Un bel po’ di tempo fa avevo parlato della quasi impossibilità di reperire sul mercato bambolotti che non fossero alimentati con il biberon e non avessero almeno un ciuccetto in dotazione. Le bambole allattate al seno erano confinate nella nicchia della produzione “alternativa” o equo-solidale.
Dalla Spagna, in particolare dalla provincia di Alicante nota per la produzione di giocattoli, arriva la prima svolta in questo settore. Si chiama Bebé Gloton, che tradotto in italiano potrebbe essere qualcosa tipo “piccolo golosone”, ed è il primo bambolotto industriale, genere Ciccio Bello per intenderci, che si alimenta di latte materno.
La bambola viene venduta in kit con una specie di top-maglietta che la proprietaria del giocattolo dovrebbe indossare per alimentare il proprio bimbo. All’altezza del seno ci sono due fiorellini o due stelline che, quando la bocca del bambolotto si avvicina, innescano il meccanismo che fa muovere le labbra al bimbetto mimando la suzione. Quando il bebè è sazio, la bimba gli farà fare un ruttino dandogli qualche pacchettina sulla schiena. Ecco il video di presentazione in cui si vede il bambolotto in azione.
La bambola è una bella novità, ma non del tutto… Pur essendo allattato, infatti, il piccoletto arriva in commercio provvisto di succhiotto!! E vabbè a quanto pare il ciuccetto è ancora un optional irrinunciabile per vendere le bambole.
In Spagna il bebè gloton sarà in vendita a partire da ottobre. Non so se sarà disponibile anche in Italia, ma la Rete è grande e le sue possibilità non infinite… ma quasi.
Tags: bambola, bebè gloton —
July 29th, 2009 at 4:55 pm
@Simo
buah aha ah ..rileggendomi anch’io mi faccio ridere “imita..fuma una sigaretta” mi é venuto di getto perché mentre scrivo ho qui mia nipote: si porta alla bocca la biro fa finta di aspirare e buttar fuori il fumo e intanto con la manina dice no no..Fa allo stesso tempo suo papà che fuma e noi che rompiamo a lui l’anima perché la smetta..aha ah
July 29th, 2009 at 4:27 pm
@laura
perchè hai scritto proprio “imita una figura che fuma una sigaretta? é vero lo fanno aha ah ah
“mette in atto un’attività di imitazione, mamma che guida, fratello che scrive,[...] mi vien da sorridere
July 29th, 2009 at 3:27 pm
?
se é solo per il preoccuparsi troppo allora anche in confronto alla fame nel mondo, alla guerra o all’aids un bambolotto non dovrebbe preoccuparci troppo. Ma qui c’era la foto di un bambolotto, la sua descrizione e il tasto “commenti”. La gente commenta parlando del bambolotto, cosa dovrebbe fare, commentare parlando del nucleare?
adesso che lo guardo bene, oltretutto specialmente quello vestito con la tutina azzurra é anche bruttarello…
July 29th, 2009 at 1:26 pm
@Ecomamma,
) ed eventualmente solo dopo averla fatta potrò dire qualcosa, o anche se in futuro troverò qui qualche post sul caso magari linkato ad approfondimenti lo leggerò volentieri e dirò volentieri la mia personale opinione nei commenti.
partendo dal fondo del commento della dispnea non so nulla e quindi sull’argomento ammettendo la mia ignoranza in materia non metto parola. Cercherò di fare qualche ricerca in merito se trovo il tempo ed il modo (cucciolo permettendo
Se fra le righe di qualche mio intervento si é evinta una volontà di additare il blog di intenzioni pubblicitarie sull’oggetto chiedo scusa ma si tratta di una travisazione forse dovuta al fatto che non ho precisato bene che non ritengo affatto che sia così. Del resto non avrei motivi o diritto di pensare diversamente. Semplicemente intendevo dire che non trovavo -e non trovo-correlazione di nessun tipo tra “pensiero eco” e quest’oggetto e la sua apparizione sul mercato. E io spesso capito qui quando cerco su google proprio (tra virgolette) argomenti “naturali” come informazioni su allattamento,svezzamento più sano e genuino per bambini (in famiglia rifuggiamo pappe e omogeneizzati e pannolini tipo tradizionale) etc.
Per il resto, beh, tu hai perfettamente ragione nel dire che ci sono problemi più gravi di cui preoccuparsi che non di un bambolotto. Se mi preoccupo del bambolotto é solo perché ritengo che la sua produzione abbia la sua origine nella stessa cultura che citi come giustamente più grave del giocattolo stesso. Ritengo cioé che sia la cultura maschilista il retaggio di questo marketing. Forse, a differenza di te io credo che il maschilismo sia in realtà una deviazione e una deformazione del sessismo, ovvero credo che se non esistesse sessismo (e anche il sessismo dei giocattoli contribuisce) non esisterebbe maschilismo. E quindi il femminismo, sotto un certo aspetto giusta reazione al maschilismo, non avrebbe ragione d’essere.
Se una bambina o un bambino (infatti lo fa anche un maschio) come nel tuo caso, gioca spontaneamente all’accudimento di un bambino giocattolo fa semplicemente una cosa che ritengo incantevole e meravigliosa. A mio parere non é detto che lo fa perché si identifica con la madre, sono personalmente più propensa a credere che metta in atto un semplice meccanismo di imitazione uguale a quello che mette in atto quando ripropone la mamma che guida, il fratello che scrive, un altra figura che aggiusta,rompe, fuma una sigaretta o qualsiasi alra cosa o attività. Per cui in una simile cosa spontanea non vedo assolutamente nulla di negativo e nulla di simile a ciò che invece vedo nell’asetticità di questo demagogico bebé gloton, perché gli industriali che lo producono hanno tutt’altra cosa in testa che la spontaneità dei bambini. Certo non mi sognerei mai di interrompere o castrare una bambina, anche femmina, nel suo gioco non indotto (quello sì naturale) di accudire un finto bambino!!! Al massimo al massimo mi comporterei in modo tale da favorire una sua comprensione del fatto che questo bellissimo gioco non ha nessun collegamento con la sua vita futura di eventualmente madre, cosa alla quale é giusto pensare solo a tempo debito e solo ritenendola una delle tante scelte possibili. Cioé farei l’esatto contrario di quello che cerca di fare questo gioco, ossia catapultare un’individuo inberbe in quella che non può ancora essere la sua dimensione. E così facendo tarpa le sue ali, la sua possibilità di spingersi ad essere un essere umano completo, di astrarsi in esperienze del tutto slegate dal suo sesso. Diciamo che l’intento sarebbe quello di negare alle donne una serie di possibilità, non é affatto detto che un semplice bambolotto ci riesca ma questo é l’intento della cultura che lo mercifica.
Infatti io non credo che non dobbiamo preoccuparci dei giocattoli perché invece dobbiamo preoccuparci del fatto che come dici il parto (ad esempio) é stato sottratto alla donna. Ma eventualmente la cosa grave é la risicata rappresentanza femminile nelle istituzioni decisionali: politica, economia, sociologia etc. O la cosa grave é la fatica che le donne fanno ancora oggi per affermarsi, lavorare, essere libere, avere dei normali diritti, avere una sanità attenta ai loro problemi.
Al contrario, io ad esempio sono per l’assoluta neutralizzazione dell’esperienza del parto, perché relegarlo all’appartenenza femminile favorisce appunto il sessismo. Ovviamente non sono per la neutralizzazione del parto perché lo ritengo del territorio maschile, ma perché ritengo che la vita viene data sia da uomo che da donna in ugual misura, quindi credo che il mettere al mondo figli non debba “essere maschile” bensì neutro né dell’uomo né della donna ma in generale dell’umanità. Il volersi “riappropriare” in quanto donne del parto non ci salva certo dal maschilismo: casomai ci salva l’impegnarsi, unirsi e darsi da fare perché la sanità la smetta di essere mascolinizzata e perché si trovino medici donne in uguale numero che medici uomini. Ci sono persone che forse vogliono vivere l’avere figli da una prospettiva che ritengono “più femminile”: se questo corrisponde ad una loro predisposizione personale e interiore non ci vedo nulla di sbagliato e credo si possa trovare il modo di assecondare questa inclinazione, garantendo il diritto, per chi lo chiede, di ridurre al minimo ad esempio gli interventi di medicalizzazione dei parti. Così facendo non credo questa persona abbia fatto qualcosa per arginare il maschilismo, credo solo che giustamente abbia fatto qualcosa per assecondare la sua legittima personalità. Ci sono poi altre persone che all’esperienza del partorire danno un valore pari a zero. Non in generale, magari, ma personalmente. Anche se io mi riconosco in questa seconda categoria neanche a me piace il maschilismo e credo che le strade giuste per combatterlo non siano nel rivendicare il potere del parto ma nell’impegnarsi socialmente.
July 28th, 2009 at 11:05 pm
e vabbè, sono in vacanza e di solito non intervengo sulle discussioni che si aprono ai piedi di un post, visto che il mio punto di vista di solito è già apertamente dichiarato, appunto, nel post. ma mi pare che le “intenzioni” di questo non siano chiare, così… eccomi qui.
Quando ho riportato questa notizia l’ho fatto perché mi sembrava interessante che solo ora il mercato, quello grosso, quello “cattivo”, si sia accorto che non esistevano bambole alimentate in modo diverso dal biberon. Se vogliamo ci sono anche dei motivi storici, e cioè che la maggior parte di queste bambole nascono proprio negli anni in cui si voleva inculcare alle donne che tra il seno e il biberon era meglio il secondo.
Lungi da me promuovere l’acquisto di tale oggetto. Lungi da me anche, però, il pensiero riguardante il “sessismo” di questi giochi. Se proprio dovessimo parlare di sessismo allora il mio pensiero andrebbe ben oltre la semplice proposta delle bambole alle bambine e le macchinine ai maschietti. Io ho due figlie femmine che amano giocare allo stesso modo con macchinine, costruzioni e bambolotti. Non trovo nulla di male nel fatto che una bimbi si identifichi nel ruolo di madre (non di angelo del focolare, sono due cose diverse). Trovo mooolto sessista che la società (prettamente maschile o mascolinizzata) si sia impossessata poco a poco anche delle funzioni fisiologiche di una donna, rendendole in qualche modo asessuate e quindi accessibili anche ai maschi. Parto e maternità, due delle poche cose su cui la donna avrebbe potuto mantenere salda la propria forza, il proprio potere, perché è di questo che si tratta, sono state via via sottratte alla sfera femminile e rese in qualche modo dominio maschile (pensiamo alla medicalizzazione del parto in una società in cui il medico era – e in parte è – quasi sempre maschio). Ma se non vi va di pensare a questo vi propongo come spunto di riflessione quello che c’è scritto sul mio libro di Semeiotica (edizione rivisitata nel 2007) riguardo alla dispnea: disturbo respiratorio che nelle donne e negli psicotici può avere natura psicologica…
direi che un bambolotto non dovrebbe preoccuparci troppo.
July 28th, 2009 at 9:45 pm
ok, sulle intenzioni del blog non posso certo fare dietrologia. Anche se sinceramente al di là delle intenzioni originarie l’effetto finale mi pare ambiguo. Ma ripeto,touché, non sarebbe giusto fare processi alle intenzioni.
Ma almeno il giudizio sugli intenti del mercato quello concedimelo, mi sembra che i suoi meccanismi non ti siano estranei e mi sembra che lì si possa essere molto meno ingenui….
July 28th, 2009 at 9:13 pm
@laura:
eventualmente ecomamma mi smentirà, ma da come l’ho capita, la notizia di questo bambolotto era solo messa per sottolineare una novità rispetto a prima, e cioè che “finalmente” anche nei giochi di massa venga rappresentato l’allattamento al seno, mentre fino ad oggi l’unica rappresentazione era l’allattamento al biberon.
Ed essendo appunto un gioco di massa, non penso proprio sia stato fatto per promuovere l’allattamento ma al contrario, adattandosi alle logiche di mercato, forse è stato creato per il fatto che l’allattamento al seno è più diffuso quindi, dato che la maggior parte dei giochi dei bambini imitano il mondo dei grandi, hanno voluto emulare questo “nuovo” modo di nutrire i figli delle donne adulte.
Non credo che ecomamma volesse dire che questo bambolotto è bello, ecologico o cos’altro. Non c’è proprio nulla di “eco” in una bambola di plastica, quindi credo che l’intento non fosse questo.
July 28th, 2009 at 6:12 pm
@@
ha di + brutto rispetto alle altre bambole che il suo messaggio é se possibile ancora più ipocrita.
Può essere vista come bambola che promuove un gesto bellissimo, invece é palese che é costruita per favorire la cultura sessista. Infatti è dotata di top con le tette finte. Ha di più brutto che é corredata di un messaggio corporeo più esplicito rispetto alle altre bambole. Collega l’allattamento al seno ad un ruolo stereotipato delle donne,(l’imparare fin da piccole un destino di riproduttrici) per cui lo svilisce. Funziona talmente bene da specchietto per le allodole che si trova su un blog dove uno si aspetta di sentir parlare di temi variamente ecologici e ambientali, e infatti rispetto ai temi usualmente qui trattati questa (personalmente) mi sembra una caduta di stile. Cioé l’”eco” in tutto ciò dove sarebbe?
Non ho parlato degli altri giochi solo perché si é partiti da questa bambola, non perché ritenga alcune caratteristiche di Bratz e di winx meno gravi. Alle volte come ho appena detto sembrano meno ipocrite, ma non meno gravi. Se il discorso fosse partito da quelle avrei detto cose probabilmente molto analoghe, a parte le specificità dei casi.
Sara, non voglio andare a parare in nessun posto, dico semplicemente il mio parere. E’incluso nel mio parere il dire che vedo una grossa contraddizione di fondo tra il promuovere il pensiero “eco” e dare l’impressione di dividere gli industriali buoni da industriali cattivi, mercato buono da mercato cattivo. Mercato cattivo quello del LA, mercato buono quello dei prodotti per la cultura della “maternità naturale”. La problematica ambientale ha le sue radici proprio nell’economia del profitto, perché é quella che sfrutta le risorse per interessi di parte, e in entrambi i casi sempre di economia di profitto si parla posso vendere LA o vendere lampadine, é uguale. Certo, a livello singolo e personale uno giustamente sceglie dei singoli micro-campi per attivarsi a salvaguardia dell’ambiente, ben venga a livello personale sostenere che allattare al seno é molto più salutare per le persone e per la società. Ma se si parla di massimi sistemi, se si allarga il discorso allora bisogna dire chiaramente che sfruttare il mercato producendo giochi o sfruttare le risorse, le persone producendo LA é la stessa identica cosa. Altrimenti si può dare l’impressione di sostenere che lo sfruttamento dell’ambiente va bene se in produzione ci sono prodotti che ci piacciono. Infatti qui sento giustificazioni del mercato stesso: eh, non si mette in produzione il “kit per il papà perché non venderebbe”. Sarà anche la verità, ma diciamo chiaramente che é sbagliato dare un tipo di messaggio (fra l’altro becero) solo per motivi di guadagno. Infatti, Laura, nella stragrande maggioranza dei casi, se i bambini maschi rifuggono da giochi di accudimento é proprio perché vedono noi adulti che fin da piccolissimi cerchiamo di condizionarli e di indirizzarli ad altro (ti dice niente l’insistenza sui colori rosa-azzurro, il fatto che si regalano ai maschi solo giochi da maschi…il fatto che tanti guardano male un bimbo se prende in mano e coccola una bambola?)Tutte queste cose vengono interiorizzate da un bambino, lo condizonano e automaticamente lo spingono verso i giochi di genere. Se invece i genitori offrissero con naturalezza giochi dei due generi senza distinguerli ai bambini, probabilmente le cose cambierebbero perché non credo proprio che sia la “natura” a determinare la preferenza maschile per la macchinina e quella femminile per il gioco “più pacato”. O altrimenti io sono contro natura, e così mio figlio che non si addormenta senza il suo cicciobello (e a giorni alterni senza il suo pupazzo gormiti).
Sara, in ogni caso la bambola del commercio equo col piccolino al seno é davvero adorabile. Quella si la regalerei a mio figlio..meglio se fanno il corredato bambolotto raffigurante il papà che lava i panni o che stira…
July 28th, 2009 at 4:37 pm
a laura: capisco il tuo punto di vista e sono anche d’accordo che dietro ci sia un’operazione di marketing ma siccome le operazioni del genere ci sono dietro a tutto, finirei per far crescere mio figlio alienato… cercherò di far capire a mio figlio quando crescerà queste cose, e tenterò di sviluppare il suo senso critico, e se avrò una figlia oltre alle bambole vorrie avesse Lego, Puzzle, libri per ragazzi/e sempre secondo i suoi gusti e orientamenti, ma nell’ambito bambole a me pare un gioco come un altro. Sul fatto di scandalizzarsi io intendevo reazioni dell’opinione pubblica, le Barbie ai miei tempi andavano alla grande, non la ritenevamo un modello quando siamo cresciute, e non è certo educativa, ma io tra Barbie in carriera stra ricca stra bionda e dalle proporzioni anoressiche , le bambole di oggi vestite per forza alla moda e truccatissime, vedo nascere un bambolotto per giocare a far la mamma …forse tiro quasi un sospiro di sollievo perchè non c’è Barbie Velina che sposa Ken Calciatore…
Se poi vogliamo parlare di giocattoli sessisti contrari all’ emancipazione è un altro discorso. Il kit del papà io lo prenderei ma purtroppo per la nostra “cultura di massa” non lo faranno perchè non venderebbe, e non so se ai bambini piacerebbe. I maschi fanno giochi “fisici”, energici in generale (con le dovute eccezioni), le bambine tendono ad essere più pacate, e le case produttrici seguono il Trend generale.
July 28th, 2009 at 3:38 pm
@laura:
ho capito il tuo discorso, ma non dove vuoi andare a parare.
Ok, questa bambola non ti piace. Ma cos’ha di più brutto rispetto a tutte le altre bambole in commercio che vogliono far giocare le bambine a fare la mamma?
Certo, per la promozione dell’allattamento non mi sembra il massimo far mettere la canottiera con le stelle e attaccarci il bambolotto. Piuttosto avrei visto una bambola-mamma che allatta la bambola-bambino (ne esistono nei negozi di commercio equosolidale).
Se ho capito bene il tuo è un discorso in generale sui giochi, su quelli “da maschio” e su quelli “da femmina”, non su questa bambola in quanto tale.
Ho capito male?
July 28th, 2009 at 2:09 pm
@Laura
sul fatto che nessuno si é mai scandalizzato per i giocattoli come la Barbie o gli altri che hai detto ci andrei molto con calma.
Secondo me semplicemente le discussioni su quei giocattoli si tende a dimenticarle perché le polemiche durano sempre poco. A volte troppo poco.
1976: “Dalla parte delle bambine.L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita.” di Elena Gianini Belotti. Ecco chi si é scandalizzata moltissimo anche per QUEI giochi in tempi non sospetti. 2008: “Ancora dalla parte delle bambine.” di Loredana Lipperini, eccone un’altra.
Anche perché non é affatto un caso che adesso propongano questo bambolotto: la sua produzione é strettissimamente collegata con la produzione degli altri giochi femminili. Ma non se ne accorge proprio nessuno? Ho citato solo due autrici ma si provi anche solo a digitare su google la frase “i giochi da maschio e i giochi da femmina” e si scoprirà che le persone che hanno capito che c’è molto dietro questa apparentemente innocente divisione non sono così poche. Riferimenti culturali? Siccome ho dei figli (cioé 1 e in previsione chissà..) non vedo perché dovrebbe andarmi bene che al pubblico infantile (del quale fa parte il mio bambino al pari degli altri) vengano propinati prodotti che ritengo contro i miei principi. Mi sembra un discorso normale che fanno tutti: ci sono levate di scudi continue contro videogiochi, play station etc.etc. I miei principi non sono che non si deve allattare, ma insomma, li ho spiegati alla nausea e chi vuole capire ha capito. Anch’io condivido l’idea che i giocattoli sono solo giocattoli, questo compreso, e che non é il demonio il giocattolo da solo ma quello che ci può stare dietro. Ma se tu mi parli di “riferimenti culturali” io ti rispondo: se una persona ha i propri riferimenti culturali, per carità, a livello puramente personale rispettabili anche se non condivisibili,per cui ritiene normale che alle donne venga indicato come “naturale” il percorso procreativo, trasmettesse un simile riferimento culturale ai propri figli tra le mura di casa propria. Non sul mercato dove sappiamo tutti che ha gioco facile il messaggio omologante, e mi sembra che qui lo sappiate molto bene dato che parlate dei nefasti effetti delle pubblicità di latte artificiale.
Anche a me in fondo in fondo piacerebbe che venisse commercializzato il “gioco in scatola della rivoluzione di ottobre”, visto che i miei “riferimenti culturali” sono quelli del marxismo-leninismo. Ma capisco che molte famiglie non sarebbero tanto d’accordo,e allora magari me lo costruisco in casa con le figurine (non l’ho fatto davvero, era per esemplificare) e ci faccio giocare mio figlio, poi però gli dico che prima di pensarla come la mamma deve leggere tanti libri, parlare con tante persone diverse e farsi un’idea sua che se é diversa non fa niente. Certo, io in realtà non sono per la censura. Se mi dovesse capitare che mio figlio o una mia futura figlia mi chiede di comprargli questa ciofeca capisco che sarebbe mia la responsabilità di fargli capire cosa c’é di sbagliato in questo gioco e se proprio mi trovo costretta dalle sue insistenze a prenderlo allora anche lì é ancora mia la responsabilità di sdrammatizzare e di trattarlo “solo come un gioco”. Ma non stiamo parlando di comportamenti individuali, ma delle strategie del mercato. Il mercato non tratta i giocattoli “solo come giochi”. Ubbidisce ad una ben precisa pressione sovrastrutturale e cerca di proporre-imporre una cultura, quella di cui ho parlato in precedenza. C’é chi si scaglia contro il mercato perché fa propaganda del latte artificiale e perché l’allattamento artificiale é una cosa contro quello in cui crede, dovrebbe capire benissimo chi lo fa a causa di un altro prodotto.
A pensarci bene ci sarebbe un modo per convincermi a regalare ad una bambina il bebé gloton. Basterebbe che producessero, rigorosamente in una scatola affiancata al set della bambola e a acquistarsi insieme tutti gli accessori con la dicitura in grande: “per il papà.” E che questi fossero composti da carrozzina, culla, fasciatoio, pannolini, vestitini..insomma tutto, di tutto di più di ciò che serve per il completo accudimento del bebé ad esclusione della cura alimentare. E che la cosa fosse pubblicizzata con la stessa insistenza, specificando che é indirizzata al pubblico maschile per insegnargli ad avere figli. Perché é vero, i mammiferi femmina fanno i figli ma di solito non per opera dello spirito santo, ma per l’intervento di un mammifero maschio…..
Ecco, forse in quel caso vado al centro commerciale e compro una cinquantina di bebé gloton da regalare…ma finché non succede. E ho la strana sensazione che non succederà.
July 28th, 2009 at 1:12 pm
Lungi dall’insegnare le funzioni biologiche (non credo sia il compito di una bambola) penso che i bambini semplicemente imitano i grandi, in tutti i giochi dalle automobiline alle cucine tipo “dolce forno”, allora se i bambolotti sono muniti di biberon, alla fine il principio è semplice = esiste il biberon ma anche un’altra via. Questa sbagliata o no è la mia interpretazione. Poi chi è contro i giochi sessisti è un altro discorso, non mi pare tanto peggio di quelli già in circolazione. Però il concetto di allattare al seno, è vero e me ne rendo conto ora da mamma, è poco diffuso dal punto di vista culturale. Non è nenache il massimo il kit da trucco per bambine nè la Barbie (ma nessuno si è mai scandalizzato) o bambole tipo le Winx che insegnano alle bambine a seguire la moda delle ragazze cubo… penso che o si è contro i giochi sessisti, o tra i tanti non è certamente il peggiore. Sbaglierò…ma la vedo così. Mi “da strano” ceto ma non mi scandalizza nè mi pare triste o squallido o altro.
A proposito la bambola incinta c’era, la mamma della famiglia Cuore col pancione e dentro un bambimo.
July 27th, 2009 at 5:31 pm
@laura,
la tua analisi non fa una piega. Io mi chiedo come si possa coniugare l’interesse per il problema ambientale e la propaganda di oggetti di marketing come questi giochi. Perché un produttore di bambole di plastica dovrebbe essere più attento all’ambiente di un produttore di latte artificiale? O ci si batte per l’ambiente a 360°o si fa dell’altro.
Per non parlare del fatto che é un oggetto diseducativo, come giustamente dici…
July 27th, 2009 at 4:04 pm
@Laura:
se rileggi il mio primo post, vedrai non commentavo il fatto che la bambola fosse bella o brutta, anzi, ho detto che anche io trovo che molti giochi siano sessisti (e infatti questo non va bene).
Io ho semplicemente commentato la frase di Simo &ale che forse che probabilmente ha una visione un po’ candida di noi donne adulte: siamo tutt’altro che incondizionate! Siamo piene di condizionamenti, come tu hai giustamente sottolineato.
July 27th, 2009 at 3:10 pm
@Sara,
allora, il problema del giocattolo non è esclusivamente legato al fatto che è un’oggetto portatore di un ben specifico messaggio alle bambine, un messaggio retrivo e morboso, legato all’equazione: tu sei una donna un mammifero e il tuo scopo é partorire e allattare i figli.
Vi sono una serie di altri problemi: intanto é irritante il fatto che una cosa tanto importante come l’allattamento materno alla fine sia equiparabile alla “moda del momento”, o almeno lo é per coloro che favoriscono la proliferazione di questo tipo di gadgets. Poi non stupiamoci se l’allattamento al seno viene guardato con sospetto da coloro che preferiscono di default l’allattamento al biberon e che guardano noi che allattiamo a lungo come “fissate”. Posto che io non ho proprio niente contro l’allattamento al biberon, salvo che non capisco perché, se una non lo fa per cause di forza maggiore prova gusto a buttar soldi. Se non può farlo quello naturale é diverso e nel dare l’artificiale non trovo niente di strano.
Il discorso dei giochi “femminili” é semplicemente fuori discussione. Nel senso proprio che non c’entra niente. Inanzitutto stiamo parlando di QUESTO gioco. E poi non li cito perché non mi sembra valida la filosofia: siccome esistono dei giochi altamente diseducativi (come quelli di cui hai parlato) allora facciamone di peggiori.
Ammetto che questo gioco é ancora meno digeribile di un cicciobello che piange e bangna il finto pannolino. In primo luogo, prima di considerare una bambina un mammifero da riproduzione é bene considerarla una persona asessuata, cosa molto più adatta ad un età così bassa. A quale età è destinato il giocattolo? Immagino venga immesso sul mercato a larga scala, quindi potrebbe anche essere senza nessun impedimento acquistato anche da genitori di bambine molto piccole.
E’assurdo che si dia a delle bimbe il messaggio che sono femmine e dovranno avere figli. Con un cicciobello più tradizionale almeno si può insistere di più sul messaggio semplicemente dell’amore per i neonati,più che su quello che il proprio corpo serve a conservare la specie -sic!- é più semplice giocare con un coetaneo maschietto al “papà e la mamma”, dove il papà da la pappa con il biberon e cambia il pannolino. Va be, il pannolino lo può cambiare anche con questo gioco qui, ma dicevo che il tradizionale cicciobello é un gioco meno peggio, non che sia un gioco ideale.
In un’ipotetica scala di valori é MOLTO più importante insegnare prima alle bambine che maschi e femmine si trovano su un piano paritario nella cura dei figli e poi eventualmente si può fare presente che la donna ha degli organi che le permettono di allattare.
Inoltre questo bambolotto causa nel gioco un’insistenza malsana sul proprio corpo, sui propri organi (che nemmeno esistono ancora su delle bambine),assolutamente inadatta a quell’età, che riguarda una sfera delicata, quella dello sviluppo, che non tutti vivono allo stesso modo. Alcune ragazzine non si accettano quando vedo crescere il proprio seno e non le si aiuta con oggetti che rimarcano solo la differenza maschi e femmine, né con queste filosofie schematiche e comportamentiste (della serie fai questi asettici training di addestramento e alla fine ne uscirai donna come vuole la tradizione). L’indossare la canotta con seno finto su una bambina mi sembra come mettere il reggiseno del costume da spiaggia alle piccoline di tre anni, una cosa che molti fanno per fargli capire da subito che loro sono diverse e che sono meno libere dei maschi nell’utilizzo del loro corpo, che non ha proprio niente da coprire, “usare” o nascondere a quella spensierata età. In altre parole le si inibisce, le si dice già da subito che loro “servono” a qualcosa. A quella età una bambina dovrebbe essere impegnata ad usare il suo intelletto, la sua creatività, il suo ingengno per tutte altre imprese che non quelle di imparare a fare la donna. Poi considerarla un “mammifero femmina” é addirittura un insulto, un atto di castrazione ad un intelligenza delicata e in formazione. Mi pare che molti mammiferi pratichino anche l’incesto, nonché tutta una serie di altre cose che gli uomini non si sognano minimamente di fare (pur amando, molti, visceralmente gli animali) non so se però é una buona ragione per inizare anche noi.
Una bambina sotto i dieci anni che gioca dovrebbe essere invitata da un giocattolo ad interiorizzare il suo ruolo di “conservatrice della specie”? Beh, allora facciamo anche il gioco del “parto finto” per le bambine dell’asilo, oppure dei bei parchi giochi con la giostra delle galline d’allevamento dove le bambine si abitueranno al gioco del fare figli in batteria.Questo tipo di pensiero, dove la biologia viene citata a giustificazione dei ruoli e dei fenomeni sociali é stato alla base di movimenti storici fortunatamente conclusi…Non esistono condizionamenti buoni e cattivi, il condizionamento é sempre sbagliato, anche se credo di dare un messaggio giusto per il futuro e una bambina vuoi o non vuoi non può decidere o capire. Io per esempio ho le mie idee politiche,nelle quali credo e alle quali tengo molto, ma non accetterei mai che in una società si regalassero a bambini i libretti del capitale di Marx..per farti un esempio, anche se per me é “naturale” cercare di migliorare la società secondo i principi del marxismo (per me ovviamente, mia semplice opinione che non conta)La riterrei una violenza, il capitale di Marx uno lo legge spontaneamente se vuole quando ha l’età per interessarsi a queste cose o anche mai. E’ questo il punto del tuo discorso successivo: dici delle cose valide ESCLUSIVAMENTE per delle persone adulte. Ma qua si parla di bambine. Noi adulti abbiamo la responsabilità di informarci correttamente, o anche di lottare perché le informazioni non siano distorte da propagande interessate (peccato che interessata sia anche la propaganda dell’OMS sull’allattamento o sui parti naturali o altre cose, perché fa comodo ad una società reazionaria che si ritorni ad una forte polarizzazione/divisione maschio/femmina). Vedi, dici che il fatto che gli homo sapiens abbiano possibilità di fare scelte diverse dai “percorsi di natura” é un altro discorso rispetto alla naturalità mammifera. La ritengo un opinione. Io non credo affatto sia un”altro discorso”, ma “il discorso”. Nessuno può dire di sapere esattamente cosa comanda Madre Natura, a meno che con questa non ci parli e credo sia un pò complicato farlo. Per me ciò che é “naturale” é che l’uomo si é evoluto e che rispetto agli animali non agisce di soli istinti. Anche la mia certo é solo un opinione. Ma per questo credo che non allattare o non avere figli non sia un’altro discorso ma che sia naturale come fare le due cose: la natura per me é nella cerebarlità umana,nella differenziazione psicologica di ognuno di noi, per il semplice motivo che l’uomo é fatto così.
E’ chiaro, tu non ti senti uno stereotipo di donna perché allatti, ma questo é ovvio: non lo sei! Lo stereotipo non é un comportamento individuale scelto o che ci é capitato, lo stereotipo é il concetto astratto dato come imput ad una persona che non ha ancora la facoltà di capirlo e che la può portare a credere che esista una sola alternativa di vita valida essendo una donna. Quando questa é una menzogna. Non si é mai visto “partorire” un uomo? E chi l’ha detto? Certo, fisicamente é impossibile, ma il “partorire” “al maschile” può anche essere una questione di volontà, dipende da come ci si vuole porre nella vita: volendo si può instaurare con il proprio compagno un dialogo ed un percorso tali che lo portino a vivere le sensazioni psichiche del partorire, esattamente come una donna ad esclusione della fisicità dell’atto. Se si ritiene che rendere i due ruoli (padre-madre-uomo-donna) sempre più uguali tra loro sia una cosa giusta (io la ritengo una cosa giusta,importante per i figli, per la società… rispettando anche chi la vede diversamente) si può fare affidamento su tecniche moderne che rendono il parto più “neutro” e più condiviso come le analgesie, i parti cesarei quando é il caso..ed ecco che può venire più facile dire che anche l’uomo “partorisce”. O “allatta”. Per fare questo dopo l’allattamento al seno una volta al giorno riservo al mio compagno la poppata al biberon di latte “tirato” o artificiale: infatti dò più valore al trasmettere a mio figlio l’esempio che il papà e la mamma allo stesso modo lo amano, desiderano condivisione e feeling con il loro bambino e si prendono cura di lui che non all’allattamento naturale in sé. Tutti possono organizzare la loro vita in base ai loro valori profondi, per me é il comportamento diverso ad essere “innaturale”, come per un altro sarà viceversa.
Un ultima cosa la direi sul fatto che non c’é nessun accanimento contro l’allattamento, io parlo malissimo di questa bambola, allattare cosa c’entra? Dici che non trovi lo stesso accanimento rispetto a partorire o avere figli, appunto, la bambola é per giocare ad allattare, se avessero parlato di bambola per “giocare al parto” secondo te cos’avrei detto ” te va che bello?”
July 27th, 2009 at 1:17 pm
@laura:
non mi riferivo nello specifico al bambolotto, e non dico che quella sia la via per promuovere l’allattamento.
Se la mettiamo così allora, bisognerebbe mettere al rogo tutti i giochi da bambina in cui ci sono lavatrici, ferri da stiro e aspirapolvere giocattolo (non che abbia simpatia per questi giochi, però se condanniamo il bambolotto da allattare allora condanniamo pure questi).
Il mio era un discorso più ampio.
Io rovescerei il tuo discorso. Per un mammifero femmina è naturale fare figli e allattarli, si chiama conservazione della specie. Trovami un mammifero femmina che vive allo stato brado che non lo faccia.
Poi noi Homo Sapiens abbiamo la facoltà di fare scelte diverse, ma questo è un altro discorso (intendiamoci, non considero “contro natura” o “essere degeneri” il non far figli e/o non allattare, ci mancherebbe).
E’ ampiamente dimostrato che la mancanza di riferimenti culturali sia un ostacolo all’allattamento. Se una neomamma non ha mai visto un’altra donna allattare, ma ha visto solo tanti bei biberon, sembrerà appunto “naturale” il non allattare, allattare sarà una stranezza perché non lo ha mai visto fare e alla prima difficoltà non si porrà nemmeno il dubbio se si può risolvere la situazione, ma andrà subito a comprare il latte artificiale.
Per non parlare dei condizionamenti sociali per cui pare che una donna che allatta se ne debba stare reclusa in casa, che non possa fare nulla altrimenti il latte diventa cattivo, per cui l’allattamento viene visto come una schiavitù, in contrasto all’immagine che ci vogliono propinare della supermamma che lavora, va in palestra, al cinema con le amiche e tira su due bellissimi bimbi biondi e con gli occhi azzurri.. Vogliamo poi parlare dei miti del “poco latte”? L’unico segnale attendibile della scarsità di latte è l’aumento di peso insufficiente del bambino, eppure esistono almeno una decina di luoghi comuni in cui la mamma pensa o le fanno pensare di avere poco latte.
Questo non ti pare un condizionamento? Dove sta la libertà? C’è la libertà di scelta quando c’è l’informazione, e per quanto riguarda l’allattamento accade di rado. O meglio, di informazioni se ne trovano, ma il più delle volte distorte o proprio scorrette. Ti assicuro poi che questo accade anche a donne di cultura elevata e con ampio accesso a informazioni corrette.
E ovviamente chi fa latte artificiale ci va a nozze con questi condizionamenti. Leggetevi le pubblicità: “allattare al seno è tanto figo e fa tanto bene al tuo bambino ma SE L’ALLATTAMENTO AL SENO NON E’ SUFFICIENTE” … vedi? Ti mettono la pulce nell’orecchio che il latte possa andar via. E in effetti succede che il latte vada via, ma esclusivamente a causa di consigli errati dati alle madri. Non esiste nessuna, dico NESSUNA, condizione clinica per cui il latte vada via quando il bambino ha, che ne so, 3 mesi o 6 mesi o quello che è.
E’ ovvio che allattare è un diritto, non un dovere, si può scegliere di non allattare.
Ma sarà un caso che una recente statistica ha detto che il 95% delle donne desidera allattare, ma poi a tre mesi di età meno di una donna su tre allatta esclusivamente al seno, e i due terzi di donne che usano in parte o completamente il latte artificiale lo fanno “perché mi è andato via il latte” o cose del genere, pochissime per libera scelta.
Non capisco questo accanimento contro l’allattamento. Come mai nessuno si scaglia con altrettanta veemenza contro il partorire? Contro il farsi una gravidanza? Perché per non romperci le scatole con una gravidanza non cominciamo ad affittare uteri a go go?
Allattare è normale, punto. E lo fanno le donne, punto. Qualcuno si è mai sognato di far partorire un uomo?
Allattare è normale come concepire, nascere, morire, camminare, respirare, mangiare.
Poi ovvio che qualcuno sceglierà di non avere figli, di non allattare, di mangiare troppo o troppo poco, di suicidarsi, di farsi una plastica o quello che ti pare.
Ho un figlio, l’ho allattato. Non mi sento uno stereotipo di femminilità: lavoro (in un contesto maschile), non sono una brava donna di casa, non so fare l’uncinetto, però cucino bene.
July 27th, 2009 at 12:20 pm
@simo &ale: quoto.
@sara ah, ho capito!!!
mi apri un mondo: allora si tratta di una guerra fatta di lavaggi e controlavaggi del cervello, le cui vittime sono le bambine! fantastico!
se ho capito bene l’oms direbbe: combattiamo il condizionamento sociale a non allattare condizionando le persone in tenera età a rientrare nel ruolo di donna-fattrice e angelo del focolare. Ma siamo SERI! E soprattutto RESPONSABILI verso l’infanzia che ha il diritto di NON ESSERE VIOLATA con la compromissione della formazione di LIBERE PERSONALITA’ di individui. Individui. Non STEREOTIPI della “femminilità”.
A proposito di pubblicazioni, esiste una qualche tonnellata di carta dove si parla del condizionamento culturale a ricoprire ruoli imposti di maschile e di femminile,a far credere alle donne che il loro destino é quello di fare la moglie e la mamma. Fortunatamente essere mogli o madri non é una cosa “naturale” ma solo una scelta che qualcuno fa e qualcuno no.
Io una donna lo sono, l’età per fare le scelte di cui parlava Simo ce l’ho. O dobbiamo essere noi stesse donne ad auto-considerarci delle poverette incapaci di decidere ed in balia delle pressioni del momento? molto bello, davvero. Cos’é il gusto di darsi mazzate sui denti da soli?
Sicuramente esistono persone deboli e meno dotate di autonomia. Ma eventualmente migliorano solo se le si considera persone LIBERE. Non animaletti da addestrare secondo il modello che fa meno comodo agli industriali del latte in polvere e più comodo invece all’Oms. E poi tanto come modello agli industriali produttori di bambole (che vorrei proprio sapere cos’hanno di ECOLOGICO questi industriali) fa comodo lo stesso, così si cambia solo il padrone da ingrassare!!!!!
July 27th, 2009 at 11:12 am
@Simo &ale:
sul sessimo di certi giochi posso anche essere d’accordo, ma quando affermi che le donne adulte “hanno l’età per scegliere liberamente, consapevolmente e senza condizionamenti” se allattare, far figli eccetera… mi dispiace ma ti sbagli.
L’allattamento è pregno di condizionamenti: sociali, culturali, psicologici, per non parlare della pressione indiretta di chi produce latte artificiale.
Ci sono fiumi e fiumi di inchiostro su questo argomento.
Se ti interessa qualche lettura in merito fammi sapere. Non parlo di libri di qualche invasata talebana della tetta che ha allattato i suoi otto figli fino alla maggiore età, parlo di pubblicazioni dell’OMS, dell’UNICEF, dell’Unione Europea, del Ministero della Salute.
July 27th, 2009 at 9:19 am
non ci sono parole, infatti.
forse meglio i gesti. Tipo due dita in gola solo a pensare a un “gioco” simile.
siamo nel 2008 e qualcuno ha ancora tanta voglia di ritornare al medioevo, di inculcare a delle bimbe che il loro destino é di fattrici-riproduttrici dell’umanità. Che pena.
Di allattamento, cercando ove possibile di incoraggiare quello naturale certamente migliore si parla con DONNE ADULTE. Che hanno l’età per scegliere liberamente, consapevolmente e senza condizionamenti se hanno voglia o non hanno voglia di fare l’esperienza della maternità. e possibilmente (anzi, direi NECESSARIAMENTE se ne parla anche con uomini.) Evitando di riservare i giocattoli alle femmine (voglio proprio vedere una mamma che compra una canottiera con la quarta di reggiseno finta ad un maschietto)portando avanti il messaggio sbagliatissimo che i figli sono affare delle mamme e basta(fra l’altro mamme molto eventuali a quell’età)
July 27th, 2009 at 9:06 am
ci sarebbe molto da dire. ma a volte le parole non sono adeguate.
July 26th, 2009 at 6:34 pm
Hai ragione, hai ragione. Niente di terribile, proprio niente.
Vabbé, saluto eh..con tutta la buona volontà é proprio impossibile una benché minima discussione con qualcuno che non trova bestialmente squallido, di cattivo gusto ed anche volgare un attrezzo fatto di tette di silicone da mettere in mano a bambine. Una roba da sequestrare dal commercio.
Povere bambine! “insegnare l’allattamento naturale”…nemmeno si parlasse di scimmiette da addestramento..alle loro “funzioni biologiche”..poi.
no comment.
July 25th, 2009 at 11:15 pm
…che c’è di terribile nell’insegnare l’allattamento naturale alle bambine… in effetti non ci avrei mai pensato ma dal momento che c’è il bambolotto che piange tossisce chiama mamma (io l’avevo) fa pipì, è naturale anche giocare alla mamma.
A proposito ho visto questa iniziativa e vi ho pensato soprattutto ecomamma e Sara ma di certo già lo sapevate…
http://www.prenatal.it/allattamento_2007/intro_progetto.asp
July 25th, 2009 at 9:22 am
Scusa omonima
…”perché”… é una domanda quasi imbarazzante…
July 24th, 2009 at 10:51 pm
Perchè?
July 24th, 2009 at 8:57 pm
questa roba é semplicemente terribile