Ecomamma

La questione delle polveri sottili è drammaticamente attuale nella maggior parte delle nostre città. Si parla tantissimo in questi giorni di bambini milanesi con i polmoni di accaniti fumatori, di livelli mai raggiunti di asma e allergie e amenità di questo genere. Se ne parla in tutti i modi, a volte se ne straparla pure. Un dato costante e abbastanza ovvio è che ad essere più colpiti dal tasso di inquinamento ambientale delle città sono i bambini. Uno dei motivi (a parte il fatto che hanno il vizio di respirare) è quello che la maggior parte del tempo che trascorrono all’aperto lo passano con le narici e la bocca a livello tubo di scappamento. Se camminano, perché sono bassetti (e qui c’è poco da fare), ma se non camminano è perché stanno seduti su passeggini progettati da un branco di pazzi assassini.
Si sa che a me il passeggino di per sé non è mai piaciuto (vedi qui), ma posto che prima o poi te ne ritrovi sempre uno tra i piedi e che, comunque, la maggior parte delle mamme lo ritiene ormai indispensabile, vorrei porre una questione.
Il passeggino è ormai diventato oggetto di design e di progettazione almeno tanto quanto le automobili o le biciclette. Ce ne sono miliardi di tipi, alcuni piuttosto economici (che raramente vedo in giro) altri che costano cifre assurde. Alcuni vengono prodotti da note case automobilistiche (Mac Laren, Jeep…) altri sono firmati da artisti-designer superfashion (Starck) altri ancora sono oggetti di culto nelle capitali del cool (Boogaboo). Tutti, indifferentemente, vantano grandi sforzi di progettazione: super ruote, adatti ad accompagnare lo jogging di papà e mamma, ammortizzati, con i freni a disco (giuro esistono), con chiusure di ogni tipo (one-touch), ultraleggeri, ultramaneggevoli, strutture al titanio, stoffe impermeabili ecc. ecc. ecc.
In tutto questo SOLO UNO è progettato con l’idea di non mettere il bambino all’altezza del tubo di scarico delle auto. Non ci vuole mica una scienza!!! Basta farlo più alto! E’ il passeggino della Stokke, ditta di design norvegese che produce tutta una serie di cose davvero interessanti. Interessanti e carissime. IL passeggino è tra i più costosi in assoluto (i nuovi modelli si aggirano in Italia intorno agli 800 euro) anche se non il più costoso.
Mi sorge spontanea una domanda: perché anche tutti gli altri produttori di passeggini non hanno pensato a realizzare un modello più alto? Perché le mamme e i papà che vivono in città non hanno mai pensato di unirsi per fare questa domanda tutti insieme? Magari in commercio si troverebbero più passeggini alti e il prezzo sarebbe più accessibile.
Resta il fatto che passeggiando per il centro di Milano, o di Roma, raramente ho visto bambini seduti in aggeggi che costassero meno di quattro/cinquecento euri… forse i loro polmoni varrebbero uno sforzo ulteriore da parte di chi potrebbe permetterselo. E in ogni caso, insisto, l’alternativa c’è: mettersi il bimbo in spalla, o sulla pancia, e annodargli intorno una semplice fascia di stoffa (costo: a seconda della stoffa scelta, per chi fa da se, intorno agli 80/100 euro per chi compra una fascia già pronta).


ScarpettaE’ il momento delle scarpe. Intendo, è il momento che sia io a comprarle. Sì, perché finora ci sono sempre state regalate e praticamente non sono mai state usate. Mia figlia faceva ancora nghé quando le hanno regalato le prime "sportive" di marca. A quel tempo la sola idea di mettere i suoi bei piedini dentro una gabbia di cuoio mi faceva inorridire (va detto che se potessi io vivrei scalza) e quando è stato il momento di indossarle erano già piccole. Gliene hanno regalate altre, tutte carine, tutte (suppongo) molto care. Ma o era troppo presto per mettergliele o erano troppo piccole, e comunque a lei sono sempre risultate indigeste.
Ma adesso la nanetta ha quasi un anno e inizia a muovere i primi passi, così mi sono detta che era ora di comprare un paio di scarpette come si deve, almeno fino a quando l’estate non ci permetterà (a entrambe intendo) di liberarci di questo fastidio e sgambettare a piedi nude sulla spiaggia e in casa.
Ho fatto qualche ricerca, tanto per farmi un’idea sul tipo di scarpa migliore da usare e ho scoperto un paio di cose interessanti.
Punto primo: le scarpe per bambini fatte decentemente costano un occhio della testa!! Benvenuta nel club, mi direte voi. Ma come ho già detto finora non ne avevo mai comprate…
Punto secondo: le scarpe migliori sono quelle vecchio stile. Suola di cuoio, forma a scarpettina bella con i laccetti. Le "sportive" trendy-fashion-griff fanno male al piede e non aiutano allo sviluppo della curva plantare, anzi a volte fanno addirittura danni.
Ho scoperto che ci sono diversi studi in Italia e all’estero che dimostrano che l’uso massivo di scarpe da ginnastica dello stesso tipo di quelle per adulti su bambini anche in età scolare sono tra i motivi principali dei diversi problemi ortopedici e di postura di cui soffrono i ragazzini di oggi.
Non so come si potrebbe convincere un ragazzetto di otto anni a rinunciare alle nike o alle adidas per mettersi uno scarponcino di cuoio coi laccetti… però l’idea dovrebbe essere quella.
Ah, ho fatto anche un’altra scoperta. I genitori sono in genere ossessionati dalla paura del piede piatto o dalla necessità del plantare. L’ho scoperto agli incontri del mio gruppo di mamme all’ospedale in cui è nata mia figlia. Molte (non tutte) stanno in fissa con la visita ortopedica per correggere i difetti nei primissimi passi dei loro pargoli. Così ho trovato questa cosa, scritta da un ortopedico: "L’utilizzo di scarpe ortopediche e solette è argomento dibattuto in ambito ortopedico da decenni ed entrambe le scuole di pensiero portano teorie a sostegno dell’una o dell’altra tesi. L’utilizzo delle solette ortopediche, quando ci troviamo di fronte ad un piede fisiologico, non è giustificato né tantomeno è possibile modificare la storia naturale del piede attraverso l’utilizzo di una calzatura. In alcuni casi i colleghi ortopedici prescrivono tali presidi sotto la spinta emotiva dei genitori a cui sembra "pazzesco" lasciare il piede libero di svilupparsi senza che nulla venga fatto per "correggere il piattismo" ".
Pazzesco?? meditiamo gente…


Hiphopbaby_2Restiamo in tema di musica. Leggo su Repubblica che a Parigi degli esperti di musicoterapia si sono riuniti per la Settimana del Suono e hanno spiegato che ai bambini fa bene la musica, tutta, soprattutto se è di buona qualità. Dicono anche che non è vero che se la musica l’ha scritta Mozart ha più effetto che se l’ha scritta Tupac Shakur. E su questo posso testimoniare che è assolutamente vero.
Credo che il ritmo sia la chiave. Gli esperti francesi dicono che per alcuni neonati il rap sembra essere molto più gradito delle ninne tradizionali. Il "rap" (nelle infinite declinazioni di questo termine) non è altro che ritmo che si fa parola. E’ qualcosa probabilmente di molto vicino alla musica originaria, quella fatta quando gli strumenti non erano che percussioni e corde vocali.
Quando ero incinta abbiamo ascoltato tanta rumba, tanti tamburi bata, tanta musica africana. E anche Mozart e Beethoven e pizzica e tarantelle e la voce delle balene.
E oggi se dovessi dire qual è il suono che più accende di gioia il viso di mia figlia direi che è quello del tamburello e poi quello del basso.
Le frequenze basse arrivano meglio nel ventre materno e credo che anche questo conti, che rimanga in qualche modo nel ricordo del felice periodo della gestazione.
La cosa bella che sottolineano gli esperti francesi è che la musica deve essere buona e che deve piacere anche a mamma e papà. E anche su questo mi trovo totalmente d’accordo. La musica è un godimento che non si limita all’orecchio e non può neppure essere considerata come un compito in classe. Detesto frasi tipo "mio figlio deve studiare uno strumento" dette da persone che fanno fatica anche ad accendere la radio in macchina.
Sono andata a vedere il sito dell’associazione Enfence et musique (in francese). Sarebbe bello che le idee e i progetti promossi da questo tipo di associazioni trovassero più spazio nelle scuole pubbliche, negli asili nido, ma soprattutto nelle case. Dicono che la musica renda i bambini più intelligenti. Non mi sorprende, ma credo che valga anche per gli adulti. A volte, infatti, dietro affermazioni tipo "la musica fa accelerare lo sviluppo cerebrale" o "ascoltare Mozart rende i bimbi più intelligenti" intravvedo il rischio di una grossa perdita per quanto riguarda la fruizione della musica stessa. Sono tanti i genitori che considerano la musica come un completamento obbligatorio dell’educazione scolastica. Costringono i figli ad andare a lezione di piano ma magari non li portano mai a un concerto o non si mettono mai a cantare in casa o a ballare. La musica, come la intendo io, dovrebbe essere una necessità fisiologica e questo sono proprio i bambini a insegnarcelo o a ricordarcelo, fin dall’utero materno.


La musica gioca un ruolo fondamentale nella vita della mia famiglia. Per me è diventata una professione, per mio marito una passione di lunga data e per mia figlia un’esperienza di vita che trasmette gioia e fa riscoprire il fascino ancestrale del suono prima ancora della musica stessa.
Credo che per i bimbi, a partire dai primi mesi di gestazione, l’esperienza del ritmo e del suono sia qualcosa di fondamentale per la crescita. E comunque è uno spasso guardare una nanetta di settanta centimetri che scodinzola e agita le braccine a ritmo di pizzica o sui tamburi batà.
Quindi, è con entusiasmo che segnalo a tutte le mamme romane e dintorni la ripresa dei concerti per piccole orecchie organizzati dall’Accademia di Santa Cecilia all’Auditorium.
Qui si può scaricare il calendario completo delle iniziative dedicate ai più giovani, ma ci sono due appuntamenti in particolare che non mi perderò.
Il primo è Che orecchie grandi che ho!, Musica per bambini dalla nascita ai due anni
domenica 19 (ore 16 e 18) e lunedì 20 (ore 10 ) febbraio 2006
domenica 12 (ore 16 e 18) e lunedì 13 (ore 10 ) marzo 2006
domenica 9 (ore 16 e 18) e lunedì 10 (ore 10) aprile 2006
domenica 21 (ore 16 e 18) e lunedì 22 (ore 10) maggio 2006
e il secondo: Allattamento al… suono! sabato 27 maggio (dalle ore 14.00 alle 18.00). E’ probabile che a maggio mia figlia non alscoterà il concerto attaccata alla tetta di mamma… ma forse potremmo partecipare lo stesso.