Del tutto casualmente (o forse no), girellando sulla Rete, mi sono imbattuta in un nome che mi ha aperto le porte di una storia personale e professionale incredibilmente affascinanti. Il nome è Consuelo Ruiz Velez-Frias. Si tratta di una di quelle donne incredibili che hanno attraversato il novecento come eroine di un romanzo o di un film iperrealista lasciandosi dietro, però, delle tracce importanti che non dovrebbero mai essere dimenticate.
Consuelo è stata innanzitutto una combattente. In tutto quello che ha fatto. E il suo mestiere era far nascere i bambini. Ne ha fatti nascere tanti, tantissimi, in una carriera lunga, anche quando non era più lei direttamente ad assistere ai parti (Consuelo è morta all’età di 91 anni), ma le ostetriche che si erano formate sotto la sua guida o leggendo i suoi preziosi libri.
Nata nella Spagna pre-franchista, la giovane Consuelo inizia la sua avventura di ribelle e comunista assistendo a comizi e facendone lei stessa. Vive l’esperienza del carcere, della deportazione, della separazione dal marito e dalla piccola figlia che ritrova, quasi miracolosamente, in una pensione di Madrid. Fugge dalle persecuzioni e approda in Francia, in Colombia, in Italia. Il suo spirito curioso, ribelle alle convenzioni e ai luoghi comuni, il suo interesse per i perché delle cose la portano a studiare e a documentarsi profondamente sulle meccaniche del parto. La sua esperienza quotidiana le permette di crearsi un’idea propria e delle proprie tecniche di assistenza alla nascita, fino a farle scrivere un primo manuale sulle tecniche psicoprofilattiche per un parto indolore (era il 1955 e non era prevista l’epidurale), osteggiato in ogni modo dalla categoria dei ginecologi e dal pensiero oltranzista cattolico che dominava la Spagna franchista e rivalutato in seguito grazie anche ad un intervento papale che dichiarava “non contrarie allo spirito cristiano le tecniche di attenuazione del dolore del parto”.
Da allora ai giorni nostri, l’attività di Consuelo nel promuovere la naturalità del parto e nel mettere al centro dell’evento della nascita la donna e il bambino e non le pratiche mediche è stata instancabile. Alla sua morte, era presidentessa onoraria dell’associazione Nacer en casa e scriveva cose di una lucidità e un’attualità impressionanti.
Ecco i paragrafi finali di una splendida “Lettera aperta al ginecologo del 21* secolo”:
<< Vorrei che gli ostetrici del 21° secolo provassero a vedere se la donna, sana e informata, è capace di partorire con la stessa tranquillità ed efficacia con cui esegue le altre funzioni fisiologiche. Non si perde nulla a provare, non si tratta di fare altro che avere pazienza e fiducia che la Natura è capace di compiere i suoi compiti senza necessità di essere rimpiazzata e che la donna del 21° secolo, a cui tante cose sono permesse in altri terreni, merita che la si lasci partorire, che le si permetta di conpiere una funzione normale perché la ritengo veramente capace di questo.Non si tratta di tornare al passato, ormai lontano. Ora la donna sa fare molte cose di cui non ola si credeva capace. Nell’attualità, la donna deve saper partorire, così come sa digerire, senza aiuto.
Non vorrei averla offesa con questa lettera, ho dedicato tutta la vita a studiare il parto e credo di sapere bene in che cosa consiste. E questa mia conoscenza non voglio portarla con me nella tomba, mentre le donne e i feti soffrono una malittia artificiale, una forma di partorire molto peggiore rispetto a quella che la natura aveva loro predisposto.>>
Tanto per dare un assaggio, traduco e allego anche alcuni passi di un suo bellissimo (e lungo) testo sulla nascita in casa.
<< il periodo di dilatazione
[...] In linea generale, la donna incinta ha un’idea molto sbagliata del travaglio. Crede che con poche contrazioni la cervice si dilati abbastanza da permettere il passaggio del feto e che la sua uscita sia improvvisa e veloce come lo sparo di un fucile. Non ha la minima idea del fatto che naturalmente e fisiologicamente, la dilatazione è preceduta da un periodo di ammorbidimento della cervice. Neppure sa che per ottenere l’apertura dell’orifizio cervicale, prima questo si deve appiattire contro il polo inferiore dell’utero, unendosi a questo per formare parte del segmento uterino inferiore. (more…)