Torno dopo una lunga pausa per parlare, ancora una volta, di allattamento. Questa volta il pretesto è una mail di aggiornamento dell’Ibfan riguardante la prossima settimana mondiale dell’allattamento. Il tema di quest’anno è l’allattamento al seno in situazioni di emergenza.
Emergenza significa un sacco di cose. Situazioni alle quali generalmente preferiamo pensare come lontane da noi, poco attinenti alla nostra vita quotidiana, o alle quali non pensiamo affatto. Ma non stiamo parlando solo di fame, carestie, guerre, cose che comunque sono vita quotidiana in un sacco di posti non molto lontani da noi. Parliamo, per esempio, di un vicinissimo terremoto.
Un cataclisma come quello che ha portato morte e distruzione in Abruzzo poco tempo fa ha enormi ripercussioni sulla vita di un neonato e della sua mamma. Anche per quanto riguarda l’alimentazione e i rischi per la salute che questa porta con sé. Se ci fate caso è uso comune quando si parla di aiuti umanitari per popolazioni che hanno subito danni di questo genere chiedere anche la donazione di latte in polvere per neonati. Può sembrare un gesto di importante generosità e, in parte, lo è, ma porta con sé anche alcune considerazioni che è importante fare.
Sul sito del Mami, nelle pagine dedicate alla Sam 2009, si trova anche una sezione riguardante proprio le donazioni di latte artificiale e la pratica dell’allattamento al seno in situazioni come quella del terremoto dell’Abruzzo. Ecco che cosa si dice:
Donazioni ‘generose’: più dannose che utili!
Durante i soccorsi che sono seguiti al terremoto in Indonesia nel 2006, la distribuzione gratuita di latte artificiale a bambini al di sotto dei due anni portò ad aumentarne l’utilizzo tra i bambini allattati. La diffusione di diarrea raddoppiò nei bambini a cui venne donato latte artificiale (25%) rispetto ai bambini che non ne ricevettero (12%). 13
Le industrie che commercializzano alimenti per bambini possono considerare le emergenze come ‘opportunità’ per entrare nel mercato o rafforzarlo o per migliorare le pubbliche relazioni.
Persone ed organizzazioni non-governative (ONG), inconsapevoli dei rischi e in buona fede, potrebbero donare latte artificiale, altri sostituti del latte materno e articoli per l’alimentazione infantile.
Organizzazioni umanitarie e altri potrebbero ricevere e distribuire gratuitamente queste donazioni senza nessuna consapevolezza degli aumentati rischi per la salute e la sopravvivenza infantile.
Nelle situazioni di emergenza sono state registrate molte violazioni del Codice, associate a donazioni di sostituti di latte materno e accessori connessi. Tali violazioni sono state perpetrate da ONG nazionali ed internazionali, dai governi, dalle forze armate e da individui.
Si parla dell’Indonesia, ma non è che in altre parti del mondo la situazione dovrebbe essere molto diversa.
Si parla anche di luoghi comuni che riguardano l’allattamento in situazioni limite come, per esempio, lo stress, la malnutrizione materna, la violenza sessuale, l’Hiv.
In estrema sintesi il concetto è che l’allattamento al seno è fondamentale in situazioni fisiologiche, ma può salvare la vita di un neonato o di un bambino piccolo in situazioni di emergenza. Diffondere le informazioni corrette a tutti i livelli coinvolti nella gestione di un’emergenza diventa essenziale nei momenti di necessità.
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August 30th, 2009 at 8:36 pm
@Laura:
infatti, quello che dice il tema della SAM 2009 è questo!
L’obiettivo non è mica proibire di distribuire LA gratuito in caso di catastrofe naturale, ma è quello di sensibilizzare verso il fatto che, in caso di emergenza ancor più che nella normalità, il LA è l’ULTIMA scelta da fare, dopo il LM della mamma, il LM di una balia e il LM di banca del latte.
Invece partono tutti sparati donando quantità spropositate di LA, con la solita solfa che alla prima mezza difficoltà una mamma non può allattare, in situazioni in cui non è nemmeno disponibile dell’acqua pulita. Quindi è garantito (e dimostrato) che il LA verrà usato anche da chi non ne avrebbe necessità. Questo significa in alcuni casi condannare a morte un neonato, mentre invece cercare un’altra mamma disponibile ad allattare un bambino che prendeva LA e/o nel frattempo spiegare alla mamma che può riallattare significa la vita.
Tu mi parli di scegliere tra LA e acqua di bollitura del riso: si tratta di scegliere tra un’alterativa di serie B e una di serie C, mentre invece si potrebbe dare l’alternativa di serie A con un minimo di sforzo (di chi si occupa di scelte strategiche nelle emergenze, non parlo dello sforzo delle madri).
Hai dato un occhio al link del MAMI? E’ spiegata molto bene la situazione. Non si parla tanto qui del caso singolo, della singola mamma che può aver bisogno del LA (e nessuno glie lo nega) si parla di scelte politiche, strategiche.
Per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo o del terzo mondo, alcuni hanno dei tassi di allattamento bassissimi, molto più bassi che da noi, anche perché in alcuni paesi non ci sono leggi che vietino un marketing molto aggressivo e diretto dei produttori di LA.
August 30th, 2009 at 4:50 pm
Tra l’altro in seguito ad un trauma è forse psicologicamente meglio (non so se mi spiego) che un bebè riceva un seno anchè un biberon, più tutti i benefici che già sappiamo (anticorpi, no intolleranze ecc…). Però penso anche al Centro che a Roma aiuta le mamme indigenti (ho visto un servizio in TV), mamme che nutrono i bimbi di 3 mesi con acqua di bollitura del riso o delle patate, chiaro si dovrebbe avere il servizio volontario di mamme che allattano ma tra l’acqua di patata e il LA io se fosse mio preferirei il 2′ pur a malincuore per non poter o saper dare il mio. Allora forse dovrebbero iniziare le associazioni umanitarie, le Ong, le Onlus che pur già facendo uno splendido lavoro potrebbero iniziare a incentivare il “Servizio Balia” (o la Banca del latte dove possibile) magari sostenute da associazioni che promuovono l’allattamento al seno.
August 30th, 2009 at 4:42 pm
Dunque, io penso alla mamma a L’Aquila alla quale dopo il crollo di una casa e magari qualche lutto si tova nel Container con un bebè, intanto non è escluso che non sia per qualche motivo in grado di allattare, a quel punto se non conosce altre mamme che allattano, tra quelle che hanno bimbi lattanti, mi sembrava solo eccessivo scagliarsi contro il LA, è ovvio e lo ripeterò fino all’esaurimento che il LM è molto meglio, è la cosa naturale! Ho la sensazione che in Indonesia e paesi con condizioni economiche simili l’allattamento al seno si più diffuso per cultura e perchè anche i più poveri possono disporne (se non ci han già messo lo zampino le famigerate multinazionali).
Insomma mi pare stia diventando un accanimento, ci sono 1000 altre cose che nuocciono ai bambini ma nessuno ne parla eppure io ne ho lette di cose in rete…
Ti do’ ragione sull’acqua il mio non tollerava neanche la Sangemini; sulla conservazione se chi di dovere avesse la volontà, si troverebbe il sistema, tra l’altro ho letto (ma correggimi se sbaglio) che il LM in freezer dura circa 2 mesi, il LA già fatto dopo 1 h va buttato (credo che prolifichino batteri al suo interno)
August 26th, 2009 at 5:27 pm
Dimenticavo: ottima iniziativa fare le banche del latte per chi proprio non allatta, ma in situazioni di emergenza sono ancora più ingestibili del latte artificiale (es. catena del freddo, conservazione, manipolazione… un macello insomma!).
E’ molto più sicuro far allattare i figli da un’altra mamma che allatta (che avrà latte a sufficienza in quanto la produzione di latte dipende dalla suzione del bambino, se succhiano in due ci sarà latte per due).
August 26th, 2009 at 5:23 pm
@Laura: non ho capito il tuo ragionamento, forse mi è sfuggito un passaggio.
Dato che in situazioni di emergenza non è possibile evitare certi alimenti, perchè magari non c’è altro, è meglio dare il LA e non allattare?
E’ meglio che un bambino abbia le coliche o che si prenda la dissenteria (della quale un neonato può morire)?
Sono certa di aver capito male.
Se ti leggi la pagina della SAM di cui c’è il link qui sopra, vedrai che è una falsa credenza quella della mamma che perde il latte per lo shock.
Qui si parla di difendere l’allattamento al seno non tanto per dire “oh! quanto è figo allattare”, si parla di allattamento al seno come intervento di salute pubblica, come “medicina” per evitare epidemie che tra i neonati farebbero un macello.
Si parla del riallattamento, dell’allattare bambini non propri in situazioni di emergenza.
Se sei in una situazione disperata (vedi Indonesia o mille altre analoghe) non ci sono le condizioni per preparare un LA sicuro, si rischia di fare una strage di bambini. Allora è meglio innanzitutto aiutare e sostenere le madri che già allattano, e poi, perchè no, o tentare la via del riallattamento per chi usa il latte artificiale o fare come una volta, cioè fare le balie (quindi allattare bambini non propri). Non mi sembra una cosa così scandalosa o complicata.
August 23rd, 2009 at 11:30 am
Beh ad esempio ogni volta che io mangiavo latticini nel breve periodo in cui sn riuscita ad allattare il bimbo aveva coliche + forti, poi non mi risulta che mangino molto cose tipo aglio (può alterare il sapore del latte), spezie forti a meno che siamo in India e lì ci sono stra-abituati. Poi vanno visti i casi a sè, io conosco una mamma che mentre allattava prendeva la pillola. E’ chiaro che in Botswana si può morire a causa dell’acqua ma non è che il responssabile è il LA. Sarebbe più semplice salutare e naturale istituire le banche del latte materno, le industrie produttrici chiaramente la pensano come le multinazionali del petrolio riguardo l’auto elttrica.
August 23rd, 2009 at 9:35 am
Cara Laura, quali sarebbero gli alimenti che fanno male al latte e che in emergenza non si riescono ad evitare? A parte alcolici ed altre medicine una mamma che allatta può mangiare ciò che vuole.
Sono d’acordo con te che è bene avere il LA a portata di mano per chi proprio ne avesse bisogno, ma il rischio è che che si tenda a dare falsa informazione per incentivarne l’uso. Meglio quindi supportare e incentivare la corretta informazione sull’allattamento, che purtroppo è ancora carente anche in un paese MODERNO come il nostro.
Proprio su IBFAN leggevo ieri che il LA dato a bambini figli di madri con HIV ha comunque alti indici di mortalità in paesi “in emergenza” come il Botswana a causa dell’acqua sporca con cui viene diluito.
August 22nd, 2009 at 10:31 pm
In molti bsmbini cambiar latte può essre fastidioso. A volte poi ci sono fenomeni di vera e propria intolleranza; lungi dal difendere le multinazionali del latte, il mio primo impulsivo pensiero leggendo questo post è però: c’è un’alternativa? Le mamme che potrebbero perdere il latte in seguito ad un trauma o forte shock, dove reperiscono latte materno?
Al momento mi pare che il LA sia preferibile al nulla, o sia cmq il male minore. Se prima non si offre l’alternativa a disposizione, ma a disposizione con la stessa (quasi) facilità del LA, la vedo piuttosto dura. C’è poi da aggiungere che in simili situazioni, in cui la priorità è essere vivi in salute mangiare ogni giorno e avere un tetto sulla testa anche se prefabbricato, per una mamma la speculazione delle multinazionali è l’ultimo pensiero. Ci sono anche mamme che per allattare evitano certi alimenti e in situazioni di emergenza non sempre è possibile. Anche qui è un discorso ampio che genererà mille commenti. Le industrie di alimenti per bambini sono per prima cosa industrie e come le altre è ovvio che approfittano di ogni cosa su cui si può speculare, non sono esenti ai giochi delle multinazionali (purtroppo).