
La nanetta impegnata in BLW
Avevo già parlato qualche tempo fa, in merito al libro di Piermarini “Io mi svezzo da solo”, della mia volontà di tentare, per la seconda figlia, un tipo di svezzamento diverso da quello generalmente proposto dai pediatri da una trentina d’anni a questa parte. Dopo aver letto il libro ero ancora più convinta del fatto che si potesse evitare lo “stress” da svezzamento, anche perché già con la prima bambina le cose erano andate in maniera piuttosto naturale. Mi affascinava, però, l’idea che fosse il bimbo, così come nell’allattamento, a decidere tempi, modi e alimenti e non i genitori. Guarda un po’… anche la mia pediatra si sta occupando proprio in questo stesso periodo di studiare il metodo di svezzamento che gli anglosassoni chiamano “baby-led weaning“. Così, quando la pupetta raggiunge i sei mesi e comincia a dimostrarsi piuttosto affascinata da quello che mettono in bocca i genitori, bastano cinque minuti di conversazione con la nostra amata doc e voilà… il gioco è fatto. Anche noi baby led weaning.
Mi informo un po’, leggo qua e là, partecipo a qualche discussione sul bellissimo forum (in inglese), ma soprattutto mi diverto un sacco a guardare le foto dei bambini. E cominciamo.
Sono passati tre mesi, la bambina ora ne ha quasi nove. Mi sembra un buon momento per fare un piccolo bilancio e un resoconto dell’esperienza.
Faccio, come sempre, un paio di premesse, così tanto per inquadrare un po’ meglio la situazione. Il BLW è una figata! E questa è la prima premessa. La seconda è: il BLW non è per tutti. E questo l’ho spiegato anche alla nostra pediatra. Non ancora, e non in Italia almeno. Vediamo i perché di entrambe le cose.
Innanzitutto in cosa consiste il BLW. Faccio un super riassunto, perché chi è interessato troverà parecchio materiale in giro per la rete da cui trarre informazioni più dettagliate o, eventualmente mi può contattare direttamente per ricevere ulteriori spiegazioni. La base concettuale è la stessa che sottende al libro di Piermarini ovvero: i bambini sono il centro gravitazionale del loro approccio all’alimentazione, non i genitori. Perciò, soprattutto se si ha già familiarità con l’allattamento a richiesta, non è difficile rendersi conto di come un piccolo ci sappia guidare in maniera saggia verso l’approccio con gli alimenti integrativi.
Esistono alcune differenze tra quanto afferma Piermarini e l’approccio del BLW così come lo abbiamo affrontato noi. Per dirne solo una, che sono certa tranquillizzerà un po’ le mamme più apprensive, si cerca di introdurre i cibi uno alla volta per verificare eventuali allergie. Ma non certo con i tempi definiti dalle tabelle a cui siamo abituati.
Allora, si parte. Il bambino, per cominciare, deve saper stare seduto da solo e dimostrare un certo interesse al cibo, altrimenti non è pronto e si aspetta ancora un po’. Noi iniziamo quando la piccola ha poco più di sei mesi. Si siede al seggiolone a tavola con noi e prova. Quando abbiamo cominciato era inverno e sulla nostra tavola abbondavano verdure tipo broccoli, cavolfiori e amenità di questo tipo. Abbiamo iniziato con i broccoletti. Cotti al vapore, facili da afferrare, il bambino deve poter prendere in mano da solo il suo cibo e portarlo alla bocca. Un fiore intero di cavolfiore o di broccoletto, mezza carota o mezza patata, una coscetta di pollo parzialmente spolpata, sono comodi da afferrare e, cotti per esempio al vapore, hanno una consistenza giusta per le gengive. E qui viene il bello… Siamo abituati a pensare che il bambino debba mangiare solo cose frullate, passate, pestate, spiaccicate. Invece no! A sei mesi, o quando si dimostra pronto, il bimbo è perfettamente in grado di usare le gengive per triturare da solo pezzetti di cibo. Non ci credete? Non ci credevo tantissimo nemmeno io. Ma è vero. Solo, bisogna essere capaci di mantenere la calma e di avere fiducia quando, ai primissimi tentativi, il bambino sembra soffocare e produce suoni non proprio rassicuranti. Non temete, non ho torturato mia figlia. Il bimbo non soffoca affatto, semplicemente non è abituato alla consistenza dei cibi solidi e quando questi vengono a contatto con l’epiglottide istintivamente il bimbo tossisce o ha riflessi simili a conati, che gli servono a liberare le vie respiratorie. E’ fisiologico, non è pericoloso e, anzi, serve al bambino ad imparare. E’ solo una fase e dura piuttosto poco, almeno nel nostro caso è stato così.
Bastano poche settimane e il bambino sviluppa un’autonomia e un’indipendenza a dir poco stupefacenti. Noi abbiamo imparato un sacco di cose su nostra figlia. Abbiamo imparato che le piace farsi riempire di cibo un cucchiaino e metterselo in bocca da sola. Quando è pulito ce lo restituisce, quando non ha più fame lo butta. Abbiamo capito immediatamente che cosa le piace e cosa no (pochissime cose, a dire il vero, tra cui la banana che tutti pensano sia la preferita dei bambini). Gestisce da sola le quantità di cibo che ingerisce, sa sputare quando ha la bocca troppo piena, sa masticare quando i pezzetti sono troppo grossi e, se proprio è in difficoltà, apre la bocca e lascia che la aiutiamo. Cosa mangia? A nove mesi: tutto. Sì, tutto quello che mangiamo noi. Pasta (poca perché a me non piace ehehe), riso, legumi, carne, pesce, pomodori (sì… anche i pomodori), pizza, grana, yogurt, frutta e verdure di ogni tipo. E tutto esattamente come lo mangiamo noi, con i nostri condimenti, le nostre spezie (che uso in modo un po’ più morigerato del solito), il nostro sale (pochissimo anche per noi).
Già così, si capisce perché il BLW è una figata. Niente pappe, niente brodino vegetale, niente tabelle da seguire pedissequamente, niente sedute interminabili al seggiolone, niente frullatore. Solo pranzi e cene in famiglia, con una boccuccia in più da sfamare. E’ bello perché si assiste allo sviluppo del senso del gusto, del piacere di mangiare, di condividere il cibo con i grandi, perché si vede il proprio bambino esprimersi in maniera libera, mostrare il proprio carattere, le proprie preferenze. E’ bello perché l’alimentazione del bambino non viene gestita come un “problema”, ma come un piacere, un fatto naturale. E’ bello perché è, a mio avviso, il naturale sbocco di un allattamento a richiesta e di una “politica” educativa basata sulla libera espressione del bambino e sulla fiducia nelle sue abilità, nelle sue capacità di riconoscere i propri istinti primari: la fame, la sete, il sonno, il bisogno di affetto.
Adesso vi dico perché non è per tutti. Ci vorrà parecchio tempo perché il BLW si affermi anche in Italia. I motivi sono evidenti: innanzitutto la perdita di controllo. Le mamme italiane sono spesso talmente ossessionate dalla necessità di controllare tutto che a volte si preferisce il biberon al seno solo perché nel biberon si vede quanto il bambino mangia. Se poi si lascia che il bambino mangi da solo anche i cibi complementari, il controllo sulle quantità non esiste e questo può essere fonte di ansia. Va da sé che i bambini tendono a mangiare quantità decisamente inferiori a quelle che generalmente le mamme riescono a dare loro con il metodo “tradizionale”.
Ancora: perché si possa realizzare con successo il BLW è necessario… cucinare! Sì, è necessario che questo avvenga in una famiglia dove si mangia in maniera sana ed equilibrata almeno due volte al giorno. Sembra idiota? No. Non lo è. Conosco diverse famiglie in cui i fornelli vengono accesi solo il sabato e la domenica (se non si va al ristorante) e dove il resto dei giorni l’alimentazione è delegata alla mensa scolastica per i bambini cresciutelli. Il pranzo scolastico diventa praticamente l’unico vero pasto. Per il resto: merendine al pomeriggio e piatti pronti surgelati e scaldati al microonde la sera. In una famiglia così organizzata è impensabile proporre il BLW per un bambino di sei mesi. Meglio le pappette e gli omogeneizzati. Baby led weaning significa sì far partecipare il bambino all’alimentazione della famiglia, ma non quando questa è costituita principalmente da patatine e piatti riscaldati.
Ancora: il BLW è una cosa sporca. Sporchissima. Mettete un bimbo di 6 mesi davanti a un piatto con del cibo e troverete il suddetto cibo in qualsiasi angolo più recondito della stanza in cui si trova il bimbo. Senza contare che dopo il pranzo o la cena dovrete probabilmente cambiare il pargoletto da capo a piedi e immergerlo in una vasca da bagno. Noi abbiamo ovviato cercando di utilizzare vestitini non proprio di pregio al momento del cibo (e adesso che fa caldo di non utilizzarli proprio). Se poi si vuole essere precisi precisi, allora si può anche mettere un bel telo sotto il seggiolone in modo da raccogliere tutto in un colpo solo quando il pasto è terminato.
Per quanto mi riguarda, per come sono fatta io e per come gestiamo la nostra organizzazione familiare, il BLW è fonte di grandi soddisfazioni, di zero ansie e stress e di grande divertimento a tavola. Inoltre, posso tranquillizzare quelli che già stanno pensando a reazioni allergiche, carenze vitaminiche, squilibri alimentari vari… che questi problemi non si pongono minimamente. Un bimbo sano, allattato felicemente in modo esclusivo fino ad almeno sei mesi è perfettamente in grado di mangiare e digerire qualsiasi alimento. Il Blw non impedisce di introdurre i cibi in maniera graduale, uno dopo l’altro, per identificare eventuali allergie, che poi non è che siano così tante come si crede. Magari si fa un po’ più di attenzione con certi tipi di frutta, con il pomodoro e l’uovo, ma senza troppe ansie. Non c’è bisogno di aspettare i due anni d’età, né di dargli un alimento solo per settimane prima di introdurne uno nuovo. Questo è un metodo necessario quando si svezzano i bambini a quattro mesi, ma dopo i sei le cose sono totalmente diverse. Per quanto riguarda le quantità: il bambino mangia quando ha fame e smette quando è sazio. A volte basta una pennetta o due cucchiaini di riso, a volte ci vuole mezzo piatto. Il fatto che a nove mesi mia figlia pesa circa dieci chili potrebbe costituire un elemento rassicurante, ma non serve neppure avere figli grassi per fidarsi sul fatto che siano perfettamente in grado di sapere quando mangiare e quando smettere di farlo. E poi c’è il latte, tanto, sempre, ogni volta che vuole.
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A otto mesi e molta ciccia la mia seconda bimbetta non ama molto andare a quattro zampe. Ci prova, ci riprova, poi si spiaggia pancia a terra e piange. Le piace molto di più stare in piedi, così ha le mani libere per acchiappare tutto quello che vede e cercare di farlo a pezzi. Con la prima nanetta la cosa era stata piuttosto semplice. Un giorno, intorno ai sette-otto (ma la mia memoria non è molto precisa in queste cose) ha iniziato a gattonare. E’ diventata sempre più brava e veloce. E non è che avesse tutta questa fretta di alzarsi e camminare. Pensavo che il fatto che entrambe le mie figlie trascorrono moltissimo tempo sul pavimento avrebbe reso ovvia questa fase per tutte e due allo stesso modo. Ma no. Allora ho dato un’occhiata in giro per capire come funziona davvero questa storia del gattonamento.
Da quando è iniziato il secondo semestre all’università la mia vita familiare è diventata un costante tentativo di conciliare lo studio, la frequenza obbligatoria, le ore in ospedale, con la cura delle bimbe, l’allattamento della piccolissima, gli impegni del papà, l’assenza di un contorno familiare che possa dare una mano. Ultimamente le cose stanno diventando un pochino più facili visto che la piccolissima comincia a cavarsela allegramente per qualche ora da sola col padre e che ha iniziato l’alimentazione complementare che, al momento, più che alimentazione è un passatempo. Altrimenti… non c’era alternativa. O perdere completamente l’anno accademico, cosa che mi sarebbe assai dispiaciuta, o frequentare con nanetta a carico. Nel senso letterale del termine. Ho pensato… perché no? Se da fastidio esco, che problema c’è? E così mi sono presentata a lezione (tra l’altro l’aula si trova in clinica pediatrica) con il mio fagottone (chiamarla fagottino con nove chili di peso mi sembra eufemistico) appeso nel marsupio, una buona dose di giocattolini, l’arma segreta sempre pronta – la sisa – e qualche compagnuccio e compagnuccia di scuola carini e disponibili a intrattenere la bimbetta in caso di necessità.