Ecomamma

Il caldo e i quindici mesi di età dovrebbero essere un paio di buone scuse per iniziare la topica fase dello spannolinamento. Da tempo ormai viviamo in regime misto di pannolini lavabili/Moltex e da quando è iniziata la bella stagione ho iniziato a sperimentare anche le mutandine trainer lavabili, che sono molto carine da vedere ma sulle quali nutro delle perplessità.
Il fatto è che il ricorso alla mutandina dovrebbe essere dettato soprattutto dalla velocità di azione nel momento di necessità. Ma la mutanda ImseVimse, essendo di cotone a più strati, non è proprio agevolissima da togliere e mettere. Quindi si bagna spesso, quindi va lavata spesso, quindi mi sembra più adatta ad una fase successiva, quella in cui la bimba sarà già un po’ più padrona del mezzo.
Premetto che in questione spannolinamento sono totalmente autodidatta. Mi sto inventando dei metodi, magari qualcuno ne conosce di collaudati, io per ora vado a istinto e procedo per tentativi.
Intanto ha fatto il suo ingresso in casa il vasino! Di per sé è carino, blu con le zampe arancioni e il portarotolo dietro. Alla nanetta piace, le piace sedercisi sopra per guardare i teletubbies, ma ancora non ha afferrato l’idea del pipì/cacca->vasino.
La cacca la "chiama" con qualche secondo di anticipo, il che depone a suo favore, ma per ora è ancora difficile che si adatti a farla nell’apposito contenitore. Per la pipi, invece, sto tentando di giocare la carta del fattore umidità. In casa la lascio per la maggior parte del tempo senza pannolino, solo con un paio di mutandine di spugna e, la sensazione di bagnato è qualcosa che le risulta molto fastidiosa. Perciò conto di riuscire a poco a poco ad anticiparla. Per ora, passiamo parecchio tempo sedute in bagno, ognuna sul suo "vasino" a svuotare barattoli di crema doposole, giocare con le saponette e srotolare la carta igienica.
Per ora mi basta, ma sono aperta a suggerimenti perché prima che torni l’autunno vorrei davvero archiviare la pratica pannolini ;)


Ci sono giorni come questo in cui:
stiamo male. Non malissimo, abbiamo tutt’e due un tremendo raffreddore, mal di testa (almeno io ce l’ho) e febbre.
Non si dorme: conseguenza del punto uno. Se ci stendiamo non respiriamo più e quindi non si dorme e quindi ci sentiamo anche peggio. Quasi impossibile tentare di tamponare con le goccine nasali, mi sembra di essere un giudice dell’inquisizione al processo a una strega.
Ci sentiamo un po’ sole. Papà lavora. I nonni sono fuori portata. Fuori c’è il sole, gli amici sono tutti in spiaggia. E anch’io per mia figlia non sono di grande compagnia, faccio fatica a inventare giochi e passatempi e così, lo ammetto, mi affido ai teletubbies, anche se non mi fa piacere.
Giorni come questo non passano mai. Meno male che ieri mattina una vocina mi ha detto di non portare la nanetta a fare il vaccino (il trivalente) e abbiamo deciso di rinviare a dopo l’estate (io e i vaccini non andiamo affatto d’accordo).
E’ in giorni come questo che mi capita di riflettere di più sulla presenza/assenza dei nonni. Mi sono mancati molto all’inizio, più perché mi avrebbe fatto piacere dividere con loro i primi entusiasmi e mi mancano (meno) adesso, perché vedo che la bimba si diverte un sacco con loro e un po’ perché invidio chi ogni tanto può dire lascio i piccoli dai nonni e vado a fare… qualsiasi cosa.
Per il resto, mi consolo in fretta. Posso tenere le finestre aperte senza qualcuno che mi strilla "corrente d’aaaariaaaa", posso girare per casa in mutande e non rifare il letto e lasciare che la piccola girelli per casa scalza.
Però a volte, in giorni come oggi, mi piacerebbe tantissimo che una nonna o un nonno suonasse alla porta con una pentola piena di brodino e un libretto di fiabe da raccontare alla nana mentre io mi faccio un bagno e mi riposo un po’…
Intanto si è fatta sera ;) fra un po’ arriva papà.


I bimbi altrui: mangiano tutto; dormono tanto; sono tranquilli; ubbidiscono sempre!
Credo che questo sia una specie di assioma euclideo; vale sempre e comunque.
Sotto gli ombrelloni, però, la geometria familiare diventa ancora più pressante. Ancora una volta sono soprattutto nonni e papà a far notare come il figlio dell’altro/a se ne stia seduto a fare montagne di sabbia mentre il proprio gli sta spalmando di fango il lettino e contemporaneamente sta distruggendo i giocattoli di quello dell’ombrellone di fronte…
Quando poi arriva l’ora della merenda, apriti cielo! Sarà che io spesso mi dimentico di portare una qualsiasi merenda (madre degenere), forse perché inconsciamente so di poter contare sulla sisa, e non possedendo orologio non riesco ad avere orari precisi in nulla, comunque, intorno alle quattro e mezza/cinque dalle borse dei bagnanticonbimbi iniziano a uscire pappe, omogeneizzati, frullati, succhi, biscotti, pizze, banane, latte, camomilla ecc…
E’ frequente che si scateni la guerra. Il bimbo/bimba si trova in quel momento affaccendato a imbrattarsi di acqua e sabbia, o sta giocando a palettate con un altro bimbo, o sta scavando buche di vitale importanza, insomma sta facendo altro, quindi… non ne vuole sapere di fare merenda. Capita che in tutto questo ci siano alcuni bambini che, invece, hanno fame proprio in quel momento o che sono attratti dal ben di dio che esce dalle borse dei vicini e, ancora ignari del principio per cui il cibo non è proprietà collettiva (i bambini sono tendenzialmente di sinistra ;p ) si avvicinano a bocca spalancata a chiunque stia brandendo qualcosa di commestibile.
Ecco che immediatamente quelli si trasformano in bambini perfetti, angioletti meravigliosi che mangiano in orario, che mangiano, soprattutto, e inizia il ciclo dei "beata lei, sapesse il mio non mi mangia niente" e se sono i nonni a dirlo, ancora peggio, "questi non ci hanno mai mangiato, mia figlia sta diventando matta".
Inutile spiegare che è un caso se il tuo/tua ha fame proprio in quel momento e tu ti sei dimenticato di portare una merenda oppure gliene hai portata una che non è bella come quella del vicino (ovvio), inutile tentare di far riflettere sul fatto che nessuno sarebbe sopravvissuto due, tre o quattro anni senza mangiare, deleterio tentare di istillare il dubbio che forse, magari più tardi, o quando avranno finito di giocare… verranno a mangiare la merendina del vicino.


Mia figlia e io siamo alla prima esperienza di cabina allo stabilimento balneare. E’ un po’ come andare a stare in un condominio dove però si parla e si interagisce molto di più visto che siamo tutti all’aria aperta. Inoltre, praticamente sotto ogni ombrellone della nostra spiaggia c’è almeno un nanerottolo più o meno dell’età della mia. E’ giocoforza che l’argomento principe delle conversazioni balneari siano i bambini e correlati. Ne risulta una vera enciclopedia di saggezze balneari su cui ho intenzione di scrivere vari episodi.
Il primo lo dedico, ovviamente, alla tetta di mamma.
Grazie al cielo siamo in diverse sulla spiaggia ad avere bimbi over 12mesi ancora allattati al seno. E questo è diventato immediatamente oggetto di lunghe conversazioni sotto il sole non troppo caldo di maggio a cui prendono spesso parte anche nonni-sitter a tempo pieno e padri perplessi.
La frase più ricorrente è questa: “quando sono così grandi è un po’ come il ciuccio”.
La dicono soprattutto nonni e padri forse per farsene una ragione o per concludere conversazioni che non convincono mai del tutto, ma è un fatto su cui ho riflettuto un po’.
Dire che la sisa di mamma è come il ciuccio è un po’ presupporre che il gommolo sia venuto per primo e che la tetta sia una sorta di sostituto. Insomma, la logica e la natura vorrebbero che i pargoli succhiassero il ciuccio, ma le mamme un po’ fanatiche e attaccaticce lo sostituiscono con la tetta, non si sa poi bene perché.
Talmente tante volte viene ripetuta questa frase che anche alcune di noi “allattanti” alla fine troviamo quasi conveniente annuire e fingerci convinte.
In realtà, la questione è sempre la stessa. Nessuno sarebbe mai venuto a far conversazione sul tema biberon se i nostri figli facessero merenda con la bottiglia di latte vaccino. Nessuno sarebbe venuto a chiederci se si addormenta sempre con il ciuccio in bocca perché in fondo… è come la tetta di mamma…
E non è vero. NOn è come la tetta e la sisa non è un sostituto del ciuccio, con buona pace di chi ne fa uso. Il ciuccio è un’altra cosa e non l’ha inventata madre natura. Ecco! Se oggi vado al mare questa cosa la voglio dire ;)


Mi verrebbe da dire: "ve l’avevamo detto", ma l’odio nei confronti diCosleepers_3 questa frase è tale che… ah, l’ho già scritta!
Del condividere il lettone con i propri figli avevo già avuto modo di parlare. Di quanto questa "pratica" destasse una serie di perplessità/critiche/intrusioni da parte di chiunque avevo già detto.
L’unica mia difesa era che a noi, dividere il letto con la nanetta è sempre piaciuto e anche risultato comodo viste le frequenti poppate notturne.
Ma adesso… attenzione! E’ il momento della rivalsa. La scienza, dopo essere stata nemica dei "cosleepers" per parecchio tempo, ci ripensa e cominciano a spuntare gli "esperti" a favore di questa scelta. Non che ci volesse un esperto, chiariamo, per farmi apprezzare quello che ci era venuto istintivo fin dal primo giorno, ma finalmente abbiamo qualche argomento in più di fronti a quanti ci hanno sempre sbattuto in faccia scenari apocalittici di figli ormai adolescenti che vogliono ancora dividere il letto con mamma e papà, di traumi infantili indelebili e notti insonni a oltranza. Stavolta la voce è di Margot Sunderland, direttrice del Center for Child Mental Health di Londra, che pubblica un nuovo libro di psicologia infantile e tenta di convincere i lettori anglosassoni che le pratiche notturne di seprazione forzata non sono poi così salutari per i bambini e per gli adulti che verranno.
C’è da dire che, così come il cibo è la fissazione delle mamme italiane, il sonno notturno, lungo e solitario, lo è generalmente per i genitori anglofoni sia da questa parte sia dall’altra dell’Oceano.
Non c’era neppure bisogno del metodo Estivill; la cameretta del bambino è una sorta di "must have" assoluto che le future madri preparano con cura maniacale fin dall’inizio della gravidanza e che, quindi, i neonati devono rassegnarsi ad usare e ad amare fin dalle prime ore di vita.
L’idea di base è che tutti, indistintamente, a qualunque età, amino avere un luogo in cui stare da soli. E’ l’estensione estrema del concetto di privacy tutto britannico (e anche molto whasp), per cui non si vede perché un bimbo di tre giorni non dovrebbe non essere grato ai suoi per la sua splendida culletta nella sua meravigliosa stanzetta privata tutta nuvolette e orsetti stencil. E se al principio non sembra così entusiasta è solo perché non capisce i vantaggi dell’indipendenza e della solitudine, tutte cose che daranno i loro frutti nei giorni a venire. Così, duri e puri di fronte al pianto serale del lattante solitario, porta chiusa, visite brevi e mai troppo affettuose e arrivederci a domani.
A quanto pare, tutto questo affanno potrebbe non dare i frutti sperati. NOn lo diciamo noi fanatiche, talebane, fissate e appiccicose madri co-dormienti… ma niente meno che una psicologa inglese tra le più famose, citata nientemeno che dall’autorevole Sunday Times e autrice di una sequela di best-seller in materia di pedagogia e questioni infantili.
La Sunderland ha studiato un nutrito campione di bambini e ne ha tratto alcune conclusioni davvero notevoli. Dormire separati dai genitori fin dalla primissima infanzia non solo non ha effetti positivi negli anni successivi, ma è dannoso! Al contrario, i figli dei co-sleepers sembrano avere maggiori probabilità di diventare adulti rilassati, sereni e sani. Sì, sani, perché pare che l’iperproduzione di ormoni legati allo stress, come il cortisolo, stimolata dalla separazione forzata dai genitori nei primi giorni di vita si possa collegare anche a disturbi di tipo fisiologico, per esempio digestivi, prolungati negli anni.
La Sunderland conclude che bisognerebbe dirlo a tutti, che pediatri ed educatori dovrebbero avvisare i genitori che non ci sono prove scientifiche che lasciar piangere un bimbo possa avere effetti positivi, mentre ve ne sono del contrario. Dice che andrebbero tutti incoraggiati a condividere il letto con i figli, anche fino ai cinque anni, e che tutti ne trarrebbero vantaggi, anche i genitori. Bimbi meno stressati = madri e padri più sereni.
A ognuno la libertà di scegliere, sia chiaro, ma sarebbe bello che un po’ alla volta tutti ci sentissimo liberi di fare quello che ci fa sentire bene e felici, grandi e piccoli intendo, e non quello che qualcuno sostiene sia meglio per noi, anche se oggi ci fa soffrire.
Perciò, co-dormienti (diciamolo in italiano) continuiamo a dormire sonni affollati e tranquilli. La scienza ci darà ragione :) e anche se non dovesse farlo…


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