Ecomamma

A costo di suonare un po’ pedantina, anche quest’anno risuono la campanella a favore di un Natale un po’ più sobrio ed ecocompatibile rispetto a quelli delle pubblicità. Non sto mica dicendo di non festeggiare… ma solo di farlo pensando un pochino anche al resto del mondo, che poi, mi risulta dovrebbe essere più o meno lo spirito di questa festa…

Allora, qui si trovano quattro o cinque indicazioni carine per limitare gli sprechi e i sovraccarichi di “monnezza” post-festiva. Magari sorvolerei sull’idea di far trovare a qualcuno sotto l’albero un contenitore per la raccolta differenziata, per giunta senza confezione regalo!!! Ecologici sì, ma così…

per il resto, limitare l’uso di sostanze tossiche, nocive o difficilmente smaltibili, cercare di usare confezioni riciclabili o facilmente degradabili, limitare gli sprechi e fare regali “intelligenti” anche dal punto di vista energetico non mi sembra una cattiva idea.

come ogni anno, comunque, mi piace anche segnalare qualche iniziativa da sostenere per quanti sentissero la necessità di fare acquisti che possano essere utili anche a chi ha necessità più impellenti delle nostre. Quest’anno ho scelto Emergency, che amo particolarmente, anche perché considero Gino Strada uno dei pochi “modelli” a cui mi piace potermi riferire (un altro, tanto per citarlo, è stato ed è tuttora il grande Tiziano Terzani).

A Roma e in altre città, Emergency ha organizzato dei mercatini davvero interessanti dove si trovano oggetti di ogni tipo, dai tradizionali panettoni, ai kimono, ai giocattoli di legno, all’arredamento etnico fino ai tappeti afgani. Ce n’è veramente per tutti i gusti e per tutte le tasche. Si possono comprare più o meno le stesse cose che ciascuno di noi finisce per acquistare in giro per negozi, con la differenza che qui, almeno, una parte dei soldi che spendiamo serve per dare una mano ai progetti di Emergency. E se vogliamo arrotondare con qualche euro in più, qualcuno da qualche parte nel mondo, ce ne sarà grato. E non è poco. Sul sito, si trovano poi i bigliettini di Natale e il Calendario. Mica tutti i regali devono essere grandi per essere buoni!

Insomma, fateci un giro e vedete un po’ se trovate qualche idea gradita! altrimenti, la Rete è piena di associazioni, ong, e compagnia bella che offrono gadget natalizi che aiutano a sostenere le loro iniziative. Ognuno ha le proprie simpatie.

Per i più piccoli, è sempre possibile trovare regali divertenti ed ecologici. Segnalo il sito Ecotoys, giusto perché è possibile fare acquisti online (anche se ora forse è un po’ tardi, ma magari per l’Epifania) ma anche in questo caso, le idee possono essere moltissime e un giro in qualche negozio di prodotti equo-solidali può sempre riservare qualche sorpresa. Sempre in tema di bambini, segnalo anche le raccomandazioni pubblicate dall’ospedale pediatrico Bambino Gesu di Roma. Tutto quello che genitori e nonni (forse soprattutto i nonni ;) ) dovrebbero tenere presente quando comprano un regalo!

BUON NATALE E FELICE 2008 A TUTTI!

e grazie tante per aver partecipato, contribuito, sostenuto me e questo blog.


In Italia si discute a ondate intermittenti sul futuro energetico del paese,insinuando in maniera ogni volta più esplicita la possibilità di riaprire le centrali nucleari come unica soluzione. Mentre noi facciamo questo, la vicina Germania pianifica di chiudere tutte le sue centrali a partire dal 2020.
Data anticipata rispetto alle previsioni del governo tedesco, anche grazie alla pressione esercitata dalle ancora forti influenze ambientaliste e da alune evidenze scientifiche.
Uno studio fra i tanti – perché tra i più recenti e perché interessa il tema del blog – merita di essere citato, tanto per mettere la pulce nell’orecchio per la prossima volta in cui sentirete dire che il nucleare serve e non fa poi tanto male.
La vicinanza a stabilimenti che sfruttano l’energia nucleare aumenta notevolmente il numero di bambini che sviluppano precoci e gravissime forme di cancro.
Lo studio è tanto più importante perché non proviene dalle “solite” associazioni ambientaliste, nell’opinione comune portate naturalmente all’esasperazione di certi “dettagli”.
Stavolta si tratta di uno studio dell’Università di Meinz, pubblicato ufficialmente su Pubmed, con tutti i crismi della scientificità e, addirittura, per alcuni ricercatori che hanno avuto modo di commentarne i risultati (se sapete il tedesco, trovate alcuni interventi sulla Suddeutsche Zeitung), probabilmente sottostimato.
I ricercatori di Meinz si sono concentrati, in particolare, sull’area attigua alla centrale nucleare di Krummel, dove è stato rilevato un eccezionale incremento delle leucemie, tanto infantili, quanto negli adulti.
Le analisi cariotipiche sul dna della popolazione ha rilevato un aumento considerevole della percentuale di cromosomi dicentrici, mutazione dagli effetti piuttosto gravi, inversamente proporzionale alla distanza dalla centrale. Alcune decine di adulti hanno mostrato di avere cromosomi dicentrici nelle proprie cellule linfocitarie e di avere trasmesso ai propri figli la mutazione, portando ad un aumento inconsueto nella media nazionale della leucemia infantile.
In parole povere: più vicino al reattore, più probabilità di sviluppare cancro e mutazioni genetiche e di trasmettere queste mutazioni ai propri figli, insieme all’aumentata possibilità di ammalarsi di leucemia.
Lo studio è molto articolato (150 pagine liberamente accessibili) e molto dettagliato ed è stato presentato al Ministero della salute tedesco perché possa servire da ispirazione e riferimento nella politica nucleare del Paese.
Utile sarebbe che questo genere di studi trovassero ampia diffusione anche lì dove questo tipo di danni, ancora, non sono presenti.
meglio prevenire…


La notizia è questa: un cucchiaino di miele aiuta ad alleviare la tosse notturna nei bambini. Wow, sai che novità.
Tutta la notizia è questa: un cucchiaino di miele aiuta ad alleviare la tosse nei bambini più efficacemente e con meno controindicazioni di quanto possa fare uno sciroppo specifico. A dirlo è un gruppo di ricercatori americani dell’Università della Pensilvania Pennsylvania* (vedi commenti ;) ). Gli studiosi hanno eseguito dei test su 105 bambini affetti da disturbi delle alte vie respiratorie, divisi in gruppi. A un gruppo è stato somministrato un farmaco comunemente presente nelle preparazioni da banco (il destrometorfano), un altro gruppo ha ricevuto un placebo e il terzo gruppo una generosa cucchiaiata di miele di castagno.
Il gruppo in cui i miglioramenti sono stati meno evidenti è stato quello dei bambini trattati con il farmaco, mentre il miele è risultato essere piuttosto efficace sia nell’alleviare la tosse sia, di conseguenza, nel migliorare la qualità del sonno di piccoli e adulti.
Il miele è ovviamente noto per le sue proprietà ed utilizzato in moltissimi rimedi casalinghi. Dal punto di vista scientifico, una delle caratteristiche del miele (in particolare di quello usato in questo studio, scuro e fluido) è proprio la sua viscosità che esercita sulle vie respiratorie un’azione meccanica emolliente. Inoltre, ha proprietà antiossidanti e antimicrobiche, tanto che può essere efficacemente utilizzato anche sulle piccole ferite.
Non è, però, indicato per i bambini di età inferiore a un anno, un po’ perché il miele attualmente disponibile in commercio può essere contaminato da vari elementi tossici, un po’ per il rischio botulino, sempre da tenere in considerazione.
Lo studio è interessante perché fa parte di una serie di esperimenti mirati a dare fondamenti scientifici e razionali a tante pratiche curative semplici, ma consolidate in diverse culture, finora guardate con una certa sufficienza, se non addirittura osteggiate, dalla medicina “ufficiale”.
E’ da notare che il farmaco non solo si è dimostrato meno efficace del rimedio naturale, ma addirittura non ha mostrato alcun beneficio rispetto al placebo, ovvero all’assenza totale di intervento, con in più le controindicazioni implicite più o meno in ogni medicina.
Il destrometorfano fa parte, tra l’altro, di tutta quella serie di molecole che la letteratura medica più attuale sta cercando di sradicare dall’uso pediatrico. Tolti questi farmaci e tutti quelli antinfluenzali, assolutamente sconsigliati per i bambini, poco restava per il diffusissimo e fastidiosissimo (ne so qualcosa) problema della tosse.
Mi auguro che questo tipo di ricerca, come metodologia e scrupolo scientifico, trovi sempre più ampia applicazione. E’ l’unico sistema, a mio parere, per dare dei fondamenti a tante consuetudini e credenze “popolari” o per, eventualmente, demolirne altre. Ma almeno non sulla semplice base del pregiudizio che “sintetico è meglio”.


Resto in tema di armi e divise, anche se mi sposto di latitudine. Ishmael Beah è un ragazzo, quasi un uomo, nato in Sierra Leone, che ora vive a New York e ha scritto un libro. Fino a qualche anno fa la vita di Ishmael era alquanto diversa. Imbracciava un fucile e faceva la vita del soldato nel bel mezzo di una guerra civile. Uno dei tanti, tantissimi, sempre troppi bambini guerrieri. A guardarli così, da lontano, li diresti bambini senza speranza. La cui unica speranza è forse quella di sopravvivere ogni giorno fino al giorno seguente. Di non essere uccisi e, chissà, forse anche di non dover uccidere nessuno. Li diresti bambini perduti. Anime che non potranno mai più essere recuperate ai sentimenti più “umani” – che c’è di più orribilmente umano della guerra – della tenerezza, della compassione, dell’amore. Diresti che non potranno mai godere del piacere di giocare, di studiare, di leggere un libro. Mai e poi mai di scriverlo.

Ishmael Beah dimostra che non è così. Che un bambino soldato può tornare ad essere un bambino e basta e poi un uomo capace di vivere con gli altri uomini, in pace. E magari anche di insegnare qualcosa agli altri, di trasmettere una conoscenza che, grazie a Dio e a tante altre cose meno divine, ci è altrimenti risparmiata.

Il suo libro si intitola A long way to go (Molta strada da fare). Per ora credo sia solo in inglese. Per gli anglofoni, comunque, potrebbe essere una buona idea comprarlo e contribuire alla causa di cui il giovane scrittore è diventato attivo promotore.
Qui, in inglese, un’interessante intervista:

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Qui un video tradotto in italiano, dal sito Unicef:

Download link

ps: su segnalazione di Elisabetta, ecco il link al libro tradotto in italiano!

Memorie di un soldato bambino