Non sono una grande fan delle “ragioni per cui” bisogna allattare i propri figli. Trovo, francamente, che sia una sorta di controsenso far perno su motivazioni sanitarie o psicologiche che dovrebbero convincerci di quanto sia positivo allattare. Lo trovo un controsenso semplicemente perché allattare è ovvio. Come dice Gonzalez (e vabbè lo sapete che ho un debole per lui) allattare dovrebbe essere come camminare: nessuno che abbia la possibilità di camminare sceglierebbe di andare su una sedia a rotelle e non c’è bisogno che qualcuno ti spieghi che camminare è meglio, se è per questo che abbiamo gambe e piedi.
Detto ciò, riporto una notizia perché mi sembra interessante. E’ stato pubblicato uno studio dell’università di Pittsburgh effettuato su un numero piuttosto elevato di donne e per un periodo di tempo prolungato che aveva come obiettivo studiare gli effetti dell’età e dei cambiamenti ormonali (in particolare la menopausa) sulla salute delle donne. E salta fuori che nel campione preso in esame, le donne che hanno allattato al seno hanno una probabilità molto inferiore di ammalarsi di patologie vascolari, di diabete, di avere la pressione alta o di soffrire infarti. La percentuale è proporzionale alla durata dell’allattamento (maggiore la durata, minore la probabilità di ammalarsi), ma anche donne che avevano allattato per un solo mese durante l’arco della vita mostrano comunque una minore incidenza di malattie cardiovascolari in età avanzata.
L’interpretazione è molteplice: la prima spiegazione proposta dai ricercatori è che l’ossitocina prodotta dall’ipotalamo abbia effetti benefici sulla parete dei vasi sanguigni, effetti che si protraggono a lungo termine. La seconda possibilità, sostengono altri esperti, è che le donne che allattano e che lo fanno a lungo abbiano una maggiore propensione a vivere secondo stili di vita salutari e che questo le protegga dalle malattie tipiche di chi invece non si è trattato troppo bene.
La risposta non è definitiva. Il dato di fatto è che, se finora si è insistito parecchio sul fatto che il latte materno faccia bene ai bambini (stupore!), si è fatto meno per ricordare i benefici dell’allattamento sul corpo materno che, guarda caso, è “costruito” proprio per svolgere anche questa funzione, come dire… c’era da aspettarselo che male non facesse.
Già note sono, tra l’altro, le correlazioni tra allattamento materno e una minore probabilità di soffrire di osteoporosi dopo la menopausa, di diabete di II tipo, e di cancro dell’ovario.
Approfondimenti:
Da quando è iniziato il secondo semestre all’università la mia vita familiare è diventata un costante tentativo di conciliare lo studio, la frequenza obbligatoria, le ore in ospedale, con la cura delle bimbe, l’allattamento della piccolissima, gli impegni del papà, l’assenza di un contorno familiare che possa dare una mano. Ultimamente le cose stanno diventando un pochino più facili visto che la piccolissima comincia a cavarsela allegramente per qualche ora da sola col padre e che ha iniziato l’alimentazione complementare che, al momento, più che alimentazione è un passatempo. Altrimenti… non c’era alternativa. O perdere completamente l’anno accademico, cosa che mi sarebbe assai dispiaciuta, o frequentare con nanetta a carico. Nel senso letterale del termine. Ho pensato… perché no? Se da fastidio esco, che problema c’è? E così mi sono presentata a lezione (tra l’altro l’aula si trova in clinica pediatrica) con il mio fagottone (chiamarla fagottino con nove chili di peso mi sembra eufemistico) appeso nel marsupio, una buona dose di giocattolini, l’arma segreta sempre pronta – la sisa – e qualche compagnuccio e compagnuccia di scuola carini e disponibili a intrattenere la bimbetta in caso di necessità.