Ecomamma

Un aggiornamento è essenziale, perché gli sviluppi sono rapidissimi e queste proprio non me le voglio perdere:
dòrmere: dormire. gli accenti sono una convenzione… in effetti
bévere: bere, vedi sopra
aprito: participio passato di aprire. a venti mesi uno può permettersi questo ed altro
porca mannaggia: imprecazione che viene ripetuta un centinaio di volte, almeno finché non passa completamente ignorata, cosa difficilissima.
popito: polipo, nella fattispecie giallo, di pelouche, fornito di berrettino rosso


Foto023Ci sono tante cose di cui non mi ero mai accorta "prima". Ho sempre usato i mezzi pubblici per spostarmi soprattutto in centro, soprattuto a Roma. Adesso che vado a "scuola" tutte le sacrosante mattine mi sottopongo a una duplice full-immersion  in praticamente tutti i mezzi della capitale: bus-trenino-metro-bus…
Per una che predica ecologismo e ecocompatibilità non è che ci siano molte alternative, e anche se non me ne fregasse nulla dell’ambiente, a fare il tragitto casa-Sapienza-casa in macchina non ci penserei nemmeno lontanamente. Comunque, mi sono improvvisamente accorta di quanto sia complicato muoversi con i mezzi con dei bambini piccoli.
La mattina presto la metropolitana è così affollata che alcuni dormono tranquillmente senza doversi nemmeno appoggiare a un sostegno. In quella massa unica di corpi fusi si possono intravvedere a volte delle specie di bolle,  sul cui fondo puntualmente sono sprofondati dei passeggini con  bimbi mezzo intontiti, non si sa se dal sonno o dalla mancanza di ossigeno.
Entrare e uscire dalle stazioni è un problema che passeggini e carrozzelle condividono drammaticamente, così come salire e scendere dai mezzi. Se si fa conto sulla gentilezza di qualche passeggero è meglio lasciar perdere. E’ più facile che qualcuno tenti di passare sopra al passeggino con il suo contenuto piuttosto che si offra per aiutare a caricarlo sul mezzo.
I bimbi più grandicelli stanno messi anche peggio. Almeno i loro colleghi "carrozzati" hanno un posto a sedere. Se sei abbastanza cresciuto da deambulare senza rotelle il viaggio sui mezzi pubblici può trasformarsi in un incubo. E’ estremamente improbabile che qualcuno ceda il suo posto a sedere a una madre con bimbo o anche solo al bimbo. Perciò il malcapitato bassetto dovrà rassegnarsi a fare il viaggio imbottigliato in pochi millimetri cubici, e ad essere ignorato, calpestato, spinto e controspinto.
Autobus e tram non fanno eccezione, soprattutto nelle ore di punta.
Ultimamente poi, sarà l’effetto della facoltà di Medicina, mi capita di pensare alla quantità di germi, virus, batteri o anche solo cattivi odori che i piccoli viaggiatori sono costretti a inalare; agli sbalzi violenti di temperatura e tasso di umidità… insomma, ogni volta che vedo un bambino sulla metro o sull’autobus delle otto e un quarto o giù di lì mi chiedo se sia davvero necessario o se non sarebbe meglio trovare un’alternativa o in termini di orario o in tipo di trasporto.  Ovviamente, immagino che la risposta nella maggior parte dei casi sia negativa, a chi verrebbe in mente di mettere i propri figli su un carro bestiame alle otto del mattino se non fosse obbligato?
Allora, forse bisognerebbe ripensare qualcosa nel trasporto pubblico…


Tutte le donne che hanno partorito conoscono, se non il significato letterale, almeno il senso generico della parola Apgar.
L’Apgar è il primo voto che ti danno quando vieni al mondo. Non fai quasi a tempo a tirare il fiato una volta e già c’è qualcuno che ti valuta su una scala da uno a dieci. Non una, ma due volte, una appena appena metti fuori la testolina e una cinque minuti dopo.
Il significato del punteggio Apgar ha una sua valenza medica. Oltre ad essere il cognome della sua inventrice (l’anestesista Virginia Apgar, è diventato anche l’acronimo che sta per Appearance (colore della pelle), Pulse (polso), Grimace (riflessi e reattività), Activity (tono muscolare), and Respiration (respirazione). Sostanzialmente serve a valutare lo stato generale del neonato e a determinare eventuali attività di sostegno o di rianimazione.
Nell’immaginario collettivo, il punteggio Apgar, che voleva semplicemente stabilire una scala di riferimento su alcuni parametri vitali del neonato, si è trasformato in una valutazione oggettiva della salute del bimbo, una sorta di codice assoluto a cui alcuni medici sembrano dare un’importanza strategica mentre altri sembrano più inclini ad ignorarlo.
Fatto sta, che per molte madri anche l’Apgar, come qualche mese dopo diventerà il percentile, si trasforma in una specie di numero magico. Ho sentito molte madri sul letto del reparto di maternità divulgare orgogliose l’Apgar del proprio pargoletto, come se quel 9/10 fosse una specie di prima promozione.
In realtà, sarebbe meglio smorzare un po’ i toni e ridurre le aspettative intorno a questo famigerato punteggio. A quanto pare, infatti, pur rappresentando un valido riferimento, dovrebbe essere ridimensionato alquanto e riportato a una semplice osservazione soggettiva dello stato generale del nuovo arrivato.
E’ quanto sostiene uno studio scientifico realizzato a Melbourne specificamente orientato alla valutazione dei bimbi che sono stati sottoposti a pratiche di rianimazione. I filmati di diversi di questi eventi sono stati mostrati a diversi osservatori ottenendone diverse valutazioni Apgar che, ovviamente, avrebbero portato a diversi protocolli di intervento.
Il risultato è che, escludendo la rilevazione del battito cardiaco, tutti gli altri parametri sono strettamente connessi all’osservazione e alla valutazione soggettiva e possono quindi essere soggetti a sensibili variazioni. Poco male per quanto riguarda i bimbi che si piazzano su un livello alto della scala, meno bene per quelli che mostrano dei deficit su uno o più valori e sui quali vengono fatti degli interventi più o meno invasivi.
La conclusione dei ricercatori australiani è che sarebbe importante sviluppare nuovi metodi di valutazione dello stato generale del neonato immediatamente dopo la nascita, basati su dati più oggettivi e che, comunque, il personale che si trova a dover effettuare l’attribuzione dell’Apgar dovrebbe avere una maggiore preparazione, se non altro per diminuire il margine di discrepanza nelle valutazioni che, nel caso di Melbourne, ha toccato una media di 2.4 punti. Mica poco.
A noi mamme, il consiglio è quello di aspettare la prima pagella (ma ci sono ancora?) per inorgoglirci dei voti ottenuti dal nostro pargoletto/a.