Lo studio delle componenti del latte materno è una sorta di pozzo senza fine. Lo si analizza per conoscerlo meglio e
per capirne i vari benefici e lo si studia per tentare di replicarlo artificialmente e ottenere la “formula perfetta”.
Ma a quanto pare l’impresa è improba e ogni tanto salta fuori qualcosa di nuovo che rende questo alimento sempre più affascinante e la sua composizione sempre più difficile da ottenere in un laboratorio.
Stavolta si parla di una proteina, la PSTI (inibitrice della secrezione della tripsina pancreatica), di cui da tempo si sapeva che veniva prodotta anche dalla ghiandola mammaria durante l’allattamento, ma di cui si ignorava la funzione. Gli studiosi dell’Università Queen Mary di Londra hanno risolto l’arcano. La psti si trova normalmente nel pancreas, dove esercita una funzione protettiva dell’organo nei confronti degli enzimi digestivi che esso stesso produce. In pratica, è una delle sostanze che impediscono che il pancreas digerisca se stesso. I ricercatori inglesi avevano ipotizzato che la proteina svolgesse una funzione simile sull’intero tubo digerente del neonato. Per dimostrarlo hanno esaminato cellule dell’intestino producendo in laboratorio dei danni di vario genere. La Psti si è dimostrata efficientissima nell’indurre nelle cellule danneggiate processi di autoriparazione, facendo in modo che le costituissero una sorta di “cerotto” sulle aree intaccate e limitando il danno nelle cellule colpite. Il dato interessante è che la Psti è presente sempre nel latte materno, ma la sua concentrazione è sette volte più elevata nel colostro, ossia nel latte prodotto a partire dalle primissime ore dopo il parto. Le prime ore di vita del neonato e i giorni che seguono sono, infatti, quelli più delicati per l’adattamento degli organi del piccolo alla vita extrauterina. In questo lasso di tempo le cellule dell’intestino sono sottoposte all’aggressione dell’ambiente e l’assunzione di Psti diventa cruciale per proteggere le delicatissime mucose digerenti del neonato e prepararle al futuro impatto con gli alimenti e le bevande.
Ancora una volta, quindi, si dimostra il perfetto bilanciamento delle componenti del latte materno nelle varie fasi dello sviluppo neonatale e infantile e, in particolare, l’importanza di offrire il seno al bambino nei primissimi minuti dopo il parto, senza sottovalutare il ruolo del colostro non solo dal punto di vista alimentare, ma anche per tutte le sue proprietà immunitarie e protettive nei confronti di un corpicino che ha ancora tutto da imparare riguardo ai meccanismi di sopravvivenza all’esterno dell’ambiente protetto dell’utero materno.


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