Niente più pannolini e una settimana di asilo.
Sono solo due dei "grandi" avvenimenti degli ultimi tempi. Tutto mi sembra correre terribilmente veloce.
Guardo la mia nanetta e vedo una "bambina", una personcina bassetta ma con tutte le sue caratteristiche concentrate in quegli ottantaequalcosa centimetri.
Gli ultimi due tre mesi sono stati difficili per me. Faticosi per tutta una serie di motivi, gli esami, la salute della nanetta, la mia stanchezza cronica. Forse mi sono distratta un attimo, non so. E adesso la vedo diversa. Mi sembra che la crescita psicologica e relazionale di un bambino proceda per scatti improvvisi. E ho l’impressione che i due anni costituiscano un momento piuttosto cruciale.
Da qui la scelta di tentare l’asilo. Dopo tanto pensare abbiamo deciso di iscriverla a un asilo piccolino (privato, anche perché al pubblico non abbiamo speranze di accedere per il momento) dove vanno due sue amichette del cuore un po’ più grandicelle.
Avevamo quasi quasi deciso di aspettare settembre, ma poi abbiamo cambiato idea. Non sono una partidaria dell’asilo per i minori di tre anni, ma ci è sembrato che lei in qualche modo ne avesse bisogno. Un po’ perché sta diventando iperattiva e sempre in cerca di nuovi stimoli, un po’ perché – almeno finché non si palesa un fratello/sorella – ci è parso utile darle un assaggio dell’esistenza di un mondo che non ruota tutto attorno a lei, cosa più o meno inevitabile quando in famiglia c’è un solo bimbo.
Così, dopo le vacanze di pasqua, abbiamo preparato lo zainetto, abbiamo cercato di uscire di casa abbastanza presto, abbiamo affrontato le code in ingresso a Roma muniti di biscotti e succhi e siamo arrivati a scuola. La presenza delle "amichette del cuore" è stata secondo me provvidenziale perché trovarle lì è stato per la piccoletta un po’ come un regalo inatteso.
Ancora non si capisce bene se le piace oppure no. Per il momento ci sta senza drammi, osserva, non è che straripa di gioia, ma non dà nemmeno l’impressione di voler scappare. Vedremo prossimamente.
Comunque io ho una specie di teoria. Dato che né mamma né papà sono fissati con l’idea che a scuola bisogna andarci per forza, dato che siamo sufficientemente organizzati e possiamo anche permetterci di non mandarla all’asilo tutti i giorni, dato che spesso e volentieri potrei non avere voglia di affrontare il rush delle sette del mattino e le code delle otto… date tutte queste premesse credo che a mia figlia andare all’asilo piacerà.
Già mi prefiguro da tempo conversazioni del tipo: mamma "stamattina piove e fa freddo, stiamo a letto". Bimba: "no, bisogna andare a scuola, mamma alzati che arriviamo tardi".
Legge del contrappasso? al prossimo capitolo…