
L’augurio dell’Amref mi è piaciuto molto. Ve lo giro, così come il link all’associazione che, come molte altre sulla Rete, offre la possibilità di spedire regali e auguri che, oltre ad essere carini, sono anche utili a qualcuno che ha necessità più impellenti delle nostre.
A presto! e buone feste a tutti/e
Il divario tra Nord e Sud inizia con la prima poppata. E’ un
modo un po’ eccessivo di presentare un dato comunque evidente, che emerge
leggendo un interessante studio condotto da un’equipe di ricercatori su 300
madri divise tra Friuli Venezia Giulia e Basilicata.
Da una parte emerge il consolante dato di un progressivo
aumento delle madri che allattano i propri figli alla nascita, dall’altro si
mostra in tutta la sua desolante realtà il fatto che in Italia ancora troppa
strada c’è da fare per sradicare tutta una serie di convinzioni e di pratiche
deleterie legate all’alimentazione dei neonati, purtroppo sostenute soprattutto
da chi dovrebbe essere in prima linea per scoraggiarle: i medici.
Acqua, camomilla, succhi di frutta, zuppette varie sono
“pane” quotidiano per ancora troppi bambini italiani al di sotto dei sei mesi
di età (e in questo le mamme meridionali sembrano essere ancora quelle più inclini al ricorso al liquido “alternativo”); stesso dicasi per l’introduzione di
alimenti complementari in età precoce. Lo svezzamento al quarto mese rimane una
sorta di imperativo categorico per la maggioranza dei piccoli italiani, in
particolare al Sud.
Il concetto di allattamento esclusivo è ancora lontanissimo
dall’essere compreso e incoraggiato. Le mamme che tendono a partire bene (con
punte del 90% di madri che allattano alle dimissioni dall’ospedale) si
scontrano con l’assenza di adeguato sostegno nel momento in cui compaiono le
prime difficoltà e troppo facilmente cedono a chi consiglia loro di introdurre
altri liquidi, o di ricorrere al latte formulato.
L’allattamento così come lo concepiscono le raccomandazioni
dell’Oms è un ideale a cui si adeguano poche madri, generalmente con alti
livelli di educazione e di buona condizione sociale. Più si abbassano questi
parametri maggiore è il ricorso al latte formulato e maggiori sono le
“infrazioni” all’esclusività dell’allattamento.
Basta dare un’occhiata a questo grafico per rendersi conto
del livello della situazione.
Non si tratta certo di una sorpresa. Che i biberon di
camomille, tisane, succhi ecc… siano inclusi nella vita quotidiana dei nostri
neonati è evidente. Ma il dato veramente sconcertante è che le madri
sembrerebbero in realtà più che pronte a recepire e mettere in pratica i
consigli dell’Oms (basta leggere per esempio le risposte riguardanti i benefici dell’allattamento), ma invece di trovare sostegno nelle istituzioni sanitarie,
vi trovano i principali fautori del ricorso a pratiche
altamente sconsigliate, come la sospensione dell’allattamento in casi di
diarrea o di coliche, l’”integrazione” di formula, lo svezzamento precoce.
Se le madri sono pronte, i medici, i pediatri in
particolare, spesso non lo sono affatto e ancora è troppo poco
sviluppato il ricorso alle consulenti “alla pari” che tanto sono riuscite a
fare nella promozione dell’allattamento al seno in altri paesi, come il
Messico.

La segnalazione viene dal Mami e riguarda un "illuminante" articolo sulle violazioni al povero codice per la promozione dell’allattamento al seno, sottoscritto da praticamente tutti i paesi dell’Unione Europea (chi prima chi dopo).
Se sostenere l’allattamento significa proporre l’immagine di un papà "allattante" o di una tettarella di silicone simil-capezzolo… non so, secondo me c’è qualcosa di sbagliato.