Ecomamma

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Un altro degli aggeggi più di moda
negli ultimi anni è sotto accusa per essere probabile fonte di danni nei
confronti di chi si suppone dovrebbe proteggere: i bambini. Si tratta dei
trasmettitori che moltissimi genitori mettono di fianco al lettino del loro
bebé per sentire il loro pianto a distanza di parecchi metri. Anzi, l’ultima
generazione di questi trasmettitori è dotata anche di un piccolo monitor per
avere anche un costante contatto visivo con il piccolo. Un articolo uscito
qualche giorno fa sul quotidiano inglese The Indipendent avvisa dei possibili
rischi di questi trasmettitori. Le radiazioni emesse da questi apparecchietti
sono, infatti, simili a quelle utilizzate dai telefoni cordless che, insieme a
telefonini e Wi-fi sono tuttora nel mirino per quanto riguarda l’inquinamento
domestico da radiazioni. Il problema, per quanto riguarda i trasmettitori da
cameretta, è che, al contrario di telefonini e cordless, gli apparecchi vengono
messi a stretto contatto e per lunghi periodi di tempo di soggetti anche
piccolissimi, anche di pochi giorni. I bambini, a questo stadio, sono
particolarmente vulnerabili all’effetto delle radiazioni perché il loro sistema
neuronale è in pieno sviluppo e le radiazioni possono interferire anche
pesantemente con la corretta crescita e il differenziamento cellulare. Una
ricerca effettuata qualche tempo fa dall Health Protection Agency (la stessa
che lancia ora l’allarme sui baby-monitors) aveva dimostrato che un bimbo al di
sotto dell’anno d’età assorbiva una quantità di radiazioni emesse da un
telefono cellulare circa due volte superiore a quella di un adulto. Il
professor Henshaw dell’Università di Bristol fa notare che questo genere di
apparecchi sono stati messi in commercio senza particolari attenzioni o rilievi
sui loro possibili effetti collaterali. Si è calcolato che un monitor piazzato
nella cameretta di un bimbo lo esporra a una quantità di radiazioni a microonde
pulsanti superiore rispetto a quella che si avrebbe facendolo vivere
costantemente vicino a un telefono cellulare. Pare, inoltre, che sia piuttosto
elevato il numero di genitori che segnalano che i bambini non dormono bene e
piangono molto quando vengono utilizzati questi apparecchi. Per ora, il
suggerimento, per chi non potesse proprio fare a meno di utilizzare un monitor
di questo tipo è di non metterlo a una distanza inferiore di 3 metri, anche se
nelle istruzioni della maggior parte di questi aggeggi è specificato di non
metterli a una distanza superiore a 50-100 cm dal bambino per poter cogliere
bene i suoni provenienti dalla culla. Naturalmente, le aziende produttrici di
baby-monitors hanno già iniziato a far giungere le prime dichiarazioni in senso
opposto, sostenendo la totale infondatezza di queste preoccupazioni. A me viene
in mente un’altra soluzione, almeno per i sonni notturni dei bambini più
piccoli. Cosleeping. Quando piangono, si sentono subito :)


A volte divago. Ma non moltissimo. Oggi stavo leggendo gli articoli sui rischi dell’assunzione di eccessi di Nimesulide (Aulin) e così mi scappa di fare qualche riflessione ad "alta voce" sul blog.
Pur studiando medicina (o forse anche per questo motivo) non nutro mai una cieca fiducia nei medici e meno che meno nelle medicine. Le considero un male a volte inevitabile, un estremo rimedio a cui, a volte, non abbiamo alternative.
E, forse, uno dei motivi della mia potentissima allergia mentale ai farmaci è il fatto che mi vedo circondata da persone che ne fanno un uso smodato. In particolare degli antidolorifici, in particolare dell’Aulin. Che facesse male al sistema gastroepatico si sapeva già da un sacco di tempo. Più volte la vendita del farmaco è stata sospesa in giro per l’Europa. E, guarda un po’, il dato interessante è che l’Italia è la prima nazione in assoluto per il consumo di Nimesulide.
E, per quanto ne dicano le case farmaceutiche, non c’è da stupirsi. La prendono tutti, per qualsiasi cosa. Alzi la mano chi non ne ha almeno una confezione in casa… non si sa mai…
Al primo accenno di mal di testa, o di dolori articolari, non c’è bisogno neppure di sentire il medico, zac si butta giù un Aulin e voilà. Inoltre, non ho mai visto un farmacista negare una scatola di questo medicinale a qualcuno senza ricetta del medico e, del resto, credo che siano davvero pochissimi i medici (soprattutto i medici di base) che non fanno felice il proprio paziente prescrivendogli la sua razione base di Nimesulide.
Tutto questo si paga. In diversi modi, a livello individuale con i problemi allo stomaco e al fegato che l’eccesso di farmaci in generale tende a produrre e con la progressiva perdita di efficacia antidolorifica, e a livello sociale con i costi che l’insorgere di patologie gastriche ed epatiche comporta (se si guardano i dati si arriva al trapianto di fegato, che non è proprio una sciocchezza).
Ma a parte queste cose, che sono evidenti a tutti, mi faccio anche altre domande. Credo che non dovrebbe essere necessario ritirare dal commercio una molecola come la Nimesulide di per sé utile e, a volte, probabilmente, indispensabile. Basterebbe che venisse usata solo quando fosse davvero necessario, solo su prescrizione medica sensata, venduta solo nelle dosi prescritte e non in confezioni giganti perfette per l’automedicazione casalinga.
E poi, mi chiedo quanto la disponibilità e la facilità di accesso a questi farmaci antidolorofici abbia modificato nella nostra società la percezione stessa del dolore. Sarebbe interessante capire fino a che punto un mal di testa giudicato oggi assolutamente insopportabile qualche decade fa magari poteva essere risolto con qualche ora di riposo e di silenzio, o quanto un dolore articolare possa risultare oggi invalidante proprio perché psicologicamente si sa che basterebbe una pastiglietta per farlo sparire…
Non so, sono domande che mi pongo non giudizi assoluti. Grazie a dio non soffro di cefalee e non ho ancora dolori articolari (non spesso :) almeno). Però mi viene naturale fare un paragone con il dolore del parto, per esempio. Un tempo, sapendo che non c’era nulla che potesse fare passare quei dolori li si affrontava, si tentava di conviverci per quel periodo limitato di tempo e si partoriva. Si soffriva lo stesso, ma l’accettazione della sofferenza in qualche modo la rendeva più fisiologica. Adesso ho la sensazione che in molti casi la semplice consapevolezza dell’esistenza dell’analgesia possa rendere ancora più insopportabili i dolori del travaglio. Non voglio negare che siano dolori potenti, che a tratti possano apparire come l’anticamera dell’inferno, ma passano. Finiscono. E il nostro corpo ha tutto quello che serve per affrontarli e superarli. E sono ragionevolmente convinta che se il nostro fisico è in grado di attraversare indenne e intatto un certo numero di travagli è potenzialmente capace di superare un mal di testa o un dolore articolare quando si tratta, ovviamente, di dolori non cronici o non associati a chissà quali altre patologie. Insomma, a volte stringere un po’ i denti o consentire al proprio corpo di prendere una pausa per trovare da solo le forze per superare un dolore potrebbero risparmiarci tanti altri dolori collaterali.
Se anche i medici si mettessero in testa che la sofferenza non è "il male" ma è "un male" il più delle volte assolutamente transitorio, assolutamente tollerabile e spesso anche funzionale a un corretto funzionamento fisiologico, allora si risparmierebbero un sacco di soldi e le pastiglie funzionerebbero meglio, al momento opportuno.


Mooncup27c
Qualche mese fa ho acquistato su internet la coppetta mestruale mooncup. Ero abbastanza curiosa riguardo a quest’oggetto che sembrava promettere grandi cose (niente più assorbenti o tamponi!) ma aveva anche qualche risvolto preoccupante (mi sembrava enorme).
In effetti, l’impatto iniziale è più preoccupante che liberatorio. Quando la tiri fuori dal suo bel sacchettino di cotone la coppetta è effettivamente enorme!
Poi pensi che se ci sono passati dieci centimetri e qualcosa di testolina senza lasciare grosse tracce… valeva la pena di tentare.
Leggo le istruzioni in lungo e in largo e provo. Niente da fare. Non entra. Cambio posizione, cambio piegatura, cambio mano… fa anche un po’ male. Ma non demordo. Alla fine, trovo una posizione più rilassante, faccio un respiro profondo, bagno un po’ il bordo della coppetta e magicamente va al suo posto. Pensavo fosse fatta. Ma quando mi metto in posizione eretta sento un pizzicore insopportabile. Il gambo! Nelle istruzioni è scritto chiaramente. Il gambetto della coppa non deve uscire all’esterno. Se questo succede, deve essere accorciato.
Azz.. Estrarre la coppetta dalla sua comoda sistemazione si rivela ancora più complicato. Sudo. Ma alla fine riesco a toglierla. Inizio a dubitare che la mia spinta ecologista-salutista sia sufficiente a giustificare questa tortura e medito di scrivere un intervento di fuoco sul forum delle mooncup-fanatiche che avevo letto prima di fare l’acquisto.
Ci ripenso e decido di dare all’oggetto un’altra chance. Con un certo timore taglio un po’ il gambo (temo che poi dovrò andare dal ginecologo per aiutarmi a tirare fuori la coppetta) e ritento l’inserimento. Va via liscio liscio. Il gambo è ancora un po’ troppo lungo. Ma mi accorgo che l’estrazione non è poi così difficoltosa. Taglio ancora. Alla fine la coppetta va al suo posto in un secondo, e quando mi metto in piedi non la sento proprio. Al primo ciclo l’ho usata solo in casa, tanto per essere sicura di poterla togliere e mettere in una situazione di agio e per prendere un po’ confidenza con l’aggeggio. La seconda volta sono andata a lezione. Quattro ore senza la minima perdita né il minimo fastidio.
Adesso sono anch’io tra le mooncup-fans. La metto e la tolgo in pochi secondi, mi sento a mio agio, sempre pulita. So esattamente quanto posso tenerla senza timore di perdite (più o meno lo stesso tempo di un tampone, solo che se non la togli non rischi lo choc o qualche orrenda infezione). La metto anche di notte e sempre quando sto fuori. In questo caso porto sempre con me qualche assorbente nel caso non riesca a trovare una toilette che mi consenta di svuotare la coppetta e pulirla adeguatamente prima di rimetterla al suo posto (per questa operazione basta dotarsi di salviettine per l’igiene intima).
Insomma, una piccola liberazione e un po’ di spazzatura tossica in meno in giro per il mondo. La consiglio a tutte, almeno a quelle che hanno un po’ di confidenza con la propria vagina :) e una forte motivazione per superare la diffidenza iniziale…