Ecomamma

Un bel po’ di tempo fa avevo parlato della quasi impossibilità di reperire sul mercato bambolotti che non fossero alimentati con il biberon e non avessero almeno un ciuccetto in dotazione. Le bambole allattate al seno erano confinate nella nicchia della produzione “alternativa” o equo-solidale.
Dalla Spagna, in particolare dalla provincia di Alicante nota per la produzione di giocattoli, arriva la prima svolta in questo settore. Si chiama Bebé Gloton, che tradotto in italiano potrebbe essere qualcosa tipo “piccolo golosone”, ed è il primo bambolotto industriale, genere Ciccio Bello per intenderci, che si alimenta di latte materno.

La bambola viene venduta in kit con una specie di top-maglietta che la proprietaria del giocattolo dovrebbe indossare per alimentare il proprio bimbo. All’altezza del seno ci sono due fiorellini o due stelline che, quando la bocca del bambolotto si avvicina, innescano il meccanismo che fa muovere le labbra al bimbetto mimando la suzione. Quando il bebè è sazio, la bimba gli farà fare un ruttino dandogli qualche pacchettina sulla schiena. Ecco il video di presentazione in cui si vede il bambolotto in azione.
La bambola è una bella novità, ma non del tutto… Pur essendo allattato, infatti, il piccoletto arriva in commercio provvisto di succhiotto!! E vabbè a quanto pare il ciuccetto è ancora un optional irrinunciabile per vendere le bambole.
In Spagna il bebè gloton sarà in vendita a partire da ottobre. Non so se sarà disponibile anche in Italia, ma la Rete è grande e le sue possibilità non infinite… ma quasi.


Tags: ,

Ci sono delle notizie che non sembrano di per sé molto importanti, ma che per qualche motivo mi aprono uno squarcio su qualcosa che era rimasto come sopito da qualche parte, in attesa di una scintilla per poterne parlare. Questa è una di quelle.
Si parla di Sindrome di Tourette, disturbo neurologico dalle caratteristiche estremamente variabili e non sembre facili da codificare, ma che sembrano essere generate da alterazioni della trasmissione nervosa attraverso il circuito della Dopamina, un po’ come capita nel Parkinsons (ma in senso sintomatologicamente opposto) e in altri disturbi neurodegenerativi.
Uno dei sintomi più macroscopici della Tourette sono i tic motori, che possono variare in una scala enorme: da piccolissimi movimenti involontari, a una serie di tic che rendono quasi impossibile lo svolgimento di normali azioni quotidiane e la vita di relazione.
Alla sindrome di Tourette, però, è anche associata una forte componente creativa, tanto che si ritiene che molti geni artistici del passato e del presente fossero affetti da questo tipo di disturbo (per esempio Mozart).
Fino a qualche tempo fa si riteneva che la sindrome fosse piuttosto rara. Invece, e questa è la notizia che ha dato il la a questo post, sembra che sia molto più diffusa di quanto si ritenesse.
Negli Stati Uniti si arriva a stimare che da 3 a sei giovani su mille ne siano affetti, in misure diverse. Questo allargamento della stima di morbilità è ovviamente dovuto all’allargarsi della definizione di sindrome di Tourette da un quadro clinico estremamente serio a una variabilità molto maggiore, in cui sono inclusi sintomi non sempre di facile riconoscimento o di sicura attribuzione. Ma perché vale la pena di sottolineare questo dato? Innanzitutto perché la sindrome di Tourette si manifesta nella maggior parte dei casi in giovanissima età. La diagnosi viene spesso fatta su ragazzini di età compresa fra i 6 e i 14 anni. Si può solo immaginare che cosa possa significare per questi giovanissimi e per le loro famiglie avere a che fare con questo tipo di diagnosi. Il problema non è tanto la malattia in sé. I gradi di sintomatologia sono infatti talmente ampi che nella maggioranza dei casi non si tratta di problemi invalidanti. Ma parliamo comunque di ragazzini in età scolare, con esigenze particolari alle quali dubito che la scuola (e non solo quella italiana) sia preparata a far fronte. I bambini con sindrome di Tourette hanno un cervello vivace e veloce. Talmente veloce che funziona in maniera intuitiva, per associazioni rapidissime. Non è adatto all’apprendimento graduale e logico-associativo tipico dell’educazione scolastica tradizionale. E’ anche un cervello estremamente creativo. Talmente creativo da trovare in particolare nella musica, ma anche nelle arti figurative, non solamente importanti sfoghi dal potere terapeutico, ma vere e proprie espressioni di talenti geniali, di capacità fuori dal comune. Vi invito a guardare su Youtube il filmato relativo al rientro sulle scene di Nick van Bloss, talentuoso pianista britannico, affetto da una forma particolarmente feroce di sindrome di Tourette che sembra placarsi esclusivamente nel momento in cui il giovane mette le mani sulla tastiera del pianoforte.
Al momento non vi sono terapie specifiche risolutive per la sindrome di Tourette, anche se vi sono una serie di medicinali utilizzati per mitigare gli effetti collaterali del disordine della Dopamina, ossia i movimenti involontari e i tic nervosi.
Entrare nel mondo delle patologie nervose è, comunque, mettere piede in un territorio sconnesso e variegato, quasi totalmente ignorato dall’opinione pubblica, dalle strutture sociali e, in parte, anche dalla ricerca medicoscientifica. Ma se diamo ascolto a queste cifre ci rendiamo conto che non stiamo parlando di numeri trascurabili, non stiamo nel pure ingiustamente abbandonato settore delle “malattie rare”. Se ci limitiamo a pensare ai giovanissimi e mettiamo assieme il numero di ragazzini a cui viene diagnosticata una forma di autismo, la sindrome di Tourette o la sindrome da deficit dell’attenzione il numero sale vertiginosamente. E’ una grossa percentuale di figli, di studenti, di compagni di scuola che possiede un cervello che funziona in modo un po’ differente dalla massa. Che apprende in modo diverso, che si relaziona in modo diverso, che crea in modo diverso. Conoscere queste modalità, imparare che non si tratta di elementi pericolosi da emarginare e isolare, ma che potrebbero invece costituire un’occasione per ripensare la didattica in generale, la scuola, le strutture sociali destinate ai ragazzi, sarebbe un punto di partenza importantissimo non solo per i giovani che soffrono di questi disturbi, ma anche per tutti gli altri.
Ecco alcune risorse per conoscere un po’ meglio la sindrome di Tourette:
What is tourette syndrome?
Associazione sindrome di tourette
Tourette.it


Tags:

Chi ha un bambino affetto da qualche forma di dermatite lo sa. Tra creme e vestiti di stoffe naturali che non provochino irritazioni si spende un capitale, sempre che si riesca a trovare quello che si cerca. Finché si tratta di biancheria intima e lenzuola, poi, ancora ancora si trova, ma quando si cercano capi di abbigliamento, soprattutto per una femminuccia… allora la tristezza impera. Non si capisce perché, ma sembra che organico debba essere sinonimo di noioso, oltre che dispendioso. Qualcuno, però, ha pensato di fare di necessità un business, con un discreto successo. Nelle mie peregrinazioni online mi sono imbattuta per caso nella storia di Mari Carmen e sono andata a dare un’occhiata al suo sito. L’avessi fatto prima mi sarei risparmiata un bel po’ di tempo e anche una discreta quantità di soldi.
Mari Carmen è una signora spagnola che ha vissuto un bel po’ di tempo a Londra, dove è nata la sua prima figlia. Dopo pochissimo, alla bambina viene diagnosticata una grave forma di dermatite allergica e Mari Carmen si trova a dover cercare abbigliamento di tessuti compatibili con la sensibilissima pelle di sua figlia. Lei, però, ha fatto un passo in più e, tornata in Spagna, ha pensato bene di riunire in un’unica vetrina online tutta una serie di prodotti adatti ai bambini che hanno problemi di pelle, dai cosmetici per il bagnetto, alle lenzuola, ai vestitini, alle scarpe. E ce n’è anche per le mamme in attesa. Il sito è fatto bene, in inglese e in spagnolo, con un settore dedicato anche alla merce in saldo.
Ma la caratteristica principale  sono i prezzi, almeno per quanto riguarda l’abbigliamento, decisamente bassi rispetto a tutte le altre marche “bio” di cui pullula la rete. I vestitini sono carini e costano quanto quelli di Dpam o di HM, lo stesso dicasi per tutti gli altri prodotti. In più, la spedizione viene fatta dalla Spagna o da Londra, quindi non si devono affrontare tariffe intercontinentali.


Tags: , ,

Spezzo questo lungo silenzio fatto di tentativi di conciliare il mio sogno di diventare medico con la mia felice condizione di neo-neo mamma per segnalare in breve una notizia che trovo piuttosto interessante. La Francia sta progettando una nuova regolamentazione in materia di telefoni cellulari. La proposta include il divieto di acquisto di telefoni indirizzati a bambini con meno di sei anni e la drastica regolamentazione della pubblicità di cellulari rivolti a un pubblico di bambini e adolescenti. Inoltre, tutti i modelli di cellulari dovranno essere venduti con annessi gli auricolari. Tutto questo sulla base dei dubbi che ancora persistono riguardo all’effetto di una prolungata esposizione alle onde elettromagnetiche sulle cellule neuronali dei giovani e giovanissimi. In mancanza di dati scientifici certi che avallino il fronte di chi nega che ci siano effetti deleteri sulla salute, la Francia decide di agire sulla base della supposizione che l’uso del cellulare possa avere controindicazioni, in particolare per i più piccoli. Mi sembra un atteggiamento razionale, visto che, nel dubbio, è meglio eccedere in cautela piuttosto che ritrovarsi fra dieci o vent’anni a gestire una generazione di persone con danni causati da un uso incongruo del cellulare. E poi, diciamoci la verità, ma che cavolo se ne deve fare un bimbo di sette anni del telefonino?


Volevo scrivere qualcosa prima di Natale, ma tra esami, bambine urlanti, preparativi vari, mi sono persa. E poi… il Natale peggiore che riesca a ricordare. Lasciamo stare… Torno dopo un bel po’ per segnalare un libro che sarebbe stato molto bene sotto l’albero, magari l’albero di una futura mamma, o di una mamma recente.  Ma magari c’è ancora il tempo per metterlo dentro una calza un po’ alternativa. E’ anche un libro perfetto per le nonne e per tutte le persone della generazione immediatamente precedente alla nostra, imbottite di convinzioni “scientifiche” e papponi industriali. Si tratta del libro “io mi svezzo da solo”, del pediatra Lucio Piermarini, edito da Bonomi.
Un po’ sulla scia di voci come quella di Gonzalez, Piermarini realizza una sorta di rivoluzione copernicana per quanto riguarda lo svezzamento dei bambini, ma anche, in un certo senso, il modo di affrontare il rapporto quotidiano con le necessità primarie dei propri figli. La rivoluzione copernicana consiste nel fatto che al centro dell’universo del bambino c’è… il bambino, e che, in generale, lui sa quello che deve fare quando si tratta di necessità basiche tipo nanna, pappa, cacca. Il concetto fondamentale è quindi: svezzare un bambino non è necessario. Non perché si continua a nutrirlo a latte per tutta la vita, ma perché ai cibi integrativi ci arriva da solo, quando la natura stabilisce che è pronto a farlo. Quindi: seguiamo il concetto che prima dei sei mesi il corpo e i meccanismi fisiologici del bambino non sono adeguati all’assunzione di altro cibo se non il latte (preferibilmente materno o la formula). A partire da quel momento, inutile dannarsi la vita con liofilizzati, omogeneizzati, brodini vegetali e compagnia bella. Il bambino ci guiderà da solo attraverso la scoperta più o meno graduale dei cibi che vede ogni giorno sulla tavola dei suoi genitori. Un assaggio di qua uno di là, imparerà a gustare i sapori dei grandi, con l’unico accorgimento di proporgli i cibi spezzettati a misura di gengive. Secondo Piermarini (e anche secondo me ;) ) questo modo di affrontare il passaggio dal latte a il latte-e-tutto-il-resto rende la vita più faci; ai genitori, che si vedono liberati di tabelle di introduzione di cibi, di scatolette, di macchinette omogeneizzatrici, di spese superflue, di stress e di piccoli fallimenti quotidiani.
Tutto questo va a naturale vantaggio di un futuro alimentare più corretto, equilibrato e sereno. Troppo semplice? E che ci sarebbe di male?
Uno degli aspetti che rendono questo libro particolarmente gradevole è proprio la semplicità. Un approccio anche ironico e autoironico, fatto di dialoghi con ipotetici (ma nemmeno tanto) genitori alle prese con le prime pappe e i consigli degli “esperti”. Ma anche un’aperta dichiarazione di colpevolezza di un pediatra capace di riconoscere che negli ultimi vent’anni, una generazione di medici non ha saputo mettere in discussione dei dettami rivestiti di un manto di scientificità pur essendo privi dei requisiti fondamentali per esserlo: le prove sperimentali. IL riconoscimento di una colpevolezza in parte giustificata dal desiderio di fare bene, in parte macchiata dall’interesse fomentato dalle industrie per l’alimentazione infantile.
Un libro che fa bene alla salute. E anche allo spirito.

Io mi svezzo da solo, Lucio Piermarini, edizioni Bonomi, 14,90 euro.

ps: se non ci si vede prima… FELICE ANNO NUOVO A TUTTI VOI! e grazie per un altro anno passato insieme


Older Posts »