Chiamo in causa un altro recente studio scientifico per dimostrare una teoria che, ai miei occhi e a quelli di molti altri genitori, può sembrare un’ovvietà.
Il pianto prolungato fa male al bambino.
Fino a qui tutto normale. E’ abbastanza evidente che lasciare che un neonato si sgoli a forza di strillare o teorizzare che lo sfinimento sia un buon metodo per far imparare a un bambino ad addormentarsi siano metodi dalla dubbia efficacia. La cosa importante, però, è che non solo questo tipo di idee possono generare problemi a breve termine nella salute del bambino, ma possono essere uno dei fattori che determinano problemi nello sviluppo cognitivo, motorio e cerebrale a lungo termine.
Un gruppo di ricercatori norvegesi e statunitensi ha effettuato uno studio durato cinque anni (il riassunto si può leggere qui )
su un campione di 561 donne gravide e sui rispettivi figli, seguendone le tappe dello sviluppo fino all’età scolare.
Il pianto dei bambini è stato valutato ed è stato differenziato il pianto dovuto esclusivamente alle coliche tipiche dei primissimi mesi di vita e quello, invece, dovuto ad altre cause, ma non calmato in tempi brevi.
I risultati sono stati piuttosto eclatanti.
I bambini che hanno vissuto nei primi mesi di vita prolungati episodi di pianto non dovuti a semplici coliche hanno dimostrato nei test successivi di aver sviluppato in modo sensibilmente inferiore le proprie capacità verbali, motorie e cognitive in generale rispetto al resto dei bambini.
In particolare, a 5 anni di età, la valutazione del Quoziente Intellettivo risulta di diversi punti inferiore nei bambini che hanno pianto in modo prolungato nei primi mesi di vita, rispetto agli altri e anche rispetto a quanti avevano sofferto di episodi di pianto prolungato ma dovuto esclusivamente alle coliche neonatali.
Conclusioni (cito e traduco): "un pianto eccessivo e senza controllo che persista oltre i 3 mesi di età nei bambini che non presentano altri segni di danno neurologico possono essere considerati un fattore di rischio per deficit cognitivi durante l’infanzia. Questo tipo di bambini necessita di maggiori attenzioni e di essere seguito con maggiore intensità".