Affronto il capitolo epidurale con una certezza: susciterà un po’ di polemica. Perciò, mi metto subito al riparo facendo due premesse.
- La mia posizione rispetto all’epidurale è critica, come è piuttosto chiaro fin dallo stesso titolo del blog.
- Il mio criticismo non implica alcun giudizio nei confronti di chi, invece, sceglie di avere l’analgesia.
Mi sembra che ci siano le basi per partire. E’ ovvio che nel piano del parto dovremo specificare se desideriamo avere l’analgesia oppure se la rifiutiamo completamente o, infine, se desideriamo mantenere aperta questa possibilità in caso decidiamo di farla a travaglio avviato. Sia nel caso ci sia la certezza di volerla, sia in caso si voglia mantenere aperta questa possibilità è quasi sempre necessario prenotare con qualche giorno di anticipo una visita con l’anestesista che si occuperà di somministrare l’analgesia.
La cosa assolutamente fondamentale è, comunque, che gli operatori sanitari a cui ci rivolgiamo (in primis il ginecologo) ci offrano un’informazione il più corretta e completa possibile riguardo ai pro e ai contro di questo intervento. In questo post mi limito ad elencare, senza andare particolarmente a fondo, alcuni dei punti fondamentali che dobbiamo tenere presenti al momento di prendere questa decisione e sui quali possiamo chiedere ulteriori delucidazioni. Tutte queste informazioni sono tratte sia dalle linee guida dell’Oms, sia dalle direttive di anestesiologia americane ed europee. In fondo aggiungerò i riferimenti per chi volesse accertarsi che non sto parlando per sentito dire.
I pro:
1. ovviamente, l’attenuazione o l’annullamento del dolore durante le fasi della dilatazione e dell’espulsione
2. il mantenimento dello stato di totale coscienza della madre, della sensibilità non dolorifica della parte inferiore del corpo e quindi la possibilità di vivere in maniera vigile e partecipe le fasi finali del parto, senza provare i dolori ad esse connessi.
3. in casi particolari, per esempio in madri con tendenza all’ipertensione o madri affette da diabete, la somministrazione dell’analgesia/anestesia epidurale può comportare effetti benefici e di controllo-regolazione della pressione arteriosa e del livello glicemico.
I contro:
1. nel momento stesso in cui si sceglie di sottoporsi all’analgesia, il parto cessa di essere fisiologico e diventa, per forza di cose, medicalizzato.
2. non sempre la somministrazione dell’analgesico è sufficiente ad ottenere l’effetto antidolorifico desiderato.
3. L’epidurale può comportare un prolungamento del travaglio e dell’espulsione e un aumento della probabilità di interventi operativi come forcipe, ventosa o cesareo.
4. in madri normotese o ipotesel’epidurale comporta in molti casi una diminuzione della pressione arteriosa – con annesso senso di nausea e tremori – che deve essere quindi costantemente monitorata ed eventualmente bilanciata attraverso altri farmaci.
5. Nel post-partum, possono verificarsi dolori lombari e/o cefalea prolungata
6. in rari casi possono verificarsi complicazioni di tipo neurologico.
Questo per quanto riguarda la madre. Ma dobbiamo tenere presente che al nascituro viene infusa una certa dose di farmaci attraverso la placenta, il che comporta una serie di effetti anche sul bambino. A parte i casi estremi di ipossia, anche grave, i nati da parti analgesizzati sono spesso più “pigri” e disorientati, tendono ad avere una termoregolazione più difficile, sono sottoposti immediatamente ad una serie di controlli ed interventi di monitoraggio più invasivi e disturbanti rispetto a quelli nati da parti fisiologici. Inoltre, l’avvio dell’allattamento per questi bambini è meno istintivo e necessita di una maggiore assistenza da parte di personale specializzato, cosa quasi mai realizzata nei punti nascita del nostro paese.
Questi sono alcuni dei punti fondamentali su cui bisogna interrogarsi al momento di scegliere se sottoporsi o meno all’analgesia epidurale. E’ molto importante farsi spiegare esattamente che tipo di anestesia ci verrà proposta (one shot, ovvero in un’unica dose che può essere ripetuta qualche ora più tardi, o in infusione continua fino quasi a parto avvenuto), e chiedere chiarimenti su ogni possibile effetto collaterale.
Solo a quel punto si potranno avere le basi per una scelta consapevole e lucida.
Se il timore della sofferenza o la consapevolezza di avere una soglia del dolore bassa o altre considerazioni di questo tipo portano una madre a ritenere di poter “godere” meglio del proprio parto in condizioni di analgesia, avrà comunque gli strumenti per cercare di ovviare ad alcune possibili conseguenze, chiedendo, per esempio, l’assistenza di una consulente per l’allattamento (p.e una Ibclc) nelle prime fasi del post-partum.
Qualche fonte (in inglese):
Una definizione e una spiegazione piuttosto chiara delle tecniche di somministrazione dell’epidurale
Cosa dice l’Oms: care in normal birth, pg 15
Un sito esaustivo su Epidurale e travaglio
Studio del 2007 su epidurale e allattamento (PubMed): Labor analgesia and breast feeding: avoid parenteral narcotics and provide lactation support. Camann W.
Per compilare un piano del parto correttamente è necessario percorrere tappa dopo tappa tutto il cammino che porta dall’ingresso nella struttura in cui si intende partorire fino alle dimissioni di mamma e bambino (a meno che non si sia già deciso di partorire in casa).
Una delle lezioni del corso di medicina che difficilmente dimenticherò è stata l’ultima del corso di istologia ed embriologia. Erano i tempi in cui il policlinico Umberto I era diventato “famoso” in tutta la nazione per le sue brutture strutturali ed igieniche. La lezione si trasformò in una sorta di divagazione sul mestiere del medico e di invito a non ripetere gli errori di tanti camici bianchi in servizio. Tra le varie cose che ci disse una mi sembrò tanto importante quanto lapalissiana: ragazzi, lavatevi sempre le mani!