidadL’Inghilterra alle prese con l’obesità infantile si sta ponendo una delle domande che prima o poi tutti gli stati industrializzati si troveranno a dover affrontare. Un bambino gravemente obeso è un vittima della negligenza dei genitori?
La risposta non è ovvia, ovviamente (ops).
Se è vero che nell’obesità in generale le cause possono essere molteplici e dall’intreccio complesso è pur vero che l’aumento vertiginoso del problema dell’eccesso di peso al di sotto della pubertà è diventato un fenomeno allarmante ed essenzialmente collegato al peggioramento delle abitudini alimentari. In Inghilterra il problema ha raggiunto livelli paragonabili forse solo a quelli di Stati Uniti e
Giappone se un bambino di nove anni arriva a pesare novanta chili e gli unici che sembrano preoccuparsene sono gli insegnanti. Il caso ha sollevato un certo scalpore, tanto che si è arrivati a chiedersi se fosse il caso di chiedere l’affidamento del ragazzino alle strutture sociali e l’allontanamento dalla famiglia, colpevole di negligenza grave nei suoi confronti.
Forse non si arriverà a tanto, ma sicuramente ai genitori verrà imposto dal giudice di assumere un diverso comportamento nei confronti del figlio.
Lo trovo assolutamente corretto. Se qualcuno si accorgesse che un bambino è gravemente denutrito non avrebbe dubbi a ricorrere alle autorità per salvarlo da una situazione pericolosissima ed evidentemente causata da una mancata attenzione primaria: l’alimentazione. Ma se un bambino di pochi anni viene imbottito di ogni sorta di schifezze, magari parcheggiato per ore davanti allo schermo di un televisore, e questo causa un aumento sconsiderato del suo peso, allora siamo di fronte a un fatto simile: mancata attenzione nei confronti di un bisogno primario, una corretta alimentazione.
Senza arrivare a questi estremi, guardiamoci attorno.
Siamo invasi da un esercito di dodicenni con la pancetta e i rotolini di grasso che debordano dal pantalone a vita bassa. E’ diventato difficile vedere un’adolescente che non abbia ampi carichi di cellulite sulle cosce. Siamo circondati da bimbi di quattro, cinque anni che fanno merenda con patatine al formaggio e due minuti dopo hanno in mano un gelato al cioccolato e panna o che pasteggiano a pasta e coca cola. Sulla spiaggia vedo ogni giorno ragazzini che trascorrono la giornata al mare letteralmente spiaggiati sulla sdraio con in mano una mini playstation e di fianco una qualche merendina impacchettata.
Nove volte su dieci, per un bambino obeso o semplicemente sovrappeso ci sono due genitori altrettanto "in carne" che non riescono nemmeno a considerare in maniera obiettiva il peso del proprio pargolo. Poi permane il fattore culturale, per cui un bambino grassoccio è un bambino carino e un bambino magro è malaticcio e "poverino". E infine, è facile. E’ infinitamente più facile alimentare un ragazzino con cibi pronti, precotti; è infinitamente più facile non dirgli mai di no, comprargli quello che vede nelle pubblicità televisive, non imporgli di sostituire con un frutto un pacchetto di patatine, non accompagnarlo a fare qualche tipo di attività sportiva un paio di volte alla settimana.
Se non è negligenza questa, poco ci manca. Un bambino sovrappeso o obeso è un individuo su cui è stata messa una grave ipoteca sulla salute. E’ un individuo che potrà più facilmente ammalarsi di qualche malattia cardiovascolare, che potrà più facilmente avere problemi di sviluppo scheletrico, per non parlare delle difficoltà psicologiche, di relazione… che altro dire?
Novanta chili a nove anni è un crimine nei confronti dell’infanzia. Forse l’Inghilterra comincerà a fare una riflessione sulle proprie abitudini alimentari (anche se dovrebbe riflettere bene sui propri metodi educativi in generale…) e l’Italia? Per ora va in spiaggia a imbottirsi di schifezze e ad esibire il proprio grasso sul lungomare… poi si vedrà.