
Tra la vicenda del sant’Eugenio, l’influenza "americana" (un altro motivo per non provare simpatia per gli States), malesseri vari, momenti piuttosto duri… Eccomi di nuovo qui.
Stavolta vorrei fare una riflessione piuttosto leggerina su un tema che per me è ancora molto nuovo.
Le feste di compleanno. Quando ero piccola io le feste di compleanno, in genere, erano di due tipi: pranzo con nonni, parentame, regali e torta con le candeline oppure pomeriggio con ammasso di bambini sciolti in cortile con regali e torta con le candeline.
Io ai compleanni ci tengo parecchio. A quelli di mia figlia di più. Perciò le sue due feste sono state due occasioni per noi molto speciali, piuttosto pensate e con un certo sforzo organizzativo e, ovviamente, un tantino "alternative".
Nel frattempo, ovviamente, siamo stati invitati ai compleanni di altri bimbi. E ho capito un paio di cose. Primo: va molto di moda la festa super-animata (ovvero con un’animazione mooolto presente). Secondo: se i bimbi a volte si divertono a volte no è praticamente assodato che… i genitori no!
Sono ragionevolmente convinta che sia una situazione migliorabile con qualche accorgimento in più che tenterò di applicare al prossimo compleanno.
Per esempio: l’animazione e un certo grado di organizzazione possono essere carini, possono servire a coinvolgere i bambini e a farli stare assieme quando, magari, hanno età diverse o non sono tutti amici tra loro, o semplicemente se si vuole proporre loro qualcosa di diverso che renda quella festa qualcosa di speciale e non una replica della mattinata all’asilo.
Il fatto è che non sempre ci si riesce. A volte l’organizzazione è esattamente una replica dell’asilo oppure è eccessivamente organizzata e non lascia ai bambini nemmeno un po’ di spazio per l’improvvisazione o semplicemente per socializzare un po’. Oppure è troppo invadente, un po’ tipo quella delle spiagge d’estate, quando l’unica cosa che vorresti è rilassarti sotto l’ombrellone e arriva una tizia tutta gasata e un tizio che sembra strafatto e magari non lo è che vogliono assolutamente costringerti a fare l’aquagym! E poi, troppa organizzazione per i bambini crea inevitabilmente nei genitori l’effetto spettatore/cane da guardia. Tutti in piedi attorno ai pargoli a una distanza che non interferisca con l’azione-animazione ma che permetta di raggiungere il proprio nano non appena questo dia segni di squilibrio o stia attentando alla propria vita o a quella di un altro.
Il massimo del divertimento consiste nello stare in piedi con un panino o una pizzetta in mano e, nelle feste un po’ più… audaci, un bicchiere di vino (altrimenti bisogna accontentarsi di un’aranciata).
Si parla poco, si parla solo di bambini e si aspetta che la festa finisca, con l’ormai consueto "scarta la carta" che mi ricorda un po’ (ma le mie associazioni mentali sono da psichiatra lo ammetto) la barbara usanza di esporre i regali ricevuti da una coppia di futuri sposi a casa della fidanzata…
A Cuba mi è capitato di andare a diversi compleanni di bambini (i bambini sono tanti e i compleanni sono la festa più importante in assoluto, tanto che è prevista una giornata di permesso da lavoro). Nelle feste più chic spesso c’era un clown o un gruppetto di comici ad occuparsi di intrattenere gli ospiti, tanto quelli bassetti quanto quelli più cresciuti. E poi la musica. Musica dal vivo, musica registrata, non importa, ma comunque tanta musica gradita a tutte le età, che coinvolge sempre tutti, genitori, figli, secondi mariti e seconde mogli dei genitori, fratelli di mamma e sorelle di papà, nonne e nonni acquisiti, fidanzati delle sorelle maggiori eccetera (le ramificazioni delle famiglie cubane sono spesso incomprensibili agli stessi membri della famiglia i quali, peraltro, non sembrano farsene un problema).
Insomma, uno spasso. E quando i bassetti crollano distrutti da tanto ballare, giocare, ridere e mangiare il pannosissimo "cake", la festa continua per i grandi. Fino ad esaurimento.
Impossibile esportare il modello? Forse. Ma almeno un tentativo si potrebbe fare…